mercoledì, febbraio 10, 2010

Tagliati finanziamenti Fse alle Provincie: trattenuto un ulteriore 10%

La premessa
La Legge regionale n° 2 del 18 gennaio 1996 ha come oggetto la delega alle Province delle funzioni amministrative relative alle attività formative cofinanziate dall’Unione Europea. Questa legge prevede l’assegnazione alle Province del 75% delle risorse provenienti dal Fondo Sociale Europeo e una quota pari al 25% trattenuta dalla Regione che provvede a gestirla direttamente. La Regione utilizza questo provento per l’attuazione di progetti di elevata specializzazione o direttamente incidenti nella programmazione regionale generale o di settore, ovvero coinvolgenti aree comprese nel territorio di più province, o ancora per progetti derivanti dall’attuazione di accordi con le parti sociali o da protocolli d’intesa con Enti a carattere nazionale.

Il fatto nuovo
Quanto esposto nella premessa è stato cambiato. La Regione Marche, con Legge regionale n° 31 del 22 dicembre 2009 (legge finanziaria regionale 2010), ha modificato a proprio vantaggio le percentuali di distribuzione dei fondi penalizzando così le Province. Infatti la quota di finanziamento comunitario a titolarità regionale è stata portata al 35% delle risorse, comprimendo di conseguenza la parte economica provinciale al 65% per l’attuazione delle politiche del lavoro e della formazione, accentrando maggiormente la gestione delle risorse FSE a favore della Regione stessa.

La conseguenza
Spiega l’Assessore Blarasin: dal punto di vista strettamente formale, sottrarre risorse economiche alle Province significa far venir meno il principio del decentramento amministrativo richiamato dall’art. 5 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica deve operare il più ampio decentramento possibile. Dal punto di vista pratico, soprattutto in questo momento reso difficile dalla crisi economica che ha duramente colpito il mondo del lavoro, la sottrazione di una parte consistente del contributo vuol dire penalizzare i terri-tori che vedranno ridotti gli interventi finalizzati a sostenere lo sviluppo e a contrastare la disoccupazione. E’ una decurtazione che nulla ha di logico, in quanto ogni Provincia conosce le difficoltà e le emergenze del territorio di competenza e può agire in modo mirato per dare risoluzione positiva alle stesse.

lunedì, febbraio 08, 2010

Gli artigiani CNA sono interessati a realizzare aggregazioni d’impresa

La CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato, ha presentato ad oltre 100 imprenditori artigiani , venerdì 5 febbraio presso l’Hotel Grassetti di Corridonia, la proposta per favorire gli accordi per costituire reti d’impresa .
All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale all’industria e all’artigianato Fabio Badiali e l’assessore provinciale alla formazione professionale Andrea Blarasin.

I relatori sono stati il prof. Gian Luca Gregori, preside della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche , e il consulente d’impresa dott. Giovanni Ciafrè.

Sono state presentate le risultanze di un lavoro fatto su 98 imprese artigiane e della pmi . interessate al nostro progetto Reti d’impresa – interviene Maurizio Tritarelli presidente provinciale della CNA di Macerata- che abbiamo proposto alla categoria e che coglie nel segno l’esigenza di una profonda innovazione nel modo di fare impresa.

L’obbiettivo è quello di creare le condizioni per un’impresa aperta, intelligente,attenta ad utilizzare tutte le informazioni, la formazione, disponibile al confronto, al dialogo e soprattutto disponibile a sviluppare forme di aggregazione e di collaborazione con altre imprese per realizzare sinergie comuni allo scopo di realizzare economie di scala, recupero di efficienza, dinamicità, nuove forme di presenza sui mercati, Un percorso che pur difficile, in quanto sarà necessario superare un modo di pensare tradizionalmente individualistico, può essere percorso con l’ausilio dei nuovi contratti di rete d’impresa e con l’assistenza della CNA.

giovedì, febbraio 04, 2010

Tolentino: prima edizione della Scuola di Formazione Politica

Il Circolo Politico Culturale Luigi Sturzo di Tolentino ed il Circolo Montolmo di Corridonia, in collaborazione con la Fondazione Magna Carta, sono lieti di presentare la prima edizione della Scuola di Formazione Politica che si svolgerà da febbraio a giugno (per un totale di 12 lezioni) nelle location di Corridonia e Tolentino.La Scuola di Formazione Politica sarà inaugurata dal Senatore Filippo SALTAMARTINI in occasione dell’incontro “La cittadinanza sociale nel pensiero di Don Luigi Sturzo e dei cattolici liberali” che si svolgerà sabato 6 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso la Sala Nerpiti del palazzo Sangallo di Tolentino.
All’incontro interverrano altresì Francesco VALLI, presidente della Fondazione Magna Carta, Giulio ARGALIA, presidente della Fondazione Magna Carta Marche, Consuelo ZAMPONI, presidente del Circolo Politico Culturale Luigi Sturzo di Tolentino, Lucia QUINTABA', presidente del Circolo Montolmo di Corridonia, Alessandro MASSI e Riccardo GARBUGLIA responsabili della Scuola di Formazione Politica.
“La conoscenza determina il tuo futuro”, è questo il motto ed il significato intrinseco che gli organizzatori vogliono diffondere. Non una Scuola partitica, bensì una Scuola di politica intesa come “strumento per regolare gli ingranaggi della macchina sociale”, quindi di interessarsi dei problemi della gente, delle necessità delle comunità e del territorio. Un’iniziativa rivolta a tutti quei cittadini, giovani e meno giovani, che hanno voglia di comprendere ed approfondire la coscienza sociale, di individuarne i problemi, crearsi delle opinioni, discuterne con chi ne ha diverse e dare vita a iniziative per risolverli.
Da febbraio a giugno si parlerà quindi delle risorse umane e dei servizi comunali (Dott. Francesco MASSI), dell’assetto regionale dello stato (Prof. DI COSIMO), delle linee guida del bilancio degli enti locali (Dott. Aldo SALCICCIA - Dott. Gilberto CHIODI), della formazione, europa, provincia (Dott. Andrea BLARASIN), delle linee guida di una finanziaria (Sen. Mario BALDASSARRI), del credito e finanza (Dott. Paolo PICCARDONI), della protezione e prevenzione del territorio (Dott. Guido BERTOLASO), del saper comunicare in politica (Dott. Pietro DE LEO), della tutela della famiglia (On. Luisa SANTOLINI), del workfare e del welfare (On. Giuliano CAZZOLA), della politica estera (On. Gianni DE MICHELIS) ed infine delle politiche giovanili con il Ministro Giorgia MELONI.

Microcredito, un progetto dal successo preannunciato

Senza dubbio avrà un notevo successo, dati i presupposti, il Progetto Microcredito Etico Sociale pomosso dalla Provincia di Macerata in collaborazione con le BCC del territorio. "Il Microcredito è uno strumento finanziario nuovo - spiega l'Assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Andrea Blarasin - pensato per le necessità del nostro tempo, per rispondere a circostanze in cui una disponibilità finanziaria immediata aiuta a superare una situazione critica. Questo progetto è una risposta per bisogni caratterizzata da: straordinarietà, il fabbisogno finanziario del richiedente dovrà essere temporaneo, inaspettato e non affrontabile con la propria disponibilità economica; essenzialità, cioè dovrà essere legato ad un bisogno primario del soggetto; sostenibilità, il soggetto dovrà avere una qualche fonte reddituale che gli consenta di restituire il prestito; progettualità, la richiesta di microcredito dovrà essere legata ad un investimento finalizzato al miglioramento della propria condizione di vita".
A disposizione del progetto, la Provincia ha inserito ben 100.000 euro, mentre i piccoli prestiti garantiti prevedono un tetto massimo di 3.000 euro da restituire entro 36 mesi secondo le effettive capacità reddituali del debitore. Per tutti i dettagli, basta rivolgersi alle filiali locali delle varie BCC di Matelica, Castelraimondo, San Severino, Camerino, oppure presso le sedi Caritas della Diocesi di Fabriano - Matelica (presso la Vicaria di Matelica in via Parrocchia, 3 - referente Remo Tavolini; 333-7790573) e della Diocesi di Camerino - San Severino (in via Roma, 2 a Camerino, tel. 0737-630283).

tratto da "Geronimo" del 04/02/2010

mercoledì, gennaio 27, 2010

Provincia in campo a sostegno delle imprese

Macerata - Presentati ieri dall’amministrazione provinciale due bandi per il sostegno al lavoro. “Si tratta di misure tampone, che certamente non risolvono il problema della precarietà del lavoro e della perdita dei posti di lavoro in questo periodo di incertezza nel quale stanno anche chiudendosi molte casse integrazione”, ha spiegato il presidente Franco Capponi, “ma sono misure che certamente aiutano le imprese del territorio a mantenere e ad incrementare i posti di lavoro”, ha aggiunto l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Andrea Blarasin.
Gli avvisi pubblici riguardano infatti l’erogazione di contributi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici e per favorire le nuove assunzioni. Si tratta di un impegno di spesa dell’ente di circa 330 mila euro, ripartito in modo che, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per prevenire fenomeni di precarietà e di discontinuità lavorativa, siano stanziati 188 mila euro, mentre per lo sviluppo di percorsi di integrazione e per il re-inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati vengono stanziati 140 mila euro, al fine di incentivare assunzioni a tempo determinato o indeterminato part-time e full-time. “In un momento certamente non facile per l’economia, misure come queste possono dare respiro alle imprese del nostro territorio che per un certo periodo di tempo possono usufruire di un benefit pubblico per mantenere il lavoratore al suo posto di lavoro, o per assumere nuovo personale da inserire nella struttura produttiva”, ha detto il presidente Capponi, sottolineando tuttavia il ritardo delle linee guida giunte dalla regione Marche sulle misure a sostegno del mercato del lavoro, che avevano bisogn di un’urgenza particolare. Regione Marche che secondo Capponi si appropria di misure non sue, “in quanto questi fondi provengono sempre da Roma o dai fondi europei”, poi sta all’ente territoriale gestirli, per sostenere l’economia del territorio.
A questo proposito, prosegue il presidente della provincia di Macerata, “va dato atto alla Provincia di Macerata di aver risparmiato un milione di euro da destinare a misure a sostegno del lavoro, perché non sempre la Cassa integrazione si risolve in modo facile e felice”.
La stessa esperienza di sostegno al mercato del lavoro è stata fatta già nel 2009 con ottimi risultati, ha affermato l’assessore Andrea Blarasin, mettendo in luce come dai settantasette tirocini attivati grazie al fondo provinciale, quarantuno si siano trasformati in assunzioni.
I bandi sono disponibili al sito internet della provincia http://www.provincia.mc.it/ e www.lavoro.mc.it/

tratto da "Corriere Adriatico" del 26/01/2010

sabato, gennaio 16, 2010

Dimar: nessuna crisi per un'azienda che non licenzia ma assume

Una scultura monumentale in marmo e cristallo, opera di Sandro Piermarini, si erge davanti allo stabilimento della Dimar (Distribuzione ittica marchigiana), azienda di Corridonia più nota come “Sapore di mare”: è evidente che qui non c’è solo commercio ma anche cultura.
La Dimar è stata fondata nel 1992 grazie a una intuizione di Giorgio Longhi, che si avvale della fattiva collaborazione di tre soci, Andreina Mucci, Massimo Mucci e Giovanni Cuoghi. Ognuno dei quattro soci ha una sua competenza e in azienda segue il proprio settore; attualmente hanno 90 dipendenti, 65 punti vendita sparsi in tutta Italia, tra negozi di proprietà e affiliati, e il giro di affari ruota intorno ai 50 milioni di euro l’anno.
“Sapore di mare” commercia il pesce surgelato, prodotto che arriva in azienda da tutto il mondo: l’80% è importato (la gran parte viene congelata a bordo dei pescherecci) e il resto è prodotto nazionale (merluzzetti, panocchie e busbane) che viene direttamente lavorato in ditta.
Fa da guida all’Assessore Andrea Blarasin la responsabile delle risorse umane Cristina Traini che spiega: “Il 50% del prodotto viene venduto direttamente tramite i nostri punti vendita, un altro 50% è destinato ai rivenditori all’ingrosso mentre un quantitativo minimo è destinato alla piccola distribuzione”.
Nello stabilimento il magazzino occupa uno spazio importante: è in pratica un congelatore di dimensioni spropositate, dove la temperatura è -20° e i pesci vengono collocati in interminabili scaffalature; va da sé che il personale addetto indossa un abbigliamento polare. In questo settore merceologico si può pensare che l’innovazione sia una cosa relativa, da ridurre alla presentazione di diverse tipologie ittiche ma alla Dimar non è così, infatti un logo anticipa la novità della Dimar: “Dorati di mare”.
“Stiamo sperimentando in due città del nord – afferma Cristina Traini – a Orzinuovi, in provincia di Brescia, e a Vicenza, delle friggitorie molto particolari. La cottura avviene all’istante e il cibo si può asportare o può essere consumato sul posto durante una pausa-lavoro o con tutta la famiglia. Il test sta dando ottimi risultati”. Alcune specialità? Lenticchia con il pesce, gnocchi alla cambusa e polpo all’isolana!
In altri termini la Dimar è una realtà imprenditoriale del territorio maceratese che sta passando indenne la crisi, non ha effettuato licenziamenti anzi ha operato diverse assunzioni.
Durante la sua visita l’Assessore Blarasin ha potuto anche constatare l’efficienza delle cinque persone disabili assunte, come siano perfettamente integrate nell’ambiente lavorativo e, soprattutto, come svolgano al meglio i compiti loro affidati che, spesso, sono anche di responsabilità. Un altro esempio di come l’etica inserita nel lavoro porti un valore aggiunto alla crescita sociale.

Fernando Pallocchini

Soverchia Marmi: l'Assessore Blarasin visita un'azienda a gestione familiare giunta alla terza generazione

E’ un segno d’arte quello che accoglie l’Assessore Andrea Blarasin: una moto ricavata da un blocco unico di marmo e lavorata con il laser, un insieme di forme dal marcato dinamismo futurista.
E’ il simbolo di un’azienda in movimento nata nel 1945 da una idea di “nonno Giovanni” che, stanco di fare il trasportatore in Africa, torna a casa e con il gruzzoletto risparmiato rileva un’azienda di manufatti in cemento. “La ditta è progredita fino a ora – racconta un altro Giovanni Soverchia – e, sempre a gestione familiare, siamo giunti alla terza generazione”.
Oggi in azienda ci sono 40 addetti, la crisi non ha portato licenziamenti né cassa integrazione, causando solo la mancanza di straordinari e regalando ai dipendenti ferie tranquille: una ditta solida. All’aperto sono depositati impressionanti blocchi di marmo provenienti da ogni parte del mondo: Brasile, India, Sud Africa. Il marmo, oltre 300 tipi, lo importano direttamente e sono anche esclusivisti della produzione di una cava del Montenegro dalla quale si estrae il “maljat”, un bel prodotto di cui è stata registrato anche il nome.
“Operiamo costanti investimenti – precisa Giovanni – acquistiamo nuovi macchinari che ci permettono nuove lavorazioni con cui ampliamo l’offerta dei nostri prodotti alla clientela”. La “Soverchia Marmi” è l’unica ditta al mondo a realizzare pannelli in onice decorati a intarsio con una retroilluminazione autoportante dall’effetto spettacolare.
La produzione di questa azienda sanseverinate, che vede nell’intarsio il suo punto forte, viene assorbita sia dal mercato nazionale che da quello estero, in particolare da Asia ed Africa con i semilavorati e da Giappone e Israele che preferiscono i lavori finiti.


L’Assessore Andrea Blarasin, durante la visita a questa impresa che è stata insignita del “Premio Etico”, ha chiesto notizie delle persone disabili che lavorano in azienda. “Siamo davvero soddisfatti – ha spiegato Giovanni Soverchia – sia per come si sono integrate presso di noi che per l’efficienza dimostrata: una signora è alla reception e un ragazzo è un ottimo ragioniere nel reparto commerciale”.
Blarasin domanda anche del Ciof. “Il rapporto con il Centro per l’Impiego di Tolentino – non ha esitazioni Giovanni nel rispondere – è buono e collaborativo”. Illustrando il nuovo bando emanato dalla Provincia a sostegno delle aziende e finalizzato a nuove assunzioni, l’Assessore stimola l’interesse dell’imprenditore: un segno positivo a testimonianza che la strada intrapresa dall’Amministrazione provinciale, guidata dal Presidente Franco Capponi, è quella giusta per dare nuovi stimoli al mondo del lavoro.

venerdì, gennaio 15, 2010

Validation of Prior Learning: dall'Olanda una innovazione nel mondo del lavoro

Recentemente l’Unione Europea ha deciso di fare della conoscenza la base della competitività dei territori membri. Oggi le trasformazioni del mercato del lavoro e l’occupazione poco stabile e in costante mutamento, rendono ormai obbligatorie per gli individui la dimostrazione delle competenze acquisite e la loro “capitalizzazione”.
Il valore del singolo individuo deve interagire con il ruolo dell’impresa. Per questo è importante, finalizzato all’integrazione dei due sistemi, un modello di validazione che valorizzi le competenze individuali.

Cos’è il VPL
Il VPL (Validation of Prior Learning) è un processo che analizza, valuta, valida e assicura il riconoscimento delle competenze del lavoratore nell’azienda in funzione delle sue reali competenze.
Il sistema ha lo scopo di migliorare il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze comunque e ovunque acquisite, vale a dire l’intero capitale umano. Il risultato è una certificazione che, in Olanda, permette ai lavoratori di ottenere titoli fino al diploma con validità nazionale.
Il modello, nato in Olanda, costituisce uno strumento di promozione globale della persona e, visto che è collegato all’azienda, è contestualmente uno strumento di sviluppo aziendale. Esso è costruito sui principi europei per l’apprendimento non formale e informale e in coerenza con il quadro europeo per le qualificazioni.

Chi lo gestisce
L’Olanda è il paese europeo che ha avvertito l’esigenza di valorizzare le competenze trasformando, già nei primi anni ‘90, i propri sistemi educativi e formativi verso l’apprendimento permanente, arrivando a includere nell’ambito della validazione gli apprendimenti non formali e informali. Successivamente il Governo centrale ha lasciato la gestione del sistema di validazione a strutture decentrate di ricerca e sperimentazione, con un ruolo attivo delle parti sociali, e sostenuto l’implementazione diretta del sistema all’interno delle organizzazioni del lavoro.

Gli effetti
L’azione ha portato gli effetti sperati. Già nel 2002 si stimavano circa 6.000 persone inserite in procedure di validazione all’interno di 500 organizzazioni. Attualmente il modello di VPL, in costante evoluzione e crescita, è largamente utilizzato da aziende pubbliche e private, oltre che da associazioni, verso categorie svantaggiate, quali i lavoratori disabili.
In Olanda la procedura di VPL è a sistema; permette quindi agli individui di ottenere una certificazione delle competenze che può corrispondere formalmente a un diploma valido a livello nazionale. Inoltre la legge obbliga le aziende che licenziano a validare le competenze dei lavoratori.

Come funziona il modello VPL
L’operatore che applica la procedura del modello, propone un percorso che si realizza all’interno dell’azienda e si basa sulla sua realtà specifica. Nell’azienda l’operatore osserva e analizza l’organizzazione dell’azienda stessa, ne fa un’analisi e formula il profilo, gli aspetti chiave, le relative competenze e, per ognuna di queste, gli indicatori: questi rappresentano il metro di valutazione delle competenze dei lavoratori. Successivamente, la stessa analisi viene rivolta ai lavoratori a cui è richiesta la compilazione di un portfolio che riporti tutte le esperienze del soggetto (educativo-formative, professionali, hobby) per le quali viene richiesto di documentare le competenze acquisite. Tali competenze dichiarate dal lavoratore vengono poi valutate rispetto agli indicatori definiti in precedenza. Questa valutazione mette in luce tutte le competenze che la persona possiede, spesso sconosciute all’azienda e allo stesso lavoratore. Le competenze del lavoratore rispondenti agli indicatori saranno quindi validabili. Per quelle che non soddisfano tali indicatori, il lavoratore potrà accedere a percorsi formativi progettati appositamente e la formazione, se svolta in azienda, riduce i periodi di assenza del personale. La validazione delle competenze acquisite è spendibile, quindi, all’interno dell’azienda ma anche come scambio verso l’esterno.
In sintesi, azienda e lavoratore vengono guidati in un percorso che mira alla consapevolezza del proprio potenziale (riferito al lavoratore) e dei propri bisogni (riferiti all’azienda), alla rielaborazione dell’approccio e alla successiva definizione degli obiettivi di sviluppo.

Quattro figure chiave

Per la realizzazione pratica del modello VPL si prevede il coinvolgimento di quattro figure professionali: un supervisore, che deve avere conoscenze pregresse, è la figura principale in quanto gestisce tutte le fasi della procedura; un tutor dei lavoratori, che è un dipendente dell’azienda e assiste i lavoratori nella stesura delle competenze, e due assessor, uno interno all’azienda e uno esterno, con lo scopo di garantire l’obiettività nella valutazione delle competenze tenendo in conto sia la prospettiva dell’azienda che una realtà più generale di inserimento.

Due soggetti centrali
Il modello VPL è reale e concreto, in grado di produrre effetti economici, integrando nei fatti sistema produttivo, mercato del lavoro e formazione. Il modello centra la propria attenzione sull’individuo e sul suo processo di apprendimento, dimostrando che si apprende da ogni ambito di vita e come gli apprendimenti stessi possano essere impiegati per la crescita professionale e personale. A questo viene affiancato il ruolo dell’impresa quale soggetto di sviluppo economico e sociale dei territori che mira all’investimento ottimale delle risorse.

Sperimentazione a Macerata
La sperimentazione del modello VPL, sull’esempio dell’esperienza olandese, è stata condotta in provincia di Macerata nell’ambito del progetto Equal “Investing in People” da parte della Provincia con diversi partner territoriali.
Il modello, ricordando che può essere sviluppato su qualsiasi tipo di azienda, lavoratori, associazioni, ha preso in considerazione due target di lavoratori, quelli più a rischio di espulsione dal mercato del lavoro, gli over 45 e le persone disabili e che in genere hanno più difficoltà a valutare pienamente le competenze possedute e le proprie potenzialità.
La sperimentazione del modello operata dalla Provincia ha portato apprezzamenti a livello nazionale ed europeo. Riconoscere le competenze potrebbe portare in futuro a gestire meglio anche i lavoratori immigrati: sapere cosa sanno fare permet-te di inserirli meglio nel paese ospitante ma anche di gestire meglio il ritorno al paese d’origine facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Tre giovani imprenditrici: un bell'esempio di coraggio e capacità

Nella foto Giorgia, Cristina e Monica, tre giovani ragazze che non hanno esitato ad affrontare il lavoro in modo autonomo senza ingrossare le file del collocamento. attendere un lavoro che scenda dall’alto e questa loro scelta nel tempo si è rivelata quella giusta: l’iniziativa paga. Tanto che la loro attività, l’asilo nido “Bimbo mania” a Sforzacosta, si è trasferito nei locali più ampi di via Tano in modo da poter soddisfare le crescenti richieste e offrire un servizio migliore.
Oggi possono accogliere fino a 23 bimbi da 0 a 3 anni, sono aiutate da due assistenti e insieme si prendono cura dei piccoli ospiti, cucinando per loro, svolgendo attività ludiche ed educative e, all’occorrenza, mettendoli a nanna.

Politiche giovanili: intervista all'Assessore Andrea Blarasin

Quale futuro per i giovani?
“La formazione dei giovani è una delle principali criticità – esordisce l’Assessore Andrea Blarasin – i giovani entrano troppo tardi nel mondo del lavoro e con conoscenze poco spendibili, per cui ne restano ai margini per mansioni e stipendi. Il loro futuro occupazionale dipende dall’integrazione tra i percorsi d’istruzione e di formazione da rinnovare e il mercato del lavoro”.

Per agire in tale direzione quali sono i percorsi da intraprendere?
“Credo sia necessario facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, evitando i tempi lunghi che alimentano una allarmante disoccupazione intellettuale di lunga durata. E’ necessario un potenziamento dell’alternanza scuola/lavoro, dei servizi di orientamento nelle scuole, università, Ciof e privati, le borse lavoro e i tirocini, verificandone opportunamente l’effettività e la valenza formativa oltre alle garanzie o opportunità occupazionali finali”.

Come colmare il gap tra scuola e mondo del lavoro che richiede tecnici di valenza superiore?
“Occorre rilanciare l’istruzione tecnico professionale – risponde l’Assessore – colmando la lacuna di tecnici e professionali intermedi e superiori: è una opportunità sia per i giovani che per le imprese. La ripresa non può prescindere dalla rinascita del manifatturiero e del made in italy storicamente collegati agli istituti tecnici.

Dal punto di vista operativo quali sono le azioni da avviare?
“Oltre alla riforma degli Istituti tecnici e professionali – continua Blarasin – e a una adeguata attività di informazione e orientamento, sarà essenziale il lavoro su Its, Ifts e su corsi di formazione e aggiornamento nelle professioni tecniche svolti nei luoghi di lavoro e in ambiente lavorativo”.

Ci sono altri settori strategici per la formazione?
“In questa fase è particolarmente strategico il settore sanitario con la grande partita della riqualificazione degli Oss ma è anche importante la sicurezza sul posto di lavoro, che non si affronta alla radice senza una continua attività di formazione e informazione. Altre figure vanno individuate ascoltando gli attori del territorio e svolgendo serie e professionali ricerche sui fabbisogni formativi e occupazionali che indirizzino la programmazione”.

Quali interventi necessitano per le fasce sociali più deboli?
“Si avverte il bisogno – tiene a precisare l’Assessore Andrea Blarasin – di porre maggiore attenzione, anche attraverso la realizzazione di interventi specifici e mirati, verso quelle categorie particolarmente deboli come le donne, per ridurre le disparità di genere, gli immigrati, per favorire il processo di integrazione sociale, gli svantaggiati in generale per consentire loro il raggiungimento di titoli e, nel contempo, il miglioramento delle loro competenze attraverso azioni formative anche personalizzate”.

Per l’attuale periodo di crisi le nuove tecnologie sono di aiuto?
“Certamente le nuove tecnologie applicate alla formazione potranno dare un valido contributo, con la creazione, il potenziamento e l’utilizzo di Fad e tecnologie e-learning. Una crisi senza precedenti presuppone risposte senza precedenti, non basate sulla gestione dell’ordinario con strumenti ordinari, c’è bisogno di risposte straordinarie e di un impiego di risorse, non solo economiche ma soprattutto dell’ingegno e della creatività, che devono avere carattere di straordinarietà”.

giovedì, gennaio 14, 2010

Formazione: il capitale su cui investire


di Nazzarena Luchetti

La formazione e l’istruzione, oltre a costituire elementi di innovazione per competere nel mercato, rappresentano una grande forza economica.
L’espressione “capitale” per molti indica un conto bancario, azioni, beni materiali; la formazione è un patrimonio intangibile, capitale umano che si costituisce tramite la famiglia, l’ambiente sociale, l’istruzione, le esperienze di lavoro.
Nel periodo della rivoluzione industriale e nei primi anni del capitalismo, nell’era delle catene di montaggio fino all’era del boom tecnologico degli anni ‘60, sembravano di gran lunga più importanti le macchine e le materie prime. Poi il boom demografico, il benessere economico, l’aumento della scolarizzazione ha portato come conseguenza una maggiore valutazione delle risorse umane. Ma, pur essendosi sviluppato in Europa prima che altrove, lo sviluppo economico moderno ha investito sul capitale umano con un forte ritardo, cosa che invece non è accaduta negli Stati Uniti dove l’investimento sulle capacità umane è stato determinante per la crescita economica del paese.
Nei paesi europei c’è sempre un approccio più elitario di quello americano nei confronti della formazione. Ciò è più grave in Italia perché non sfrutta le grandi potenzialità tipiche della sua economia e società. Il nostro è un paese fatto di piccole medie imprese, privo di materie prime o di grandi fonti di energia, deve quindi il suo sviluppo e la sua crescita produttiva all’ingegno di tanti.
L’Italia è il paese creativo per eccellenza, a volte però manca la cultura per gestire le idee, per trasformare un progetto in un asset economico. Prendiamo l’esempio di uno stato come l’India, che è diventata una potenza economica in campo mondiale soprattutto perché ha saputo investire sulle capacità e sulla formazione, anche se di pochi (la maggior parte degli abitanti vive ancora in povertà e nell’analfabetizzazione).
Oggi il mercato del lavoro è cambiato e sarà sempre più caratterizzato dalla ricerca di competenze, professionalità e specializzazioni, ricerca della persona ideale per ricoprire un determinato incarico, nella valutazione della sua effettiva capacità. E la formazione farà la differenza. E’ un valore da far proprio e da accrescere nell’arco della vita, per questo si parla di apprendimento continuo.
Occorre entrare in una ottica che il lavoratore cambierà più volte professione nel corso della sua esistenza. Certo, non è un’esperienza facile ricominciare e rimettersi in gioco ma bisogna vedere sotto un’altra luce queste esperienza. Senza nulla togliere al disagio portato dal dover ricominciare, il senso va cercato sul fatto che svolgere una nuova professione porta a sviluppare risorse interiori che a volte neanche si sa di avere. In fondo c’è sempre da imparare e dai momenti di crisi si esce anche acquisendo cose nuove, anche se spesso non corrispondono alla nostra vocazione.
Pensare alla formazione tenendo conto di due valori, la persona e il lavoro, vuol dire realizzare un’offerta formativa finalizzata all’occupabilità del singolo che può contare su un bagaglio di competenze con cui accedere al mercato del lavoro e restarvi, adattandosi ai continui cambiamenti sulla base di rinnovate conoscenze, abilità, competenze che portino anche a una maturazione sempre più articolata e profonda della personalità di ciascuno.
Ciò permette anche di giocare d’anticipo sulla domanda e offerta di professionalità secondo il principio di sussidiarietà che unisce Governo, Province, parti sociali per ancorare la formazione ai bisogni dei diversi territori. A tale scopo non serve creare nuove strutture quanto valorizzare e potenziare quelle esistenti puntando su un sistema integrato di servizi che vanno dal finanziamento dei piani formativi fino all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una formazione sempre più aperta grazie alla rete digitale che permette la creazione e condivisione di risorse didattiche a livello globale. Si suppone che entro il 2010 la riqualificazione interesserà il 13% della popolazione adulta (25-64 anni), una media comunque bassa; secondo l’Unione Europea sono ancora poche le persone ad avvalersi di attività formative.
In una economia basata sempre più sulla conoscenza, l’apprendimento continuo è fondamentale ai processi di cambiamento e di sviluppo anche perchè la formazione ha come obiettivo ultimo lo sviluppo e il benessere sociale.

domenica, gennaio 10, 2010

Lavoro e disabilità: dati di un decennio

Sono 2.034 le persone disabili che hanno trovato lavoro nel decennio 2000-2009 in provincia di Macerata, favorite in questo dalle procedure di collocamento mirato svolte dai Ciof di Macerata, Civitanova Marche e Tolentino che, così, hanno assolto la loro funzione di “mediatore” tra lavoratori e aziende.
Per il 68% di costoro, pari a 1.325 persone, si è trattato di assunzione a tempo indeterminato; una percentuale che varia nei tre comprensori, maggiore (76%) in quello civitanovese rispetto a Tolentino (60%) e a Macerata (58%).
L’impiego di persone disabili è prevalente nelle tipologie di lavoro manuale rispetto a quello intellettuale. Infatti su 1.325 assunzioni ben 926 hanno riguardato mansioni operaie e 399 incarichi impiegatizi.
Per quanto concerne le patologie delle persone disabili occupate, in 1.125 casi si è trattato di lavoratori affetti da disabilità fisica e in 200 casi disabilità psichica.
Nei Centri per l’ impiego – puntualizza l’Assessore al lavoro Andrea Blarasin – il collocamento mirato realizza l’incrocio domanda- offerta di lavoro con le aziende del territorio, tenendo conto sia delle esigenze aziendali che delle capacità lavorative della persona disabile, come dire la persona giusta al posto giusto”. L’intento è quello di promuovere percorsi formativi e progetti in conformità ai nuovi indirizzi in materia di welfare, favorendo un autentico lavoro di rete con i servizi pubblici e privati, il tutto finalizzato ad accrescere l’autonomia e la professionalità della persona disabile.

lunedì, gennaio 04, 2010

Convegno in Provincia su disabilità e lavoro. Blarasin: “Puntiamo sull’integrazione”

Macerata “Lavoro e Disabilità”, è stato questo il tema del convegno che si è tenuto a Piediripa, presso la sala convegni della Provincia. A dieci anni dalla legge 68/99, istituzioni e imprese si sono incontrate per discuterne: non più una legge vista come un’obbligo ma come un’opportunità. Le persone disabili non devono essere considerate inabili al lavoro, ma soggetti con capacità lavorative differenti, in grado di fornire il loro apporto al mercato del lavoro.
“La legge, abbandonata l’impostazione assistenzialista delle norme precedenti – ha commentato l’assessore provinciale Andrea Blarasin – ha gettato le basi per una politica attiva che lega occupazione e formazione con modalità negoziali poste in essere tra disabili, imprese e sistema di servizi. Tale legge pone un obbligo di assunzione delle persone con disabilità, disoccupate e regolarmente iscritte nelle liste di collocamento obbligatorio, alle aziende pubbliche e private”.Anche la Provincia di Macerata rientra in quest’obbligo per un numero di 8 unità e ha assolto il compito seguendo le modalità indicate dalla legge per gli enti pubblici e secondo un preciso ordine di priorità. Blarasin, sottolineando l’importanza di una cultura di integrazione, ha specificato in sintesi le tappe più significative che hanno caratterizzato il lavoro della Provincia sull’inserimento della persona disabile nel mondo del lavoro.

tratto da "Corriere Adriatico" del 04/01/2010

martedì, dicembre 22, 2009

Il Presidente della Provincia ha incontrato le forze produttive e sociali per dare vita al "Comitato provinciale sviluppo economico"

Primo incontro ufficiale del presidente della Provincia, Franco Capponi, con le forze economiche e sociali del territorio. Si è svolto nella sala consiliare della Provincia con la partecipazione dei rappresentanti della Confindustria, delle associazioni dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura, delle organizzazioni sindacali e della cooperazione, nonché della Camera di Commercio.
Per la Provincia erano presenti anche gli assessori Blarasin e Giorgi con i dirigenti dei settori Attività produttive, Lavoro, Formazione professionale. “E’ questo l’avvio di un tavolo di confronto – ha detto Capponi nell’introdurre i lavori – che l’Amministrazione provinciale intende tenere aperto per dialogare su singoli obiettivi, ma anche e soprattutto portare avanti nel quinquennio una strategia di sviluppo condivisa su area vasta e recuperare una visione unitaria del territorio”.
Il primo passo sarà la costituzione del Comitato provinciale per lo sviluppo economico, così come previsto nel documento programmatico 2009-2014 delle nuova Amministrazione, approvato il primo dicembre scorso dal Consiglio provinciale.
L’iniziativa assunta dal presidente della Provincia è stata accolta con favore da tutti gli intervenuti ed ognuno, parlando a nome delle rispettive organizzazioni, ha assicurato un apporto costruttivo al confronto. Entrando nel merito dei temi di maggiore attualità, il dibattito si è concentrato su fattori contingenti, a partire dalla crisi economica in atto ed i risvolti sul territorio maceratese. L’assessore al Lavoro, Andrea Blarasin ha ricordato le varie azioni messe in atto dalla Provincia, sia a favore della imprese, sia dei lavoratori e, riferendo di un progetto di riorganizzazione dei Centri per l’impiego al fine di potenziare la loro funzione centrale, cioè quella dell’incrocio tra domanda ed offerta di lavoro, ha lamentato il “fermo” in Regione di due bandi che la Provincia di Macerata, per prima nella Marche, ha presentato nei mesi scorsi: uno per agevolazioni finanziarie alle imprese che creano nuovi posti di lavoro ed uno per la stabilizzazione dei rapporti di lavori precari. Il presidente Capponi, nel chiedere alle organizzazioni sindacali e di categoria che fanno parte dei vari organismi regionali preposti di appoggiare in quelle sedi i due bandi della Provincia ha sottolineato pure, in senso negativo, la riduzione da parte della Regione dei trasferimenti alla Provincia (circa 10% in meno) dei finanziamenti derivanti dal Fondo sociale europeo.

tratto dal sito di "Cronache maceratesi" il 22/12/2009

giovedì, dicembre 17, 2009

Fileni: dal 2010 nuove assunzioni

L’Assessore alla Formazione professionale e alle Politiche del lavoro, Andrea Blarasin ha iniziato a visitare le aziende del territorio che, meno di altre, stanno risentendo della crisi economica in atto, per comprendere quali siano le motivazioni del successo, naturalmente per promuovere gl’incentivi recentemente messi in campo dalla Provincia riguardanti la formazione del personale in tema di sicurezza sul lavoro e, non meno importanti, quelli economici rivolti alle imprese finalizzati alla stabilizzazione del personale precario.
Il primo invito è giunto dalla Fileni. Secondo quanto emerso dal franco colloquio avuto con Roberta Fileni, con il responsabile del personale Rossano Martarelli e con quello del marketing Giacomo Marinelli, il successo è dovuto a una serie di fattori che si possono sintetizzare in una sola parola: innovazione.
Una innovazione a 360 gradi che ha riguardato la corretta interpretazione delle esigenze del mercato rivolto alla ricerca di prodotti certificati sani e genuini. E anche una certa intuizione mista a coraggio che ha indirizzato la commercializzazione dei prodotti a marchio Fileni verso la grande distribuzione.

Il periodo dominato dall’aviaria, da crisi nera per molte aziende, per la Fileni è stato il momento di applicare nuovamente la propria filosofia commerciale determinando, anziché difficoltà, un ulteriore balzo in avanti.
Decisamente non male iniziare con un allevamento di 50 galline nel cortile di casa, vendute porta a porta nel circondario, per giungere a 42 milioni di polli l’anno cresciuti in 282 allevamenti riforniti di mangime da 18 autotreni al giorno, con il prodotto finale distribuito in tutt’Italia e in alcuni paesi europei.
“Un indice importante – sottolinea l’Assessore Blarasin – sono i 1650 dipendenti, tra cui i 600 presi in carico da un’azienda in crisi acquisita da Fileni per i quali gradualmente è rientrata la cassa integrazione, che terminerà prima della fine dell’anno in corso per gli ultimi 100 addetti.
Poi, come ha garantito Roberta Fileni, dal 2010 ricominceranno le assunzioni. A fronte di questa situazione ci sono, purtroppo, anche imprese in difficoltà per le quali la Provincia ha, sempre e comunque, un occhio molto attento”.

Collaborazione con l’Università Politecnica
Fileni sta conducendo una esperienza con l’Università Politecnica il cui obiettivo è creare un rapporto basato su studio e innovazione per soddisfare il consumatore.
E’ stato realizzato un nuovo format espositivo posizionato nei negozi Gabrielli e in quelli di un altro importante gruppo vicentino per ottenere, dal confronto dei dati, una esperienza allargata.
Le prime impressioni sono decisamente positive e lasciano ben sperare per un nuovo incremento delle vendite e, quindi, dell’attività produttiva.

Il valore etico dell'impresa


di Nazzarena Luchetti

La questione etica è diventata rilevante negli ultimi anni a causa della crescente globalizzazione e della deregolamentazione dell’economia. La crisi economica mondiale inoltre ha ribadito l’importanza dell’etica nel lavoro come valore dell’agire responsabile.
Alle aziende non si chiede di stare sul mercato facendo solo profitti ma di rispondere a un ruolo con maggiori implicazioni sociali attraverso comportamenti etici. L’impresa non è soltanto macchine, risorse materiali, strutture ma, soprattutto, uomini, donne, qualità personali, iniziativa, coraggio.
Freud diceva che l’amore e il lavoro fanno grande l’uomo; il lavoro visto quindi come espressione della creatività e del valore umano. Etica e profitto sono in disaccordo? Benessere economico e bene comune coincidono?
Spesso l’etica è usata come parola noiosa, che comporta inutili responsabilità ma la sua negazione porta a scelte irresponsabili, da parte di persone impegnate solo ad aumentare le proprie ricchezze personali. Vendere prodotti alimentari scaduti alle persone più bisognose spacciando il gesto per solidarietà, sostenere una qualità di prodotto che non c’è, immettere sostanze inquinanti nell’ambiente… tutto è permesso: l’importante è il profitto a ogni costo.
Bisogna entrare in una ottica dove etica, equità e rispetto non siano contrapposti a guadagno e successo, occorre considerare lo sviluppo sostenibile come una scelta strategica, un investimento che genera valore anche se a lungo termine. Essere etici non è un costo da sopportare ma un investimento durevole.
D’altronde la domanda e il comportamento del consumatore stanno cambiando, quindi bisogna rivolgere maggiore attenzione ai prodotti di qualità, che provengono da un ciclo produttivo e distributivo rispettoso dell’ambiente e dei diritti fondamentali della persona. Anche per questo è importante parlare di Responsabilità Sociale delle Imprese, per la quale esistono anche normative (facoltative) di riferimento (esempio la SA 8000, norma europea).
L’azienda deve assumere un comportamento socialmente responsabile ed etico, attraverso una serie di strategie e decisioni che riflettono un codice pianificato dall’organizzazione stessa dell’impresa. L’osservanza di queste norme costituisce non solo il rispetto formale della legge ma riconosce valore a tutti gli stakeholder (portatori di interesse dell’impresa: fornitori, clienti…) e non solo agli share holder (azionisti e proprietari).
Come favorire una cultura etica nelle aziende? Investendo nella formazione, rivolta a imprenditori, manager e dipendenti, che riguardi gli aspetti qualificanti ed etici di una profes-sione, promuovendo incentivi fiscali ad aziende eticamente impegnate; favorendo premi e riconoscimenti alle imprese che rispettano l’ambiente, la sicurezza e formazione dei lavoratori, tenendo presente che il sapere rinvia non solo a fare bene ma anche a fare il bene, perché guida gli uomini all’azione. La reputazione delle aziende si baserà sempre più su questi fattori.
L’industriale americano Buffet diceva che ci vogliono vent’anni per costruirsi una reputazione e solo cinque minuti per perderla. Cultura, passione, etica sono elementi importanti per produrre meglio e con rinnovate condizioni d’animo. Condividere gli obiettivi con i dipendenti genera più motivazione quindi migliora la performance dei lavoratori generando maggior profitto. Un ambiente con condizioni di lavoro ottimali aiuta a gestire meglio anche problemi sociali come licenziamenti e cassa integrazione. Regole fondate sull’onestà, sulla trasparenza, sulla fiducia, sulla sana concorrenza costituiscono indicatori di agire etico e conducono all’attivazione di pratiche basate sul rispetto diritti umani.
Il mondo è governato da molte variabili che non possiamo controllare ma vogliamo comunque sperare che onestà e correttezza, a lungo andare, paghino. Sempre.

mercoledì, dicembre 16, 2009

Campagna adesioni PDL

Orientamento e cooperazione internazionale, al via un corso di formazione per i giovani

ANCHE nel 2010 la Provincia di Macerata attiverà, tramite il Centro Impiego Orientamento e Formazione di Tolentino, con gli stanziamenti e le procedure del Fondo sociale europeo, un corso di formazione di 100 ore per l'orientamento e la cooperazione internazionale riservato ai giovani laureati nell'ottica della valorizzazione delle risorse umane, della promozione della transnazionalità e dello sviluppo di attività rivolte all'inclusione sociale. Il corso, unitamente all'erogazione di borse di studio per uno stage estivo di tre settimane in un paese in via di sviluppo, è previsto dal nuovo protocollo d'intesa sottoscritto dalla Provincia di Macerata con l'Associazione onlus "Lumbe Lumbe", promotrice dell'attività, attualmente impegnata in alcuni progetti umanitari e di sostegno all'economia locale in Angola. Il protocollo, sottoscritto dall'assessore provinciale alla formazione professionale, Andrea Blarasin e dal presidente dell'associazione, Italo Governatori, hanno aderito, come nella precedente edizione, anche le Comunità Montane di San Ginesio e di San Severino rappresentate dai rispettivi commissari, Giampiero Feliciotti e Gianluca Chiappa.

LA PRESENTAZIONE
della nuova edizione del progetto e la sottoscrizione del Protocollo 2010 hanno auto luogo a Penna San Giovanni, in occasione di un incontro al teatro "Flora". In presenza di un numeroso pubblico sono stati presentati i risultati e le testimonianze delle attività di cooperazione realizzate nel 2008 e 2009 e consegnati, dalla Responsabile del Centro Claudia Pasimeni e dal coordinatore del corso prof. Claudio Magrini, gli attestati ai 14 giovani laureati che hanno frequentato e superato il corso di formazione svoltosi quest'anno.

Tratto da "Il Resto del Carlino" del 16/12/2009

venerdì, dicembre 11, 2009

LumbeLumbe e solidarietà: Blarasin firma nuovo protocollo

L'11 dicembre, presso il teatro Flora di Penna S. Giovanni, è stato firmato il protocollo per la edizione 2010 del corso postuniversitario, di Orientamento alla Solidarietà, proposto da LumbeLumbe alla Provincia di Macerata. L'Assessore Andrea Blarasin ha sottolineato l'importanza del progetto. Emozionanti e dense di contenuti le testimonianze dei giovani, del corso edizione 2009, sull'esperienza fatta in Angola ed in Etiopia.

Politica della formazione: intervista all'Assessore Andrea Blarasin


di Fernando Pallocchini

La crisi sta avendo pesanti conseguenze sul sistema industriale delle Marche e di riflesso sull’occupazione.
Fortunatamente nella provincia di Macerata il numero complessivo di chi cerca lavoro è stabile, anche se cambia in maniera netta la distribuzione tra uomini e donne; infatti nel corso del 2008 si è ridotta la quota femminile mentre è salita quella maschile.
Il dato grave che emerge è l’aumento delle ore di cassa integrazione e dei licenziamenti, con il ricorso all’indennità di mobilità e di disoccupazione.. Anche per questi motivi la programmazione degli interventi in materia di formazione deve tener conto del quadro economico-finanziario.

Ci sono risorse economiche per la Formazione?
“Sì, pur in un contesto generale sempre più povero di fondi pubblici, il settore della formazione, sostenuto dalle risorse europee, non manca di fondi ma questi vanno usati bene, in maniera utile, mirata ed efficace. Per risolvere il problema della attendibilità dei fabbisogni formativi occorre mettere in campo strumenti di controllo sull’operato dei soggetti che hanno il compito di analizzare i fabbisogni stessi, confrontando analisi svolte a più livelli: Regionale, Provinciale, della Cciaa, con, infine, una comparazione reale con le imprese”.

A chi deve essere utile la formazione?
“Una domanda che tocca un problema. E’ diffusamente assente l’opportunità di percorsi di continuo apprendimento a causa delle caratteristiche autoreterenziali dell’offerta formativa e della insufficiente valorizzazione dell’impresa quale luogo più idoneo all’aggiornamento delle competenze. Deve essere sempre più evidente e controllato che la formazione va effettuata per le esigenze dei beneficiari e non per logiche legate alla specializzazione e ad esigenze degli Enti formativi: formazione non fatta per gli Enti formativi ma per creare professionalità”.

Cosa c’è da cambiare? Perché?
Il tradizionale sistema di formazione consolidato in provincia va cambiato e rinnovato, affinché migliori l’effettiva capacità di incremento delle competenze, l’utilità per il territorio e l’impresa, l’efficacia, il rapporto tra spesa e resa. Il sistema di istruzione e formazione deve adattarsi ai bisogni individuali e ai fabbisogni formativi e occupazionali espressi dal territorio, e rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro. E’ necessario pensare a specifici piani di ricollocazione mirati per dipendenti che godono degli ammortizzatori sociali, progetti mirati di incrocio domanda/offerta a occupazione garantita (progetti pilota nei Ciof) per un nuovo approccio pro-attivo al mercato del lavoro e non più di attesa”.

Quale ruolo per la Provincia?
“E’ bene partire da un presupposto, e cioè che oggi flessibilità non deve significare precarietà. Il lavoro va creato e cercato anche inventando nuove frontiere e nuove strategie per incentivare oltre che la creazione di ditte, società e cooperative, anche momenti di cooperazione non solo tra aziende, tra aziende ed Enti pubblici, ma anche tra lavoratori e disoccupati e tra disoccupati che possano mettersi insieme e pensare insieme alla creazione di opportunità di lavoro, anche innovativo e fuori dai soliti schemi prefissati. La Provincia deve, oltre che finanziare il possibile e quello che merita di essere finanziato, anche incentivare questi momenti di correlazione sperimentando interventi nuovi e alternativi”.

Quali sono, infine, le linee politiche di sviluppo?
“Si possono indicare tre linee di sviluppo (in conformità con gli indirizzi europei e nazionali).
Nella prima il lavoro deve essere considerato come parte essenziale di tutto il percorso educativo rivolto alla persona.
Nella seconda l’impresa e l’ambiente produttivo sono da considerare il contesto più idoneo per lo sviluppo della professionalità.
Nella terza la certificazione formale (attestato) deve interessare la reale verifica di conoscenze competenze ed esperienze, a prescindere da corsi, ore e materie frequentate. Piuttosto che concentrarsi sui fattori burocratici dei percorsi formativi (durata, procedure..) l’attenzione deve essere diretta alle conoscenze, competenze e abilità acquisite che si è in grado di dimostrare”.

giovedì, dicembre 10, 2009

Piano provinciale: abbiamo fatto, stiamo facendo, faremo

Iniziata una serie d’incontri
E’ in avanzata fase di preparazione il Piano provinciale per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro per il 2010.
E’ stata predisposta una scheda di massima del Piano esaminata dall’Assessore Andrea Blarasin insieme con i dirigenti dei settori, Simone Ciattaglia e Mauro Giustozzi, i responsabili dei servizi e i direttori dei Ciof.
Nei giorni 25, 26 e 27 novembre l’Assessore ha tenuto incontri di concertazione con le parti sociali sia sindacali che datoriali, con i dirigenti degli Enti locali, con le Università e gli Enti formativi e, in linea di massima, i commenti sono stati positivi.

Principi guida del Fse
Con la programmazione 2007-2013 il Fse si riconferma come lo strumento che sostiene le politiche e le priorità tese a conseguire la piena occupazione, a migliorare la qualità e la produttività del lavoro, a promuovere l’integrazione sociale, la coesione e la valorizzazione delle risorse umane.
Le priorità d’intervento, quindi, sono: adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori; miglioramento dell’accesso all’occupazione, inserimento sostenibile nel mercato del lavoro; inclusione sociale delle persone svantaggiate e lotta alla discriminazione nel mondo del lavoro; potenziare il capitale umano; partenariati e patti per la promozione delle riforme.

Finalità
L’obiettivo è di garantire, sul fronte delle risorse umane, interventi per incrementare la capacità di competere del sistema produttivo e di aumentare il tasso di attività.
Tutti gl’interventi saranno programmati in stretto accordo con le diverse espressioni organizzate della società, per verificare esigenze, aspettative, proposte che, compatibilmente con le possibili linee di attività potranno risultare essere rispondenti alle necessità di crescita del territorio.

Cosa ha fatto e sta facendo la Provincia
Il settore Formazione ha avviato numerose attività, molte delle quali ancora in esecuzione; tra i maggiori interventi troviamo: borse di studio; corsi multimisura per la realizzazione e il finanziamento di attività formative; progetti integrati a sostegno della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro; sostegno alla creazione di nuove imprese; aiuti alle imprese relativamente all’innovazione tecnologica e organizzativa; il Progetto Ulisse; corsi per assistenti familiari; corsi per riqualificazione Oss; corsi di lingua e cultura italiana per extracomunitari.

Attuale disponibilità economica
Le risorse del Fse 2007/2013 assegnate dalla Regione Marche alla Provincia di Macerata per il 2010 sono pari a € 4.019.006,50.
Tenuto conto dei fondi assegnati nelle precedenti annualità, e già impegnate per l’attuazione delle attività in essere, risultano ancora disponibili circa 9milioni di euro.

Cosa farà la Provincia
Riorganizzazione dei Ciof
Il principale obiettivo dell’Amministrazione provinciale, nell’ambito delle Politiche attive del lavoro è la riorganizzazione dei Ciof, attraverso l’attuazione d’interventi e iniziative per migliorare sia l’efficacia che l’efficienza dei risultati perseguiti dai Centri per l’occupazione.

Interventi formativi
Tra i maggiori interventi formativi che s’intendono realizzare sono da citare i corsi multimisura, il sostegno alla creazione d’impresa, i voucher aziendali e formativi, le azioni e gli interventi per la formazione.

Borse lavoro
Oltre a questo, visto l’impatto socio-economico e l’efficacia rivelata, l’Amministrazione ha intenzione di reinvestire in quello strumento operativo che sono le borse lavoro per diplomati e laureati.

Fiera del lavoro
La Provincia di Macerata intende organizzare una “Fiera del Lavoro” con l’obiettivo di sperimentare un modello di rete capace di collegare orientamento, formazione e lavoro con la finalità di migliorare l’accesso al mercato del lavoro.

Ammortizzatori sociali
Ultimo, ma non ultimo per importanza, è il capitolo dedicato agli accantonamenti per gli ammortizzatori sociali previsti dalla Commissione Europea. Lo Stato, le Regioni e le Province autonome hanno stipulato un accordo-quadro per tutelare attivamente l’occupazione, passando attraverso l’attuazione d’interventi di politica attiva del lavoro e di sostegno al reddito incentrati sugli individui. Per fare questo andranno integrate risorse nazionali e comunitarie, in particolare riferite al Fse. L’assegnazione delle risorse del Piano Operativo Regionale alla Provincia di Macerata è stato quantificato in 13milioni di euro.

Oltre la crisi:prospettive economiche e politiche per progettare un nuovo sviluppo imprenditoriale

sabato, dicembre 05, 2009

Un aiuto alle famiglie in difficoltà

Un aiuto concreto per tante famiglie che attraversano uno stato di difficoltà temporaneo. Con questo scopo la Provincia, in collaborazione con le banche di Credito Cooperativo del territorio, ha attivato il progetto del microcredito sociale: un fondo di 100mila euro per garantire piccoli prestiti fino ad un massimo di 3mila euro da restituire in 36 mesi. Il progetto è rivolto alle famiglie della nostra provincia, anche di diversa nazionalità se in regola con i permessi di soggiorno, e potrà essere utilizzato per affrontare situazioni di emergenza come spese sanitarie, scolastiche, attivazione di utenze o altri eventi straordinari. Per far si che il progetto possa rispondere realmente ai bisogni del territorio, la Provincia ha coinvolto anche gli Ambiti territoriali sociali e le Caritas delle diocesi.
"Vogliamo unire le forze del territorio - ha spiegato l'assessore provinciale Andrea Blarasin - per raggiungere obiettivi comuni, soprattutto in un momento difficile come questo. Non si tratta di un progetto fine a se stesso, ma che s'inserisce in una serie di iniziative volte a dare respiro a situazioni di instabilità".
"Non è un provvedimento tardivo - ha concluso il presidente Franco Capponi - ma che arriva in un periodo ancora piuttosto difficile, perchè la ripresa sarà ancora lunga".

tratto da "Il Resto del Carlino" del 05/12/2009

mercoledì, dicembre 02, 2009

La "Piazza dei mestieri": come contrastare la dispersione scolastica

Il problema della dispersione scolastica è il sintomo di una emergenza educativa. La “Piazza dei mestieri” è una struttura torinese, in cui, accanto ai tradizionali percorsi strutturati della formazione professionale, è presente una serie di percorsi flessibili per combattere la dispersione scolastica e sociale. Le cause principali dell’abbandono scolastico dipendono dalle caratteristiche dell’individuo, da fattori legati alla famiglia (famiglie numerose, disagiate, con poco tempo da dedicare ai figli). Studi della Regione Piemonte su questo fenomeno fanno emergere problematiche sociali e il disagio che si nascondono nelle realtà urbane. Lo scopo è di assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di esperienze spendibili nel mercato del lavoro attraverso momenti di formazione on the job, mediante una rete solida e strutturata sul territorio per agevolare la cooperazione tra scuola, famiglia e istituzioni. Chi si “perde” va aiutato a riscoprire dignità e qualità attraverso azioni integrate e personalizzate. Tale modello si potrebbe adottare anche nelle Marche, in base alla realtà locale e al contesto istituzionale, sociale e imprenditoriale, per una migliore offerta formativa pur nella diversità delle leggi regionali.

Convegno nazionale a Trieste: la Provincia di Macerata portata a esempio per l'efficienza dell'Eurodesk


Si è svolta a Trieste la prima riunione nazionale degli operatori delle Reti ufficiali di informazione e orientamento dell’Unione Europea presenti in Italia.
Le reti Eurodesk, Europe Direct, Euroguidance, CDE (Centri di Documentazione Europea) hanno i giovani (e chi opera con i giovani) come target prioritario e sono considerate fondamentali per attuare la “Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione” che si prefigge, attraverso la formazione e il sostegno all’innovazione e alla ricerca, di costruire una economia europea basata su una conoscenza più competitiva e dinamica del mondo.
Per essere efficace, l’informazione deve essere vicina e sintonizzata alle realtà locali, accompagnata da un servizio di orientamento che, attraverso la comprensione delle esigenze individuali, sia di effettivo supporto allo sviluppo formativo-professionale della persona, in particolare dei più giovani.
Per far conoscere le esperienze esistenti agli operatori del settore, nell’ambito del convegno triestino è stato chiesto all’ufficio Eurodesk della Provincia di Macerata, attivo presso il Centro per l’Impiego di Civitanova Marche, di presentare le proprie attività in quanto miglior esempio in Italia di organizzazione e convergenza, presso la stessa struttura, delle competenze delle varie reti europee che si occupano d’informazione e di orientamento per i cittadini.
Le attività del Centro Eurodesk della Provincia di Macerata sono state illustrate alla presenza della Vicepresidente del Parlamento Europeo Diane Wallis, del Ministro per le Politiche Comunitarie e del Ministro della Gioventù Giorgia Meloni, a una platea di oltre 400 operatori delle reti ufficiali della Unione Europea presenti in Italia.
Il Centro Eurodesk, che è anche centro Euroguidance, Eures e Europe Direct della Provincia di Macerata, è attualmente l’unico in Italia in grado di orientare e dare risposte a 360 gradi su vivere, lavorare e formarsi in Europa e su tutte le opportunità dei programmi comunitari: dallo svolgimento di tirocini e stage presso le Istituzioni Europee e le Organizzazioni internazionali, al servizio di scambi giovanili e di volontariato europeo; dalle certificazioni internazionali di conoscenza linguistica al riconoscimento in Europa delle qualifiche e dei titoli di studio, per la promozione di una cittadinanza europea attiva. Sono stati oltre 220 i giovani della provincia che vi si sono rivolti, le notizie più interessanti sulle opportunità vengono diffuse quotidianamente attraverso due siti internet della Provincia di Macerata e, nell’ambito delle attività di promozione dell’Europa per i cittadini, il Centro Eurodesk della Provincia ha partecipato a manifestazioni di orientamento rivolte ai giovani e organizzato, con la collaborazione dell’Ufficio Comunicazione del Dipartimento Politiche Comunitarie, due apprezzate mostre fotografiche a Macerata e Civitanova Marche. Notevole anche l’impegno verso il mondo scolastico, con oltre 200 studenti coinvolti in programmi formativi mirati per gli istituti scolastici di istruzione superiore.

lunedì, novembre 30, 2009

Dal Governo aiuti alle aziende

“Niente per i precari, niente per le imprese”, lamentava a vanvera 48 ore fa il buon Bersani. Se si fosse informato sulle prossime scadenze dell’attività di governo avrebbe evitato una brutta figura. Quanto ai precari che hanno perso il lavoro è in arrivo il raddoppio dell’assegno una tantum, mentre per il sostegno alle piccole e medie imprese decolla il fondo da tre miliardi fortissimamente voluto da Tremonti.
Il fondo salvaimprese sarà misto pubblico-privato: Unicredit, Monte dei Paschi, Intesa San Paolo con la Cassa depositi e prestiti e l’adesione dell’Abi e di Confindustria. Al ministero dell’economia, nella cui sede si è tenuto il summit decisivo, il ruolo di coordinamento. Il fondo di private equity è finalizzato alla patrimonializzazione delle aziende che abbiano un fatturato da 10 a 100 milioni di euro (sono circa 15mila) e avrà una durata di 10-15 anni. E’ rivolto alle imprese con potenzialità di crescita, che siano interessate a far entrare nel capitale, in posizione di minoranza, questo particolare investitore istituzionale.
A partire da questa settimana è prevista una rapida accelerazione di tutte le adempienze (a partire dalla definizione del vertice) per arrivare alla fase realizzativa che vedrà un momento di presentazione alla stampa entro Natale.
Nel fine settimana Palazzo Chigi ha anche dato il via libera a un’altra importante normativa che riguarda le piccole e medie imprese, adottando la direttiva europea che va sotto il nome di “small business act”. Oltre a strumenti già esistenti, nelle quindici pagine del provvedimento vi sono importanti novità come l’apertura per le piccole imprese alle commesse bandite dai comuni con meno di 5mila abitanti oppure la proposta di rendere più conveniente il subappalto. Commenta Confindustria: “Finalmente si legittima il ruolo sociale della piccola industria”.
Quanto alla precarietà, la risposta ai vaneggiamenti del parolaio Bersani stanno ancora una volta nei fatti. Il raddoppio da 2mila a 4mila euro della cifra massima destinata ai precari che abbiano perso il lavoro è stabilita da uno degli emendamenti del governo alla Finanziaria, inserito nel pacchetto welfare del ministro Sacconi.
L’attenzione del governo al tema della disoccupazione è confermata peraltro dalla proroga a tutto il 2010 della cassa integrazione in deroga e di tutti gli ammortizzatori sociali introdotti quest’anno, con estensione del trattamento ai settori o agli ambiti non coperti.
I buoni risultati della strategia anti-crisi del governo, infine, sono stati confermati dall’analisi mensile congiunturale del centro studi di Confindustria.
Dopo il rimbalzo estivo della produzione industriale (+4%), la crescita di ottobre (+1,6%) e di novembre (stimata in +1%), le aspettative sono per l’ulteriore consolidamento della ripresa per questo trimestre e per i due successivi del 2010.

Da "Il Mattinale" - Contributo del Coordinamento Nazionale Pdl - A cura dell'On. Paolo Bonaiuti

venerdì, novembre 27, 2009

Blarasin visita le imprese che hanno vinto la crisi

L'assessore alle Politiche del lavoro della Provincia Andrea Blarasin, su invito della ditta Fileni, ha iniziato a visitare le aziende del territorio che, meno di altre, stanno risentendo della crisi economica. Visite che hanno lo scopo di comprendere le motivazioni del successo di queste imprese, ma anche di promuovere gli incentivi messi in campo dalla Provincia e riguardanti la formazione del personale in tema di sicurezza sul lavoro e di stabilizzazione del personale precario. "Un indice importante - ha detto Blarasin dopo l'incontro con Roberta Fileni - sono i 1650 dipendenti, tra cui i 600 presi in carico da un'azienda in crisi acquisita dalla Fileni, per i quali è rientrata la cassa integrazione, che terminerà prima della fine dell'anno."

tratto da "Il Resto del Carlino" del 27/11/2009

mercoledì, novembre 25, 2009

Le prime lauree del corso per infermieri

Qualche lacrima e tanta commozione alla consegna delle pergamene ai primi 37 studenti che hanno concluso il Corso di laurea infermeristica iniziato tre anni fa. «A fine marzo 2006 — ricorda Piero Ciccarelli, direttore di zona — abbiamo avviato questo polo didattico assieme alla Facoltà di medicina dell’università Politecnica delle Marche. A ottobre sono iniziate le lezioni e oggi si festeggiano con le famiglie i primi laureati. Gli studenti sono della nostra provincia». Un lungo applauso ha accompagnato la consegna dei diplomi a Fabio Angeloro, Matteo Ballini, Marzia Bartolacci, Paolo Bartolini, Emanuela Bartomucci, Andrea Branchesi, Alessia Carciofi, Camilla Castellani, Caterina Ciabocco, Maria Giulia Concetti, Giancarlo Di Carlo, Barbara Di Caro, Maria Ludovica Falzetta, Maria Lida Veneranda Fedele, Laura Frassini, Alice Illuminati, Angela La Torre, Francesca Romana Machella, Marco Mancini, Daniela Marinelli, Chiara Marziali, Selina Paolucci, Serena Petrini, Manina Pietrella, Massimo Pigliacampo, Maila Pinciaroli, Erika Poeta, Silvia Ruggeri, Chiara Sabbatini, Giuseppina Sacco, Alessia Schicchera Giulia Solazzi, Luca Tartarelli, Giuseppe Tempestilli, Martina Tullio Claudia Valentini e Paola Verdini.
«Sono oggi attivi — continua Ciccarelli — tre corsi: al primo anno ci sono 71 iscritti; al secondo 66 e a terzo 63». Soddisfatto anche il rettore Marco Pacetti. «Per noi — ha detto — è un momento di grande gioia per un percorso iniziato tre anni fa con convinzione». Alla cerimonia sono intervenuti anche il sindaco e l’assessore provinciale Andrea Blarasin.

tratto da "Il Resto del Carlino" del 25/11/2009

sabato, novembre 21, 2009

Il Muro e le nuove minacce. L'ex ministro Martino sul crollo del comunismo e terrorismo

NON DIMENTICARE le due importanti lezioni ereditate dal XX secolo: prendere sul serio le minacce dei fànatici e prepararsi per tempo ad affrontarle». Questo l’invito che Antonio Martino, già ministro degli Esteri e poi della Difesa, ha rivolto al termine della sua lectio magistralis tenuta nell’aula magna dell’Università di Macerata, dove si è svolto il secondo incontro di riflessioni sui valori di libertà e democrazia, nell’ambito degli eventi celebrativi della caduta del muro di Berlino organizzati dalla Provincia di Macerata. Accolto dai saluti del presidente del Consiglio provinciale, Umberto Marcucci, della professoressa Paola Olivelli, e del presidente della Provincia Franco Capponi, l’on. prof. Antonio Martino è stato introdotto da Serena Sileoni, curatrice del ciclo di convegni, come «l’unico paladino in Italia del puro liberalismo».
ATTUALMENTE presidente italiano dell’Unione interparlamentare, Martino ha parlato senza remore degli orrori del passato e dei timori del presente. Quanto ai primi egli ha ricordato che il crollo del muro «ha restituito al vecchio Continente la sua centralità, liberando il mondo intero da un terribile e apparentemente ineliminabile incubo». Si è poi chiesto, senza trovare risposta, «come un mito malevolo e malvagio avesse potuto fare presa su tanta gente che pure aveva di fronte l’evidenza indiscutibile delle sue nefaste conseguenze e dei suoi orrori», e come «i comunisti italiani avessero potuto circondarsi di un’aria di rispettabilità quando addirittura non pretendere di possedere una sorta di superiorità morale». «Non c’è stato comportamento — ha proseguito Martino — per quanto riprovevole dell’Unione Sovietica che non sia stato accolto come giustificato e necessario dalla maggioranza dei comunisti italiani. L’URSS per loro era intoccabile, immune da qualsiasi critica. Eppure — ha proseguito l’ex Ministero — non solo l’orrore umano, ma anche il fallimento economico del modello sovietico erano un dato oggettivo».
CITANDO il sarcasmo di Hayek, Martino ha affermato che «prima venne chiesto ai cittadini dell’Est di adottare il comunismo perché riusciva a garantire benessere meglio di qualsiasi altro sistema; non appena fu evidente che ciò non era vero, venne chiesto di diventare comunisti perché i beni di consumo non erano importanti!». Quanto ai timori del presente, Martino ha affermato che «col crollo del Muro si è passati dall’incubo della guerra al rischio del terrorismo» e ha poi insistito sulle debolezze dell’Occidente. Al termine della lectio, la Provincia ha donato a Martino un quadro dell’artista maceratese Silvio Natali in segno di gratitudine. L’opera di Natali si ispira proprio alla caduta dei regimi comunisti dell’est Europa e alla fine della cosiddetta guerra fredda.

Da "Il Resto del Carlino" del 23/11/2009

mercoledì, novembre 18, 2009

Flessibilità : il lavoro mobilita l'uomo


di Nazzarena Luchetti

In un mondo che cambia velocemente, il concetto di flessibilità diventa fondamentale per il rafforzamento del mercato del lavoro. Nella maggioranza dei casi, però, dal punto di vista dei lavoratori, questa equivale a un orizzonte senza prospettive, con mobilità, rischio e incertezza. Per cui, molti lavoratori considerano la flessibilità come un’infrazione all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, perché viene meno uno dei suoi aspetti più importanti, quello di un lavoro stabile.
L’articolo, oltre a contenere l’illegittimità del licenziamento senza giusta causa, afferma il diritto del lavoratore a una stabilità reale (diritto ad avere un orario di lavoro, una mansione in una sede di lavoro stabile…).
Sebbene, nel nostro Paese, il lavoro a tempo determinato, le prestazioni occasionali e le collaborazioni siano nella media europea, persiste un condizionamento culturale che ha portato alla mitizzazione del posto fisso: il lavoro a tempo indeterminato rimane, per molti lavoratori, il contratto privilegiato.
Che il posto fisso sia un valore, lo ha affermato ultimamente anche il Ministro Tremonti attirando la replica del presidente di Confindustria, Mercegaglia, che non ritiene possibile un ritorno al passato. Sicuramente c’è più bisogno di “entrate fisse” o perlomeno stabili, piuttosto che di un posto fisso. E’ comunque importante sviluppare una cultura positiva del concetto di flessibilità, che non vuol dire precarietà. Essere flessibili è sinonimo di autonomia, capacità di adattarsi alla domanda (ricoprendo anche mansioni lontane dal proprio tipo di formazione), di aumento delle competenze: non più il posto fisso per tutta la vita ma un cambiamento di occupazione e datori di lavoro. Purtroppo, però, non è garantito sempre lo stesso reddito. Ed è questo l’aspetto più condizionante: la mancanza di un reddito continuativo, con il quale pianificare la propria vita.
Il periodo che intercorre tra un impiego e l’altro dovrebbe essere coperto da supporti per garantire quella continuità di risorse di cui normalmente si necessita per vivere. Ciò che preoccupa, quindi, non è la flessibilità in sé ma la sua ingovernabilità, la capacità di costruire un sistema di regole certe e condivise, ma soprattutto rispettate.
Sarebbe auspicabile adottare il modello danese della Flexicurity, o flessisicurezza, anche se non è ancora chiaro il legame tra flessibilità e sicurezza, tutelando non il posto fisso ma la persona. Nella flexicurity convivono flessibilità del mercato del lavoro e un sistema di protezione sociale ben funzionante. Gli ammortizzatori sociali sono mirati a sostenere chi temporaneamente è rimasto senza reddito e se la flessibilità è necessaria anche alle imprese, perché permette loro di essere più competitive, non vanno comunque tollerate quelle aziende che considerano il lavoratore come un prodotto “usa e getta”. Perché rappresenti davvero una grande opportunità, la flessibilità va inserita in un contesto di correttezza, di garanzie e di formazione, con chiare responsabilità ripartite tra istituzioni, aziende e lavoratori.

domenica, novembre 15, 2009

Modello di ricerca: fabbisogni professionali e lavorativi

Le politiche nazionali del lavoro da anni vedono le Province in prima fila in quanto Enti che programmano strategie per l’occupazione in ambito locale.
L’analisi dei fabbisogni professionali e formativi costituisce un’attività importante per la Provincia di Macerata in quanto consente di rilevare, tenendo conto dell’andamento economico a livello nazionale, quali sono, a livello locale, gli scenari evolutivi del settore del lavoro. In questo quadro le Istituzioni locali (Università, centri di ricerca e per l’impiego, imprese) ricoprono un ruolo fondamentale per comprendere la realtà del nostro territorio.
L’obiettivo principale di questa ricerca è quello di rilevare le esigenze e le problematiche, la quantità, e la qualità, della domanda e dell’offerta di lavoro per poi adeguare tecnologie, organizzazione e formazione, alla flessibilità del mercato del lavoro territoriale permettendo migliori condizioni occupazionali.
Le soluzioni proposte rispondono a una serie di domande che caratterizzano il mercato del lavoro.
Di quali figure professionali c’è più bisogno? Quali sono le competenze professionali che occorre formare per ciascuna figura professionale? Quali sono le figure emergenti necessarie per rilanciare lo sviluppo del territorio? Dove si registrano le difficoltà maggiori nel reperire le figure professionali che servono? Cosa condiziona lo sviluppo del tessuto economico locale? Di quali servizi in outsourcing necessitano le piccole e medie imprese per rimanere competitive? Quali azioni servono per contribuire a un effcace ricambio generazionale? Come garantire una formazione sempre più di qualità e innovativa per migliorare le prestazioni del sistema socio-economico?
Il quadro complessivo che emerge dall’indagine mostra per la provincia di Macerata una situazione in evoluzione e trasformazione.
Tra i diversi dati che emergono si rileva un livello culturale mediamente alto, mentre l’offerta di lavoro si orienta su bassi livelli di qualificazione.
Facilitare l’incontro domanda-offerta vuol dire, dunque, permettere che l’offerta di lavoro si avvicini alle necessità “reali” e non “ideali” delle imprese; tale è la condizione per supportare lo sviluppo e la crescita socio-economica del territorio. Specializzazione, integrazione, rete, flessibilità, rappresentano quindi soluzioni strategiche. Per le imprese invece occorre maggiore capacità relazionale promuovendo l’innovazione, l’internazionalità e la comunicazione come requisiti fondamentali delle strategie gestionali. Comunicare è importante almeno quanto il saper fare. I risultati di questa indagine sono importanti anche per orientare le scelte dell’offerta formativa realizzata con il contributo del FSE.
Va rilevato, comunque, che la formazione non è mai un costo se ciò che produce ha un valore, cioè genera competenze dotate di un valore d’uso e di un valore di scambio sul mercato del lavoro. L’analisi dei fabbisogni parte infatti dal presupposto che l’evoluzione economica è strettamente legata alla formazione del capitale umano: non c’è crescita per un paese se non cresce il suo capitale umano e sociale.

martedì, novembre 10, 2009

Politica del lavoro: intervista all'Assessore Andrea Blarasin


di Fernando Pallocchini

Durante la sua permanenza in questo assessorato quali sono gli obiettivi che intende perseguire?
“Abbiamo molte priorità, importante è rafforzare lo strumento della concertazione e della partecipazione delle parti sociali per raggiungere soluzioni condivise negli indirizzi, nelle metodologie, e nelle priorità legate alla politica del lavoro.
In tale ottica la Commissione Provinciale del Lavoro va utilizzata come strumento principe per far incontrare tutti gli attori del mercato del lavoro, per decidere sulle programmazioni e non più solo come organo tecnico.”

Ha in mente un progetto per i Ciof?
“I Centri per l’Impiego vanno riordinati, il loro scopo più importante deve essere l’incrocio domanda-offerta e alcuni operatori sono da destinare al contatto diretto con le aziende del territorio, per stabilire un rapporto di concreta assistenza rispetto alle reali esigenze aziendali.”

Quindi non più il lavoratore inteso solo come un numero?
“Esatto. E’ la persona in cerca di lavoro che deve tornare in primo piano, con le sue peculiarità. Il disoccupato non più come facente parte di un elenco ma un lavoratore cui va indirizzata una attenzione individualizzata, con accompagnamento personale.”

In questi periodi di crisi, quale supporto per i lavoratori licenziati?
“Nelle linee guida per le politiche attive del lavoro e per la formazione professionale abbiamo previsto di supportare i lavoratori licenziati con l’adozione di concreti piani di ricollocazione in cui siano previsti incentivi economici alle imprese per la stabilizzazione del personale precario. I piani di ricollocazione intesi non più come un formale atto burocratico ma realmente attivati per consentire un percorso vero a coloro che utilizzano gli ammortizzatori sociali.”

Come dovrebbe cambiare il ruolo dell’impresa?
“L’impresa va valorizzata non solo come posto di lavoro necessario per portare a casa lo stipendio ma deve tornare a essere un luogo dove si realizzano i desideri personali, dove una comunità umana si confronta, partecipando ciascuno con il suo ruolo e il suo compito, per realizzare obiettivi comuni.”

Sostegni per l’autoimprenditorialità?
“L’autoimprenditorialità va sostenuta utilizzando lo strumento della formazione altamente professionalizzante, con uno sguardo attento ai mutamenti sempre più rapidi del mondo, per adeguarsi con nuove strategie alle richieste di alternative, di diversificazioni settoriali di mercato e di prodotto/servizio.”

Enti e realtà locali, in tema di lavoro, collaborano strettamente?
“Sono rapporti che si stanno consolidando e, per accelerare questo percorso virtuoso, occorre creare interconnessioni attivando reti operative tra gli Enti formativi (ndr: Università, scuole, Enti formativi privati, Enti pubblici, in particolare Province e Regioni che hanno specifiche competenze anche in chiave di coordinamento) e i Ciof, le agenzie interinali, le imprese, le associazioni dei lavoratori, datoriali e tutti gli operatori socio-economici coinvolti nei processi formativi, nell’incrocio di domanda-offerta.”

giovedì, novembre 05, 2009

Festival della scuola: convegni, conferenze e workshop

Studenti di tutto il territorio hanno partecipato alle tre giornate del Festival della Scuola 2009 promosso dalla Provincia. E’ stata “informazione” a tutto campo sulla riforma scolastica, sulle nuove tecnologie didattiche, sul rapporto scuola-famiglia; con conferenze riguardanti le relazioni tra giovani e musica, lavoro, Europa; laboratori di consulenza orientativa sui “come” e i “perché” delle scelte da operare e altro ancora.
La scuola sta attraversando un momento complesso – ha sottolineato il Presidente Franco Capponi – che rappresenta, per gli studenti e per le Istituzioni, una opportunità di cambiamento, insieme con tutti i soggetti che ruotano intorno al mondo della scuola”.
L’Assessore Nazareno Agostini ha evidenziato come la finalità del Festival sia mettere in sinergia Istituzioni, associazioni di categoria e agenzie per la formazione onde fornire a scuola e università un supporto a garanzia del futuro dei giovani.
Stiamo vivendo un’epoca di sfide – ha detto l’Assessore Andrea Blarasin – e tocca alla politica, anche ascoltandovi, ricercare le risposte possibili. Il sapere e il lavoro sono i contenuti irrinunciabili di queste risposte alle sfide, anche se il lavoro appare spesso come un problema lontano”.
Prima dell’esperienza nelle forme di alternanza scuola-lavoro, è bene parlare di cultura del lavoro, che oggi significa concretezza, operatività, positivo rapporto con le nuove tecnologie che stanno cambiando i processi cognitivi e di approfondimento dei giovani d’oggi rispetto al passato.
Facilitare il passaggio dalla scuola al lavoro è una priorità sia della politica che della società e iniziative come il Festival, promosso dalla Provincia di Macerata, vanno in tal senso.

domenica, novembre 01, 2009

Lavoro, la Provincia in campo. L'impegno per attenuare i contraccolpi della crisi di Pelletterie 1907 e Poltrana Frau


di Roberto Scorcella

Tolentino - Della situazione occupazionale a Tolentino, con particolare riferimento alle vicende che hanno recentemente interessato Poltrona Frau e Pelletterie 1907, si è discusso l'altro giorno in consiglio provinciale. In merito, infatti, il gruppo del Pd aveva presentato una interrogazione alla quale ha risposto l'assessore provinciale al Lavoro, Andrea Blarasin.
"Muoversi intorno ad un mercato come quello attuale - sostiene Blarasin - è complesso e con diverse variabili. Cade anche il principio, molto in voga negli anni scorsi, seconso il quale resistono meglio il prodotto di qualità e la grande impresa. Poltrona Frau, Pelletterie 1907 (49 dipendenti in mobilità), Guzzini Illuminazione (100 lavoratori in mobilità), Tombolini (78 lavoratori in mobilità) sono aziende della nostra provincia che producono prodotti di qualità e sono grandi imprese. La contrattualistica del lavoro è cambiata in ogni settore e prova ne è che gli unici contratti di assunzione in aumento sono quelli intermittenti. Come prima cosa, è necessario che tutti, e dico davvero tutti" sottolinea Blarasin "si assumano la responsabilità di fare significative azioni per fronteggiare questa crisi: pretendere che l'esempio venga dall'alto è giusto e noi, come Provincia, ci assumiamo il nostro impegno, ma occorre che ci sia la collaborazione di tutte le parti per attuare reali sinergie per fronteggiare questa crisi occupazionale. Conoscere quali siano gli strumenti che la legge mette a disposizione è senz'altro utile per renderli da subito operativi, quindi efficaci, al servizio delle imprese e dei lavoratori del nostro territorio provinciale, e quindi per Tolentino. Su Poltrona Frau ci siamo impegnati a realizzare interventi di formazione per il personale in mobilità interna e per rafforzare strategie sulla qualità e sulla sicurezza dell'azienda. Inoltre metteremo a disposizione risorse del Fondo Sociale Europeo per quei lavoratori in cassa integrazione che vogliano cimentarsi nella creazione di nuove imprese. L'interesse mostrato per Pelletterie 1907 e per la Frau s'intende esteso anche alle piccole e medie aziende del nostro territorio che, pur non essendo salite alla ribalta delle cronache, saranno sostenute con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione. La difficoltà maggiore delle ditte" conclude l'assessore Blarasin "è quella di ottenere finanziamenti e questo costituisce il maggior ostacolo alla crescita delle piccole e medie imprese".

Collaborazione con la Bcc
Tolentino - Per i lavoratori in difficoltà, la Provincia ha istituito il Microcredito in collaborazione con le Bcc mettendo a disposizione un fondo di garanzia di 100mila euro. Questo agevolerà l'accesso al credito per fronteggiare situazioni momentanee di difficoltà economica, che potrebbero essere superate con un prestito di modesta entità. L'importo massimo richiedibile è di 3mila euro, rimborsabile con rate entro i 36 mesi.

Tratto da "Corriere Adriatico" il 01/011/2009