mercoledì, gennaio 27, 2010

Provincia in campo a sostegno delle imprese

Macerata - Presentati ieri dall’amministrazione provinciale due bandi per il sostegno al lavoro. “Si tratta di misure tampone, che certamente non risolvono il problema della precarietà del lavoro e della perdita dei posti di lavoro in questo periodo di incertezza nel quale stanno anche chiudendosi molte casse integrazione”, ha spiegato il presidente Franco Capponi, “ma sono misure che certamente aiutano le imprese del territorio a mantenere e ad incrementare i posti di lavoro”, ha aggiunto l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Andrea Blarasin.
Gli avvisi pubblici riguardano infatti l’erogazione di contributi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici e per favorire le nuove assunzioni. Si tratta di un impegno di spesa dell’ente di circa 330 mila euro, ripartito in modo che, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per prevenire fenomeni di precarietà e di discontinuità lavorativa, siano stanziati 188 mila euro, mentre per lo sviluppo di percorsi di integrazione e per il re-inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati vengono stanziati 140 mila euro, al fine di incentivare assunzioni a tempo determinato o indeterminato part-time e full-time. “In un momento certamente non facile per l’economia, misure come queste possono dare respiro alle imprese del nostro territorio che per un certo periodo di tempo possono usufruire di un benefit pubblico per mantenere il lavoratore al suo posto di lavoro, o per assumere nuovo personale da inserire nella struttura produttiva”, ha detto il presidente Capponi, sottolineando tuttavia il ritardo delle linee guida giunte dalla regione Marche sulle misure a sostegno del mercato del lavoro, che avevano bisogn di un’urgenza particolare. Regione Marche che secondo Capponi si appropria di misure non sue, “in quanto questi fondi provengono sempre da Roma o dai fondi europei”, poi sta all’ente territoriale gestirli, per sostenere l’economia del territorio.
A questo proposito, prosegue il presidente della provincia di Macerata, “va dato atto alla Provincia di Macerata di aver risparmiato un milione di euro da destinare a misure a sostegno del lavoro, perché non sempre la Cassa integrazione si risolve in modo facile e felice”.
La stessa esperienza di sostegno al mercato del lavoro è stata fatta già nel 2009 con ottimi risultati, ha affermato l’assessore Andrea Blarasin, mettendo in luce come dai settantasette tirocini attivati grazie al fondo provinciale, quarantuno si siano trasformati in assunzioni.
I bandi sono disponibili al sito internet della provincia http://www.provincia.mc.it/ e www.lavoro.mc.it/

tratto da "Corriere Adriatico" del 26/01/2010

sabato, gennaio 16, 2010

Dimar: nessuna crisi per un'azienda che non licenzia ma assume

Una scultura monumentale in marmo e cristallo, opera di Sandro Piermarini, si erge davanti allo stabilimento della Dimar (Distribuzione ittica marchigiana), azienda di Corridonia più nota come “Sapore di mare”: è evidente che qui non c’è solo commercio ma anche cultura.
La Dimar è stata fondata nel 1992 grazie a una intuizione di Giorgio Longhi, che si avvale della fattiva collaborazione di tre soci, Andreina Mucci, Massimo Mucci e Giovanni Cuoghi. Ognuno dei quattro soci ha una sua competenza e in azienda segue il proprio settore; attualmente hanno 90 dipendenti, 65 punti vendita sparsi in tutta Italia, tra negozi di proprietà e affiliati, e il giro di affari ruota intorno ai 50 milioni di euro l’anno.
“Sapore di mare” commercia il pesce surgelato, prodotto che arriva in azienda da tutto il mondo: l’80% è importato (la gran parte viene congelata a bordo dei pescherecci) e il resto è prodotto nazionale (merluzzetti, panocchie e busbane) che viene direttamente lavorato in ditta.
Fa da guida all’Assessore Andrea Blarasin la responsabile delle risorse umane Cristina Traini che spiega: “Il 50% del prodotto viene venduto direttamente tramite i nostri punti vendita, un altro 50% è destinato ai rivenditori all’ingrosso mentre un quantitativo minimo è destinato alla piccola distribuzione”.
Nello stabilimento il magazzino occupa uno spazio importante: è in pratica un congelatore di dimensioni spropositate, dove la temperatura è -20° e i pesci vengono collocati in interminabili scaffalature; va da sé che il personale addetto indossa un abbigliamento polare. In questo settore merceologico si può pensare che l’innovazione sia una cosa relativa, da ridurre alla presentazione di diverse tipologie ittiche ma alla Dimar non è così, infatti un logo anticipa la novità della Dimar: “Dorati di mare”.
“Stiamo sperimentando in due città del nord – afferma Cristina Traini – a Orzinuovi, in provincia di Brescia, e a Vicenza, delle friggitorie molto particolari. La cottura avviene all’istante e il cibo si può asportare o può essere consumato sul posto durante una pausa-lavoro o con tutta la famiglia. Il test sta dando ottimi risultati”. Alcune specialità? Lenticchia con il pesce, gnocchi alla cambusa e polpo all’isolana!
In altri termini la Dimar è una realtà imprenditoriale del territorio maceratese che sta passando indenne la crisi, non ha effettuato licenziamenti anzi ha operato diverse assunzioni.
Durante la sua visita l’Assessore Blarasin ha potuto anche constatare l’efficienza delle cinque persone disabili assunte, come siano perfettamente integrate nell’ambiente lavorativo e, soprattutto, come svolgano al meglio i compiti loro affidati che, spesso, sono anche di responsabilità. Un altro esempio di come l’etica inserita nel lavoro porti un valore aggiunto alla crescita sociale.

Fernando Pallocchini

Soverchia Marmi: l'Assessore Blarasin visita un'azienda a gestione familiare giunta alla terza generazione

E’ un segno d’arte quello che accoglie l’Assessore Andrea Blarasin: una moto ricavata da un blocco unico di marmo e lavorata con il laser, un insieme di forme dal marcato dinamismo futurista.
E’ il simbolo di un’azienda in movimento nata nel 1945 da una idea di “nonno Giovanni” che, stanco di fare il trasportatore in Africa, torna a casa e con il gruzzoletto risparmiato rileva un’azienda di manufatti in cemento. “La ditta è progredita fino a ora – racconta un altro Giovanni Soverchia – e, sempre a gestione familiare, siamo giunti alla terza generazione”.
Oggi in azienda ci sono 40 addetti, la crisi non ha portato licenziamenti né cassa integrazione, causando solo la mancanza di straordinari e regalando ai dipendenti ferie tranquille: una ditta solida. All’aperto sono depositati impressionanti blocchi di marmo provenienti da ogni parte del mondo: Brasile, India, Sud Africa. Il marmo, oltre 300 tipi, lo importano direttamente e sono anche esclusivisti della produzione di una cava del Montenegro dalla quale si estrae il “maljat”, un bel prodotto di cui è stata registrato anche il nome.
“Operiamo costanti investimenti – precisa Giovanni – acquistiamo nuovi macchinari che ci permettono nuove lavorazioni con cui ampliamo l’offerta dei nostri prodotti alla clientela”. La “Soverchia Marmi” è l’unica ditta al mondo a realizzare pannelli in onice decorati a intarsio con una retroilluminazione autoportante dall’effetto spettacolare.
La produzione di questa azienda sanseverinate, che vede nell’intarsio il suo punto forte, viene assorbita sia dal mercato nazionale che da quello estero, in particolare da Asia ed Africa con i semilavorati e da Giappone e Israele che preferiscono i lavori finiti.


L’Assessore Andrea Blarasin, durante la visita a questa impresa che è stata insignita del “Premio Etico”, ha chiesto notizie delle persone disabili che lavorano in azienda. “Siamo davvero soddisfatti – ha spiegato Giovanni Soverchia – sia per come si sono integrate presso di noi che per l’efficienza dimostrata: una signora è alla reception e un ragazzo è un ottimo ragioniere nel reparto commerciale”.
Blarasin domanda anche del Ciof. “Il rapporto con il Centro per l’Impiego di Tolentino – non ha esitazioni Giovanni nel rispondere – è buono e collaborativo”. Illustrando il nuovo bando emanato dalla Provincia a sostegno delle aziende e finalizzato a nuove assunzioni, l’Assessore stimola l’interesse dell’imprenditore: un segno positivo a testimonianza che la strada intrapresa dall’Amministrazione provinciale, guidata dal Presidente Franco Capponi, è quella giusta per dare nuovi stimoli al mondo del lavoro.

venerdì, gennaio 15, 2010

Validation of Prior Learning: dall'Olanda una innovazione nel mondo del lavoro

Recentemente l’Unione Europea ha deciso di fare della conoscenza la base della competitività dei territori membri. Oggi le trasformazioni del mercato del lavoro e l’occupazione poco stabile e in costante mutamento, rendono ormai obbligatorie per gli individui la dimostrazione delle competenze acquisite e la loro “capitalizzazione”.
Il valore del singolo individuo deve interagire con il ruolo dell’impresa. Per questo è importante, finalizzato all’integrazione dei due sistemi, un modello di validazione che valorizzi le competenze individuali.

Cos’è il VPL
Il VPL (Validation of Prior Learning) è un processo che analizza, valuta, valida e assicura il riconoscimento delle competenze del lavoratore nell’azienda in funzione delle sue reali competenze.
Il sistema ha lo scopo di migliorare il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze comunque e ovunque acquisite, vale a dire l’intero capitale umano. Il risultato è una certificazione che, in Olanda, permette ai lavoratori di ottenere titoli fino al diploma con validità nazionale.
Il modello, nato in Olanda, costituisce uno strumento di promozione globale della persona e, visto che è collegato all’azienda, è contestualmente uno strumento di sviluppo aziendale. Esso è costruito sui principi europei per l’apprendimento non formale e informale e in coerenza con il quadro europeo per le qualificazioni.

Chi lo gestisce
L’Olanda è il paese europeo che ha avvertito l’esigenza di valorizzare le competenze trasformando, già nei primi anni ‘90, i propri sistemi educativi e formativi verso l’apprendimento permanente, arrivando a includere nell’ambito della validazione gli apprendimenti non formali e informali. Successivamente il Governo centrale ha lasciato la gestione del sistema di validazione a strutture decentrate di ricerca e sperimentazione, con un ruolo attivo delle parti sociali, e sostenuto l’implementazione diretta del sistema all’interno delle organizzazioni del lavoro.

Gli effetti
L’azione ha portato gli effetti sperati. Già nel 2002 si stimavano circa 6.000 persone inserite in procedure di validazione all’interno di 500 organizzazioni. Attualmente il modello di VPL, in costante evoluzione e crescita, è largamente utilizzato da aziende pubbliche e private, oltre che da associazioni, verso categorie svantaggiate, quali i lavoratori disabili.
In Olanda la procedura di VPL è a sistema; permette quindi agli individui di ottenere una certificazione delle competenze che può corrispondere formalmente a un diploma valido a livello nazionale. Inoltre la legge obbliga le aziende che licenziano a validare le competenze dei lavoratori.

Come funziona il modello VPL
L’operatore che applica la procedura del modello, propone un percorso che si realizza all’interno dell’azienda e si basa sulla sua realtà specifica. Nell’azienda l’operatore osserva e analizza l’organizzazione dell’azienda stessa, ne fa un’analisi e formula il profilo, gli aspetti chiave, le relative competenze e, per ognuna di queste, gli indicatori: questi rappresentano il metro di valutazione delle competenze dei lavoratori. Successivamente, la stessa analisi viene rivolta ai lavoratori a cui è richiesta la compilazione di un portfolio che riporti tutte le esperienze del soggetto (educativo-formative, professionali, hobby) per le quali viene richiesto di documentare le competenze acquisite. Tali competenze dichiarate dal lavoratore vengono poi valutate rispetto agli indicatori definiti in precedenza. Questa valutazione mette in luce tutte le competenze che la persona possiede, spesso sconosciute all’azienda e allo stesso lavoratore. Le competenze del lavoratore rispondenti agli indicatori saranno quindi validabili. Per quelle che non soddisfano tali indicatori, il lavoratore potrà accedere a percorsi formativi progettati appositamente e la formazione, se svolta in azienda, riduce i periodi di assenza del personale. La validazione delle competenze acquisite è spendibile, quindi, all’interno dell’azienda ma anche come scambio verso l’esterno.
In sintesi, azienda e lavoratore vengono guidati in un percorso che mira alla consapevolezza del proprio potenziale (riferito al lavoratore) e dei propri bisogni (riferiti all’azienda), alla rielaborazione dell’approccio e alla successiva definizione degli obiettivi di sviluppo.

Quattro figure chiave

Per la realizzazione pratica del modello VPL si prevede il coinvolgimento di quattro figure professionali: un supervisore, che deve avere conoscenze pregresse, è la figura principale in quanto gestisce tutte le fasi della procedura; un tutor dei lavoratori, che è un dipendente dell’azienda e assiste i lavoratori nella stesura delle competenze, e due assessor, uno interno all’azienda e uno esterno, con lo scopo di garantire l’obiettività nella valutazione delle competenze tenendo in conto sia la prospettiva dell’azienda che una realtà più generale di inserimento.

Due soggetti centrali
Il modello VPL è reale e concreto, in grado di produrre effetti economici, integrando nei fatti sistema produttivo, mercato del lavoro e formazione. Il modello centra la propria attenzione sull’individuo e sul suo processo di apprendimento, dimostrando che si apprende da ogni ambito di vita e come gli apprendimenti stessi possano essere impiegati per la crescita professionale e personale. A questo viene affiancato il ruolo dell’impresa quale soggetto di sviluppo economico e sociale dei territori che mira all’investimento ottimale delle risorse.

Sperimentazione a Macerata
La sperimentazione del modello VPL, sull’esempio dell’esperienza olandese, è stata condotta in provincia di Macerata nell’ambito del progetto Equal “Investing in People” da parte della Provincia con diversi partner territoriali.
Il modello, ricordando che può essere sviluppato su qualsiasi tipo di azienda, lavoratori, associazioni, ha preso in considerazione due target di lavoratori, quelli più a rischio di espulsione dal mercato del lavoro, gli over 45 e le persone disabili e che in genere hanno più difficoltà a valutare pienamente le competenze possedute e le proprie potenzialità.
La sperimentazione del modello operata dalla Provincia ha portato apprezzamenti a livello nazionale ed europeo. Riconoscere le competenze potrebbe portare in futuro a gestire meglio anche i lavoratori immigrati: sapere cosa sanno fare permet-te di inserirli meglio nel paese ospitante ma anche di gestire meglio il ritorno al paese d’origine facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Tre giovani imprenditrici: un bell'esempio di coraggio e capacità

Nella foto Giorgia, Cristina e Monica, tre giovani ragazze che non hanno esitato ad affrontare il lavoro in modo autonomo senza ingrossare le file del collocamento. attendere un lavoro che scenda dall’alto e questa loro scelta nel tempo si è rivelata quella giusta: l’iniziativa paga. Tanto che la loro attività, l’asilo nido “Bimbo mania” a Sforzacosta, si è trasferito nei locali più ampi di via Tano in modo da poter soddisfare le crescenti richieste e offrire un servizio migliore.
Oggi possono accogliere fino a 23 bimbi da 0 a 3 anni, sono aiutate da due assistenti e insieme si prendono cura dei piccoli ospiti, cucinando per loro, svolgendo attività ludiche ed educative e, all’occorrenza, mettendoli a nanna.

Politiche giovanili: intervista all'Assessore Andrea Blarasin

Quale futuro per i giovani?
“La formazione dei giovani è una delle principali criticità – esordisce l’Assessore Andrea Blarasin – i giovani entrano troppo tardi nel mondo del lavoro e con conoscenze poco spendibili, per cui ne restano ai margini per mansioni e stipendi. Il loro futuro occupazionale dipende dall’integrazione tra i percorsi d’istruzione e di formazione da rinnovare e il mercato del lavoro”.

Per agire in tale direzione quali sono i percorsi da intraprendere?
“Credo sia necessario facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, evitando i tempi lunghi che alimentano una allarmante disoccupazione intellettuale di lunga durata. E’ necessario un potenziamento dell’alternanza scuola/lavoro, dei servizi di orientamento nelle scuole, università, Ciof e privati, le borse lavoro e i tirocini, verificandone opportunamente l’effettività e la valenza formativa oltre alle garanzie o opportunità occupazionali finali”.

Come colmare il gap tra scuola e mondo del lavoro che richiede tecnici di valenza superiore?
“Occorre rilanciare l’istruzione tecnico professionale – risponde l’Assessore – colmando la lacuna di tecnici e professionali intermedi e superiori: è una opportunità sia per i giovani che per le imprese. La ripresa non può prescindere dalla rinascita del manifatturiero e del made in italy storicamente collegati agli istituti tecnici.

Dal punto di vista operativo quali sono le azioni da avviare?
“Oltre alla riforma degli Istituti tecnici e professionali – continua Blarasin – e a una adeguata attività di informazione e orientamento, sarà essenziale il lavoro su Its, Ifts e su corsi di formazione e aggiornamento nelle professioni tecniche svolti nei luoghi di lavoro e in ambiente lavorativo”.

Ci sono altri settori strategici per la formazione?
“In questa fase è particolarmente strategico il settore sanitario con la grande partita della riqualificazione degli Oss ma è anche importante la sicurezza sul posto di lavoro, che non si affronta alla radice senza una continua attività di formazione e informazione. Altre figure vanno individuate ascoltando gli attori del territorio e svolgendo serie e professionali ricerche sui fabbisogni formativi e occupazionali che indirizzino la programmazione”.

Quali interventi necessitano per le fasce sociali più deboli?
“Si avverte il bisogno – tiene a precisare l’Assessore Andrea Blarasin – di porre maggiore attenzione, anche attraverso la realizzazione di interventi specifici e mirati, verso quelle categorie particolarmente deboli come le donne, per ridurre le disparità di genere, gli immigrati, per favorire il processo di integrazione sociale, gli svantaggiati in generale per consentire loro il raggiungimento di titoli e, nel contempo, il miglioramento delle loro competenze attraverso azioni formative anche personalizzate”.

Per l’attuale periodo di crisi le nuove tecnologie sono di aiuto?
“Certamente le nuove tecnologie applicate alla formazione potranno dare un valido contributo, con la creazione, il potenziamento e l’utilizzo di Fad e tecnologie e-learning. Una crisi senza precedenti presuppone risposte senza precedenti, non basate sulla gestione dell’ordinario con strumenti ordinari, c’è bisogno di risposte straordinarie e di un impiego di risorse, non solo economiche ma soprattutto dell’ingegno e della creatività, che devono avere carattere di straordinarietà”.

giovedì, gennaio 14, 2010

Formazione: il capitale su cui investire


di Nazzarena Luchetti

La formazione e l’istruzione, oltre a costituire elementi di innovazione per competere nel mercato, rappresentano una grande forza economica.
L’espressione “capitale” per molti indica un conto bancario, azioni, beni materiali; la formazione è un patrimonio intangibile, capitale umano che si costituisce tramite la famiglia, l’ambiente sociale, l’istruzione, le esperienze di lavoro.
Nel periodo della rivoluzione industriale e nei primi anni del capitalismo, nell’era delle catene di montaggio fino all’era del boom tecnologico degli anni ‘60, sembravano di gran lunga più importanti le macchine e le materie prime. Poi il boom demografico, il benessere economico, l’aumento della scolarizzazione ha portato come conseguenza una maggiore valutazione delle risorse umane. Ma, pur essendosi sviluppato in Europa prima che altrove, lo sviluppo economico moderno ha investito sul capitale umano con un forte ritardo, cosa che invece non è accaduta negli Stati Uniti dove l’investimento sulle capacità umane è stato determinante per la crescita economica del paese.
Nei paesi europei c’è sempre un approccio più elitario di quello americano nei confronti della formazione. Ciò è più grave in Italia perché non sfrutta le grandi potenzialità tipiche della sua economia e società. Il nostro è un paese fatto di piccole medie imprese, privo di materie prime o di grandi fonti di energia, deve quindi il suo sviluppo e la sua crescita produttiva all’ingegno di tanti.
L’Italia è il paese creativo per eccellenza, a volte però manca la cultura per gestire le idee, per trasformare un progetto in un asset economico. Prendiamo l’esempio di uno stato come l’India, che è diventata una potenza economica in campo mondiale soprattutto perché ha saputo investire sulle capacità e sulla formazione, anche se di pochi (la maggior parte degli abitanti vive ancora in povertà e nell’analfabetizzazione).
Oggi il mercato del lavoro è cambiato e sarà sempre più caratterizzato dalla ricerca di competenze, professionalità e specializzazioni, ricerca della persona ideale per ricoprire un determinato incarico, nella valutazione della sua effettiva capacità. E la formazione farà la differenza. E’ un valore da far proprio e da accrescere nell’arco della vita, per questo si parla di apprendimento continuo.
Occorre entrare in una ottica che il lavoratore cambierà più volte professione nel corso della sua esistenza. Certo, non è un’esperienza facile ricominciare e rimettersi in gioco ma bisogna vedere sotto un’altra luce queste esperienza. Senza nulla togliere al disagio portato dal dover ricominciare, il senso va cercato sul fatto che svolgere una nuova professione porta a sviluppare risorse interiori che a volte neanche si sa di avere. In fondo c’è sempre da imparare e dai momenti di crisi si esce anche acquisendo cose nuove, anche se spesso non corrispondono alla nostra vocazione.
Pensare alla formazione tenendo conto di due valori, la persona e il lavoro, vuol dire realizzare un’offerta formativa finalizzata all’occupabilità del singolo che può contare su un bagaglio di competenze con cui accedere al mercato del lavoro e restarvi, adattandosi ai continui cambiamenti sulla base di rinnovate conoscenze, abilità, competenze che portino anche a una maturazione sempre più articolata e profonda della personalità di ciascuno.
Ciò permette anche di giocare d’anticipo sulla domanda e offerta di professionalità secondo il principio di sussidiarietà che unisce Governo, Province, parti sociali per ancorare la formazione ai bisogni dei diversi territori. A tale scopo non serve creare nuove strutture quanto valorizzare e potenziare quelle esistenti puntando su un sistema integrato di servizi che vanno dal finanziamento dei piani formativi fino all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una formazione sempre più aperta grazie alla rete digitale che permette la creazione e condivisione di risorse didattiche a livello globale. Si suppone che entro il 2010 la riqualificazione interesserà il 13% della popolazione adulta (25-64 anni), una media comunque bassa; secondo l’Unione Europea sono ancora poche le persone ad avvalersi di attività formative.
In una economia basata sempre più sulla conoscenza, l’apprendimento continuo è fondamentale ai processi di cambiamento e di sviluppo anche perchè la formazione ha come obiettivo ultimo lo sviluppo e il benessere sociale.

domenica, gennaio 10, 2010

Lavoro e disabilità: dati di un decennio

Sono 2.034 le persone disabili che hanno trovato lavoro nel decennio 2000-2009 in provincia di Macerata, favorite in questo dalle procedure di collocamento mirato svolte dai Ciof di Macerata, Civitanova Marche e Tolentino che, così, hanno assolto la loro funzione di “mediatore” tra lavoratori e aziende.
Per il 68% di costoro, pari a 1.325 persone, si è trattato di assunzione a tempo indeterminato; una percentuale che varia nei tre comprensori, maggiore (76%) in quello civitanovese rispetto a Tolentino (60%) e a Macerata (58%).
L’impiego di persone disabili è prevalente nelle tipologie di lavoro manuale rispetto a quello intellettuale. Infatti su 1.325 assunzioni ben 926 hanno riguardato mansioni operaie e 399 incarichi impiegatizi.
Per quanto concerne le patologie delle persone disabili occupate, in 1.125 casi si è trattato di lavoratori affetti da disabilità fisica e in 200 casi disabilità psichica.
Nei Centri per l’ impiego – puntualizza l’Assessore al lavoro Andrea Blarasin – il collocamento mirato realizza l’incrocio domanda- offerta di lavoro con le aziende del territorio, tenendo conto sia delle esigenze aziendali che delle capacità lavorative della persona disabile, come dire la persona giusta al posto giusto”. L’intento è quello di promuovere percorsi formativi e progetti in conformità ai nuovi indirizzi in materia di welfare, favorendo un autentico lavoro di rete con i servizi pubblici e privati, il tutto finalizzato ad accrescere l’autonomia e la professionalità della persona disabile.

lunedì, gennaio 04, 2010

Convegno in Provincia su disabilità e lavoro. Blarasin: “Puntiamo sull’integrazione”

Macerata “Lavoro e Disabilità”, è stato questo il tema del convegno che si è tenuto a Piediripa, presso la sala convegni della Provincia. A dieci anni dalla legge 68/99, istituzioni e imprese si sono incontrate per discuterne: non più una legge vista come un’obbligo ma come un’opportunità. Le persone disabili non devono essere considerate inabili al lavoro, ma soggetti con capacità lavorative differenti, in grado di fornire il loro apporto al mercato del lavoro.
“La legge, abbandonata l’impostazione assistenzialista delle norme precedenti – ha commentato l’assessore provinciale Andrea Blarasin – ha gettato le basi per una politica attiva che lega occupazione e formazione con modalità negoziali poste in essere tra disabili, imprese e sistema di servizi. Tale legge pone un obbligo di assunzione delle persone con disabilità, disoccupate e regolarmente iscritte nelle liste di collocamento obbligatorio, alle aziende pubbliche e private”.Anche la Provincia di Macerata rientra in quest’obbligo per un numero di 8 unità e ha assolto il compito seguendo le modalità indicate dalla legge per gli enti pubblici e secondo un preciso ordine di priorità. Blarasin, sottolineando l’importanza di una cultura di integrazione, ha specificato in sintesi le tappe più significative che hanno caratterizzato il lavoro della Provincia sull’inserimento della persona disabile nel mondo del lavoro.

tratto da "Corriere Adriatico" del 04/01/2010