venerdì, dicembre 11, 2009

Politica della formazione: intervista all'Assessore Andrea Blarasin


di Fernando Pallocchini

La crisi sta avendo pesanti conseguenze sul sistema industriale delle Marche e di riflesso sull’occupazione.
Fortunatamente nella provincia di Macerata il numero complessivo di chi cerca lavoro è stabile, anche se cambia in maniera netta la distribuzione tra uomini e donne; infatti nel corso del 2008 si è ridotta la quota femminile mentre è salita quella maschile.
Il dato grave che emerge è l’aumento delle ore di cassa integrazione e dei licenziamenti, con il ricorso all’indennità di mobilità e di disoccupazione.. Anche per questi motivi la programmazione degli interventi in materia di formazione deve tener conto del quadro economico-finanziario.

Ci sono risorse economiche per la Formazione?
“Sì, pur in un contesto generale sempre più povero di fondi pubblici, il settore della formazione, sostenuto dalle risorse europee, non manca di fondi ma questi vanno usati bene, in maniera utile, mirata ed efficace. Per risolvere il problema della attendibilità dei fabbisogni formativi occorre mettere in campo strumenti di controllo sull’operato dei soggetti che hanno il compito di analizzare i fabbisogni stessi, confrontando analisi svolte a più livelli: Regionale, Provinciale, della Cciaa, con, infine, una comparazione reale con le imprese”.

A chi deve essere utile la formazione?
“Una domanda che tocca un problema. E’ diffusamente assente l’opportunità di percorsi di continuo apprendimento a causa delle caratteristiche autoreterenziali dell’offerta formativa e della insufficiente valorizzazione dell’impresa quale luogo più idoneo all’aggiornamento delle competenze. Deve essere sempre più evidente e controllato che la formazione va effettuata per le esigenze dei beneficiari e non per logiche legate alla specializzazione e ad esigenze degli Enti formativi: formazione non fatta per gli Enti formativi ma per creare professionalità”.

Cosa c’è da cambiare? Perché?
Il tradizionale sistema di formazione consolidato in provincia va cambiato e rinnovato, affinché migliori l’effettiva capacità di incremento delle competenze, l’utilità per il territorio e l’impresa, l’efficacia, il rapporto tra spesa e resa. Il sistema di istruzione e formazione deve adattarsi ai bisogni individuali e ai fabbisogni formativi e occupazionali espressi dal territorio, e rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro. E’ necessario pensare a specifici piani di ricollocazione mirati per dipendenti che godono degli ammortizzatori sociali, progetti mirati di incrocio domanda/offerta a occupazione garantita (progetti pilota nei Ciof) per un nuovo approccio pro-attivo al mercato del lavoro e non più di attesa”.

Quale ruolo per la Provincia?
“E’ bene partire da un presupposto, e cioè che oggi flessibilità non deve significare precarietà. Il lavoro va creato e cercato anche inventando nuove frontiere e nuove strategie per incentivare oltre che la creazione di ditte, società e cooperative, anche momenti di cooperazione non solo tra aziende, tra aziende ed Enti pubblici, ma anche tra lavoratori e disoccupati e tra disoccupati che possano mettersi insieme e pensare insieme alla creazione di opportunità di lavoro, anche innovativo e fuori dai soliti schemi prefissati. La Provincia deve, oltre che finanziare il possibile e quello che merita di essere finanziato, anche incentivare questi momenti di correlazione sperimentando interventi nuovi e alternativi”.

Quali sono, infine, le linee politiche di sviluppo?
“Si possono indicare tre linee di sviluppo (in conformità con gli indirizzi europei e nazionali).
Nella prima il lavoro deve essere considerato come parte essenziale di tutto il percorso educativo rivolto alla persona.
Nella seconda l’impresa e l’ambiente produttivo sono da considerare il contesto più idoneo per lo sviluppo della professionalità.
Nella terza la certificazione formale (attestato) deve interessare la reale verifica di conoscenze competenze ed esperienze, a prescindere da corsi, ore e materie frequentate. Piuttosto che concentrarsi sui fattori burocratici dei percorsi formativi (durata, procedure..) l’attenzione deve essere diretta alle conoscenze, competenze e abilità acquisite che si è in grado di dimostrare”.

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