giovedì, gennaio 14, 2010

Formazione: il capitale su cui investire


di Nazzarena Luchetti

La formazione e l’istruzione, oltre a costituire elementi di innovazione per competere nel mercato, rappresentano una grande forza economica.
L’espressione “capitale” per molti indica un conto bancario, azioni, beni materiali; la formazione è un patrimonio intangibile, capitale umano che si costituisce tramite la famiglia, l’ambiente sociale, l’istruzione, le esperienze di lavoro.
Nel periodo della rivoluzione industriale e nei primi anni del capitalismo, nell’era delle catene di montaggio fino all’era del boom tecnologico degli anni ‘60, sembravano di gran lunga più importanti le macchine e le materie prime. Poi il boom demografico, il benessere economico, l’aumento della scolarizzazione ha portato come conseguenza una maggiore valutazione delle risorse umane. Ma, pur essendosi sviluppato in Europa prima che altrove, lo sviluppo economico moderno ha investito sul capitale umano con un forte ritardo, cosa che invece non è accaduta negli Stati Uniti dove l’investimento sulle capacità umane è stato determinante per la crescita economica del paese.
Nei paesi europei c’è sempre un approccio più elitario di quello americano nei confronti della formazione. Ciò è più grave in Italia perché non sfrutta le grandi potenzialità tipiche della sua economia e società. Il nostro è un paese fatto di piccole medie imprese, privo di materie prime o di grandi fonti di energia, deve quindi il suo sviluppo e la sua crescita produttiva all’ingegno di tanti.
L’Italia è il paese creativo per eccellenza, a volte però manca la cultura per gestire le idee, per trasformare un progetto in un asset economico. Prendiamo l’esempio di uno stato come l’India, che è diventata una potenza economica in campo mondiale soprattutto perché ha saputo investire sulle capacità e sulla formazione, anche se di pochi (la maggior parte degli abitanti vive ancora in povertà e nell’analfabetizzazione).
Oggi il mercato del lavoro è cambiato e sarà sempre più caratterizzato dalla ricerca di competenze, professionalità e specializzazioni, ricerca della persona ideale per ricoprire un determinato incarico, nella valutazione della sua effettiva capacità. E la formazione farà la differenza. E’ un valore da far proprio e da accrescere nell’arco della vita, per questo si parla di apprendimento continuo.
Occorre entrare in una ottica che il lavoratore cambierà più volte professione nel corso della sua esistenza. Certo, non è un’esperienza facile ricominciare e rimettersi in gioco ma bisogna vedere sotto un’altra luce queste esperienza. Senza nulla togliere al disagio portato dal dover ricominciare, il senso va cercato sul fatto che svolgere una nuova professione porta a sviluppare risorse interiori che a volte neanche si sa di avere. In fondo c’è sempre da imparare e dai momenti di crisi si esce anche acquisendo cose nuove, anche se spesso non corrispondono alla nostra vocazione.
Pensare alla formazione tenendo conto di due valori, la persona e il lavoro, vuol dire realizzare un’offerta formativa finalizzata all’occupabilità del singolo che può contare su un bagaglio di competenze con cui accedere al mercato del lavoro e restarvi, adattandosi ai continui cambiamenti sulla base di rinnovate conoscenze, abilità, competenze che portino anche a una maturazione sempre più articolata e profonda della personalità di ciascuno.
Ciò permette anche di giocare d’anticipo sulla domanda e offerta di professionalità secondo il principio di sussidiarietà che unisce Governo, Province, parti sociali per ancorare la formazione ai bisogni dei diversi territori. A tale scopo non serve creare nuove strutture quanto valorizzare e potenziare quelle esistenti puntando su un sistema integrato di servizi che vanno dal finanziamento dei piani formativi fino all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una formazione sempre più aperta grazie alla rete digitale che permette la creazione e condivisione di risorse didattiche a livello globale. Si suppone che entro il 2010 la riqualificazione interesserà il 13% della popolazione adulta (25-64 anni), una media comunque bassa; secondo l’Unione Europea sono ancora poche le persone ad avvalersi di attività formative.
In una economia basata sempre più sulla conoscenza, l’apprendimento continuo è fondamentale ai processi di cambiamento e di sviluppo anche perchè la formazione ha come obiettivo ultimo lo sviluppo e il benessere sociale.

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