domenica, febbraio 21, 2010

Blarasin: "Eurodesk è stato migliorato"

Civitanova - “In relazione al rinnovo dell’adesione della Provincia alla Rete Nazionale Eurodesk ribadiamo alla consigliera Boscolo che è stata una scelta consapevole dell’Amministrazione e non di un “ripensamento indotto”, dal momento che si è operato nei tempi utili previsti e in coerenza con le modalità di gestione del Bilancio di previsione”. Lo scrive l’assessore provinciale Andrea Blarasin che aggiunge: “Tutto questo è stato convalidato anche da una lettera del presidente nazionale di Eurodesk . L’Amministrazione del presidente Capponi, dopo aver verificato la realtà operativa dello sportello Eurodesk e di servizi analoghi, ha razionalizzato il sistema. Infatti, per quanto riguarda le notizie in rete, invece di replicare le informazioni, si è previsto un link di collegamento sul sito dei giovani per attrarre una maggiore utenza rispetto alla media di 1 (uno!) utente al giorno nel 2009. L’orario dello sportello è stato ridimensionato in base alle effettive esigenze degli utenti, mentre il personale attualmente impegnato è professionalmente qualificato dal momento che cura con successo la Rete Eures, con la quale s’intende integrare l’Eurodesk.
La decisione di inserire personale nuovo è stata la logica conseguenza portata dal pensionamento della precedente addetta e dalla scadenza del rapporto di consulenza con un altro soggetto, non rinnovato perché ritenuto oneroso (alcune decine di migliaia di euro) da una Amministrazione attenta a risparmiare denaro pubblico che, quindi, ha preferito persone già in ruolo, senza oneri aggiuntivi per la Provincia. Le scelte operate si stanno rivelando giuste e trovano l’apprezzamento degli utenti dal momento che in sole sei giornate effettive di lavoro le presenze registrate sono salite a 15!
Ciò che stupisce sono le affermazioni, fatte da un rappresentante dei cittadini-elettori, che offendono la dignità e la professionalità di persone impegnate ogni giorno a cercare di soddisfare le esigenze degli utenti, spesso appartenenti a categorie svantaggiate. La sensazione che si ha dalle accuse è che una certa classe politica teme il cambiamento perché questo comporta la perdita di diritti ritenuti acquisiti, come se mantenere uno status quo fosse un dovere per la nuova Amministrazione”.

tratto da "Corriere Adriatico" del 21/02/2010

giovedì, febbraio 18, 2010

Incentivi provinciali all'occupazione

La Provincia ha emanato due bandi - entrambi in pubblicazione da questa settimana sul sito http://www.lavoro.mc.it/ - finalizzati ad incentivare le imprese nella creazione di nuovi posti di lavoro e nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici in atto. Per questi due scopi la Provincia erogherà alle aziende che assumeranno nuovo personale (a tempo pieno o part-time) o che trasformeranno in contratti di lavoro i rapporti attualmente non di dipendenza, contributi per complessivi 328 mila euro. Si tratta dei due nuovi interventi - già annunciati a dicembre in occasione del primo incontro del Presidente Capponi e dell'Assessore Blarasin con le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali - messi in atto dalla Provincia in aggiunta a quelli già avviati per far fronte alla crisi economica, attraverso aiuti alle imprese e sostegno ai livelli occupazionali. Per ogni nuova occupazione di persona inoccupata o disoccupata iscritta al Centro per l'impiego il contributo varia da un minimo di duemila euro (se a tempo determinato per un anno) ad un massimo di settantamila, se l'assunzione è a tempo indeterminato e a tempo pieno. Per la trasformazione di contratti di collaborazione o "a progetto" o "intermittenti" e simili in contratti di lavoro a tempo indeterminato, il contributo p fissato in 5.600 euro, ridotto proporzionalmente se il contratto che si instaura è a tempo parziale.
Entrambi i bandi prevedono che i contributi possono essere aumentati del 10 o del 30% qualora l'assunzione sia relativa a donne o lavoratori di età superiore ai 45 anni oppure a lavoratori disabili, in aggiunta alla quota di collocamento obbligatorio.
Le domande da parte di imprese e società cooperative con sede o unità operativa nel territorio della provincia di Macerata dovranno pervenire entro il 30 giugno 2010. Non saranno formulate graduatorie e la priorità verrà data dall'ordine di arrivo delle richieste, che debbono essere presentate preventivamente all'instaurazione del rapporto di lavoro o alla trasformazione del rapporto di lavoro atipico.

tratto da "Geronimo" del 18/02/2010

mercoledì, febbraio 17, 2010

Crisi: preoccupazione per la Cotognini

Crisi nel cuore di Macerata, da lunedì macchine ferme alla Cotognigni che per mezzo secolo ha prodotto scatole in acetato trasparente, e cartotecnica pubblicitaria.
Il problema non sarebbe stato la mancanza di commesse, ma la mancanza di liquidità. Attualmente sono 19 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, che hanno usufruito di brevi periodi di cassa integrazione ordinaria nel 2009.
La Cgil-Flc ha spiegato che lo scorso 11 febbraio c'è stato un incontro in provincia con l'assessore al lavoro Andrea Blarasin, in cui è stato chiesto l'impegno alle banche a concedere gli anticipi della cassa integrazione, altrimenti per circa sei mesi resteranno senza stipendio, dopo che non hanno preso quello di gennaio e febbraio. Per la maggior parte i dipendenti sono persone che lavorano da decenni in azienda, dunque difficili da ricollocare nel mercato del lavoro.
La Lega Italia, il movimento che fa capo all'avvocato Carlo Taormina, annunciato come possibile sindaco di Macerata, ha chiesto alla Cotognigni di contattarli, perchè potrebbero aiutarli. Uno spiraglio verrebbe dalla cessione ad un altro imprenditore, o dalla concessione di crediti.

lunedì, febbraio 15, 2010

Discriminazione retributiva: donna, l'insostenibile leggerezza della busta paga


di Nazzarena Luchetti

Lilly Ledbetter era un’operaia della Goodyear. Al momento della pensione fece 4 calcoli e si rese conto che per 19 anni l’avevano pagata meno dei colleghi uomini pur ricoprendo le stesse mansioni: riceveva una paga inferiore solo perché donna e l’azienda, così facendo, aveva risparmiato 200mila euro. Un anno dopo in Usa è stata approvata la legge ”Lilly Ledbetter” per l’equità salariale, intitolata alla donna che se n’era fatta promotrice. Lei non è stata risarcita ma tutte le donne americane non saranno più discriminate. Almeno sulla carta, perché la parità, spesso, è più dichiarata che reale.
In Inghilterra solo lo scorso anno ci sono state ben 44mila cause di lavoro legate a discriminazioni retributive. In Italia secondo la legge 125/91, “E’ discriminazione qualsiasi atto, patto o comportamento, che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche in via indiretta, i lavoratori in ragione del sesso”. Di recente sono state introdotte nuove norme con il decreto del 25 gennaio 2010 che s’integrano con la direttiva del 2006 sui principi delle pari opportunità e della parità occupazionale. Questi strumenti stabiliscono l’illegalità nel discriminare le donne pagandole meno degli uomini a parità di lavoro.
Un recente rapporto della Bocconi sulla differenza salariale evidenzia che la donna guadagna tra il 23% e il 25% meno di un uomo (consoliamoci, in Francia la differenza è addirittura del 42%: altro che vie en rose!).
In altre parole, non serve rilanciare la produzione e combattere la disoccupazione se insieme non si assicurano misure contro la discriminazione. La disparità salariale tra uomini e donne comporta povertà anche in età avanzata perché il divario retributivo si riversa sulle pensioni.
Il settore del terziario e dei servizi è quello dove emergono di più le differenze salariali: qui 1/3 delle donne è sotto ai 1000 euro al mese e appena 1/5 supera i 1500 euro; se il salario femminile viene stabilito con contrattazione individuale ci sono più differenze, mentre si registrano minori disparità nella Pubblica Amministrazione. Nonostante il raggiungimento di titoli di studio elevati offra alle donne maggiori opportunità di retribuzioni, la differenza permane: solo il 38% delle donne laureate, rispetto al 54% degli uomini raggiungono livelli di retribuzione oltre i 1500 euro. Il gap cresce con una scolarizzazione inferiore: il 46% delle donne con un basso livello di istruzione sta sotto i 1000 euro mensili contro il 25% degli uomini con pari titolo di studi.
La disparità è legata anche alle dinamiche occupazionali di alcune zone d’Italia: dal Nord al Sud si allarga la forbice della diversità e si evidenziano più consistenti condizioni di svantaggio per le donne.
Ma quali sono i motivi per cui le donne guadagnano meno degli uomini? La ricerca della Bocconi rileva che il problema vero sta negli attuali modelli culturali e sociali: per il solo fatto di essere donna comporta un inquadramento più basso, per non parlare delle donne in posizioni di potere che si trovano spesso a spiegare all’interlocutore che lei non è la segretaria del capo ma il capo in persona. Essere uomini e avere la busta paga più pesante è frutto della vecchia convinzione che l’uomo mantenga la famiglia e quindi meriti di più. Non è un caso che in molti uffici non si chieda mai: “Quanto guadagni?” Le disparità nell’immaginario collettivo sono considerate normali: una donna che chiede è una donna che sceglie il confronto (alla pari), che usa la logica, la razionalità, la forza dei fatti, dove invece il pregiudizio vuole la dolcezza l’accondiscendenza, la passività. Molte rinunciano ai propri obiettivi e hanno un atteggiamento rassegnato, non discutono il contratto di lavoro, e pensano che basti lavorare bene per essere premiate, anche senza chiedere, spesso invece chi non chiede non ha. Si accettano disparità per paura di perdere il posto di lavoro. Eleanor Roosevelt affermava: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”, ciò vuol dire che le donne devono impegnarsi di più per difendere i loro diritti.
Spesso gli atteggiamenti poco corretti di alcune donne (come rimanere in maternità oltre il tempo necessario) creano il dubbio di poter contare davvero sulle risorse femminili. Maggiore consapevolezza di sé, superamento di pregiudizi e del confine dei ruoli costituiscono il presupposto per ottenere la parità: prima di tutto sociale.

mercoledì, febbraio 10, 2010

Giovani imprenditori: il coraggio di affrontare un'alternativa

I dati di Unioncamere parlano chiaro: le imprese in rosa sono in crescita, da giugno 2008 a giugno 2009 + 21.342 unità.
Un’alternativa per affrontare la crisi, senza paura di rischiare.
Paola Grasso è la giovane titolare del negozio
“Borgo Fiorito” di Sforzacosta, che dopo diversi anni come operaia in una fabbrica di pelletterie a Tolentino ha deciso, nel maggio 2009, di assecondare il suo sogno: aprire un negozio di fiori. Cortesia, gentilezza e disponibilità hanno portato Paola a essere un punto di riferimento per tutti gli amanti di piante e fiori.
La vendita al dettaglio è importante ma la sua vera passione consiste nell’allestimento della chiesa per le cerimonie: “In questo luogo sacro – precisa Paola – puoi esprimere tutta la creatività che possiedi, utilizzando i fiori in infiniti modi così da rendere in dimenticabile un evento come il matrimonio”. E sì perché anche i fiori seguono mode e tendenze, e scegliere il bouquet giusto è una questione di stile.

Web 2.0: una rete di affari e di nuove figure lavorative


di Nazzarena Luchetti

“I dieci lavori più richiesti negli Stati Uniti solo cinque anni fa non esistevano, è la dimostrazione tangibile di come il mondo sia in continua evoluzione”, esordisce così Guido Grandinetti, Amministratore Delegato della “GG Company”, società di consulenza per lo sviluppo del business attraverso la rete, nel convegno che si è tenuto il 25 febbraio all’Abbadia di Fiastra. Tema del convegno: la comprensione delle possibilità del Web 2.0 e l’utilizzo mirato dei molti strumenti che la rete offre. Il dott. Grandinetti ha spiegato, con chiarezza e senza tecnicismo da addetti ai lavori, di quali e quante opportunità ci sono per fari affari con la rete nell’epoca del Web 2.0 utilizzando i vari processi di comunicazione che possono scaturire con l’uso mirato della rete e dei suoi sistemi di relazione.
Il fine è quello di mostrare come la rete sia diventata imprescindibile per il lavoro, perché è vero che i sogni e le idee muovono il mondo ma il vero motore sono i mezzi di comunicazione e Internet costituisce la strada più veloce e competitiva per arrivare all’obiettivo. E l’aspetto fondamentale è che è davvero alla portata di tutti.

L’utente come consuma(t)tore
Web 2.0 non è altro che una evoluzione di Internet; rispetto al Web 1.0 degli anni ‘90, molto più statico, siamo passati a un Web caratterizzato da una comunicazione “attiva” poiché l’utente non è più semplice fruitore di un servizio ma contribuisce alla creazione del servizio stesso; come afferma Guido Grandinetti, il consumatore, nell’evoluzione del web, è diventato “consumattore”.
Il Web 2.0 si configura come una piattaforma di molteplici concetti e servizi, una nuova frontiera per la conoscenza e per le attività: se si potesse definire con un’unica parola questa sarebbe “partecipazione”, perché la comunicazione, l’interazione e la condivisione tra le persone è la ragione dell’esistenza di questa piattaforma. In altre parole, il Web 2.0 si può paragonare a un centro gravitazionale, un insieme di principi e di procedure che collegano un autentico sistema solare di siti, blog, forum. Un vero sistema di interazione e comunicazione, dove ciò che conta non è solo il centro, ma la “lunga coda”, ovvero le persone, le aziende con le loro idee, i loro gusti, le loro scelte, le loro opinioni che influiscono sulla nascita e sviluppo di un marchio, sulla sua trasformazione ed evoluzione. Anche se ovviamente è necessaria una competenza centrale, sono gli utenti che aggiungono valore al web e in questo senso si può dire che il web è democratico per eccellenza.
Tutti possono contribuire alla conoscenza (vedi a esempio Wikipedia o Citizen journalism): si possono confutare opinioni, scrivere recensioni, si può dire nel bene o nel male ciò che si vuole.

Misurabilità dei risultati
Attraverso i social media l’utente condivide, filtra e commenta. Se gli utenti dimostrano di non apprezzare alcune funzioni queste vengono tolte, altrimenti vengono estese maggiormente. Una delle caratteristiche del web è infatti la misurabilità dei risultati che porta a trovare le soluzioni più efficaci. Da queste interazioni scaturiscono infinite idee, si anticipano le esigenze degli utenti e si promuovono studi di mercato su ciò che emerge dalla rete. Il Web 2.0 infatti ottiene il rendimento maggiore con l’intelligenza collettiva che è anche il filtro che ne seleziona il valore.
Le applicazioni di questo cervello globale si evolvono continuamente creando un asset strategico in cui si producono e condividono idee facendo comunità e facendo impresa. Tutto in tempo reale. Il successo del web infatti è la capacità di sfruttare l’intelligenza collettiva hic et nunc . E non è solo l’immediatezza a caratterizzare il web ma anche la velocità con cui avviene l’aggiornamento; il capo sviluppatore di Flickr ha dichiarato che il loro personale pubblica nuovi contenuti ogni mezz’ora.

Valore al merito
Per essere un mezzo che crei risorse, il web va comunque usato nel modo giusto. Le aziende che decidono di affidarsi alla rete (non farlo vuole dire in un futuro non lontano essere fuori dal mercato) devono avere ben chiara la strategia da seguire: non basta conoscere i vari tags, avere un blog, o essere iscritti a Facebook o Twitter, per fare affari è necessaria prima una pianificazione e una strategia di marketing. La semplice presenza in rete da sola non è sufficiente a generare profitto; solo una costante e corretta attività può portare a risultati, in questo senso la rete è uno dei pochi strumenti alla portata di tutti che valorizzi il merito perché premia chi produce contenuti e prodotti di qualità.
C’è da dire comunque che la resistenza maggiore delle persone al web è dovuta alla presunta difficoltà a capire un linguaggio troppo complesso; i sistemi oggi si sono estremamente semplificati ma è importante, a proposito, che le istituzioni locali si facciano promotrici per una maggiore diffusione dell’utilizzo della rete per il mondo del lavoro facilitando un accesso più semplice alle tecnologie attivando ad esempio dei corsi di formazione per comprendere l’utilizzo e l’enormi potenzialità che il Web ha sul mondo del lavoro.
La comprensione e l’uso di Internet e delle tecnologie correlate ha portato negli ultimi anni alla nascita di nuove figure professionali: il web marketer, il blogger (cura e gestisce il blog), il community manager (gestisce forum, crea contenuti…), il web engineer (progetta servizi e applicazioni basati sul web per aziende) e molte altre ancora. Già adesso inoltre c’è concorrenza tra fornitori di dati, venditori di applicazioni e per la proprietà di determinate classi di dati centrali: indirizzi, identità,codici di identificazione di prodotti.
Guido Grandinetti suggerisce che il regalo più lungimirante (e poi neanche tanto) che si può fare ai propri figli è la registrazione del dominio del nome in rete: vista la velocità con cui si evolve la rete avere un sito registrato con il proprio nome è un modo per investire sul futuro.
In sintesi, la vera opportunità del Web 2.0 è quella di generare contatti umani e i contatti, se ben gestiti, generano rapporti di lavoro. Capire questo vuol dire capire dove sta andando il mondo.

Wikipedia: enciclopedia online e collaborativa
Twitter: sms globali
Youtube: condivisione video
Facebook: social network, la più grande forma di dialogo del mondo
Ebay e Amazon: e-commerce per la compravendita di oggetti
Google AdSense: pubblica annunci pubblicitari
Plaxo: rubrica online e social network
Gmail: Posta elettronica con varietà di opzioni
Google Maps: ricerca e visualizza gli indirizzi
LinkedIn: social network per trovare lavoro
Viadeo: social network finanziario
WordPress: permette la creazione e la gestione dei blog
Flickr: consente la condivisione di fotografie personali
Xing: business social network professionale
Citizien Journalism: giornalismo partecipativo
MySpace: social network di musica e intrattenimento

Tagliati finanziamenti Fse alle Provincie: trattenuto un ulteriore 10%

La premessa
La Legge regionale n° 2 del 18 gennaio 1996 ha come oggetto la delega alle Province delle funzioni amministrative relative alle attività formative cofinanziate dall’Unione Europea. Questa legge prevede l’assegnazione alle Province del 75% delle risorse provenienti dal Fondo Sociale Europeo e una quota pari al 25% trattenuta dalla Regione che provvede a gestirla direttamente. La Regione utilizza questo provento per l’attuazione di progetti di elevata specializzazione o direttamente incidenti nella programmazione regionale generale o di settore, ovvero coinvolgenti aree comprese nel territorio di più province, o ancora per progetti derivanti dall’attuazione di accordi con le parti sociali o da protocolli d’intesa con Enti a carattere nazionale.

Il fatto nuovo
Quanto esposto nella premessa è stato cambiato. La Regione Marche, con Legge regionale n° 31 del 22 dicembre 2009 (legge finanziaria regionale 2010), ha modificato a proprio vantaggio le percentuali di distribuzione dei fondi penalizzando così le Province. Infatti la quota di finanziamento comunitario a titolarità regionale è stata portata al 35% delle risorse, comprimendo di conseguenza la parte economica provinciale al 65% per l’attuazione delle politiche del lavoro e della formazione, accentrando maggiormente la gestione delle risorse FSE a favore della Regione stessa.

La conseguenza
Spiega l’Assessore Blarasin: dal punto di vista strettamente formale, sottrarre risorse economiche alle Province significa far venir meno il principio del decentramento amministrativo richiamato dall’art. 5 della Costituzione, secondo il quale la Repubblica deve operare il più ampio decentramento possibile. Dal punto di vista pratico, soprattutto in questo momento reso difficile dalla crisi economica che ha duramente colpito il mondo del lavoro, la sottrazione di una parte consistente del contributo vuol dire penalizzare i terri-tori che vedranno ridotti gli interventi finalizzati a sostenere lo sviluppo e a contrastare la disoccupazione. E’ una decurtazione che nulla ha di logico, in quanto ogni Provincia conosce le difficoltà e le emergenze del territorio di competenza e può agire in modo mirato per dare risoluzione positiva alle stesse.

lunedì, febbraio 08, 2010

Gli artigiani CNA sono interessati a realizzare aggregazioni d’impresa

La CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato, ha presentato ad oltre 100 imprenditori artigiani , venerdì 5 febbraio presso l’Hotel Grassetti di Corridonia, la proposta per favorire gli accordi per costituire reti d’impresa .
All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale all’industria e all’artigianato Fabio Badiali e l’assessore provinciale alla formazione professionale Andrea Blarasin.

I relatori sono stati il prof. Gian Luca Gregori, preside della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche , e il consulente d’impresa dott. Giovanni Ciafrè.

Sono state presentate le risultanze di un lavoro fatto su 98 imprese artigiane e della pmi . interessate al nostro progetto Reti d’impresa – interviene Maurizio Tritarelli presidente provinciale della CNA di Macerata- che abbiamo proposto alla categoria e che coglie nel segno l’esigenza di una profonda innovazione nel modo di fare impresa.

L’obbiettivo è quello di creare le condizioni per un’impresa aperta, intelligente,attenta ad utilizzare tutte le informazioni, la formazione, disponibile al confronto, al dialogo e soprattutto disponibile a sviluppare forme di aggregazione e di collaborazione con altre imprese per realizzare sinergie comuni allo scopo di realizzare economie di scala, recupero di efficienza, dinamicità, nuove forme di presenza sui mercati, Un percorso che pur difficile, in quanto sarà necessario superare un modo di pensare tradizionalmente individualistico, può essere percorso con l’ausilio dei nuovi contratti di rete d’impresa e con l’assistenza della CNA.

giovedì, febbraio 04, 2010

Tolentino: prima edizione della Scuola di Formazione Politica

Il Circolo Politico Culturale Luigi Sturzo di Tolentino ed il Circolo Montolmo di Corridonia, in collaborazione con la Fondazione Magna Carta, sono lieti di presentare la prima edizione della Scuola di Formazione Politica che si svolgerà da febbraio a giugno (per un totale di 12 lezioni) nelle location di Corridonia e Tolentino.La Scuola di Formazione Politica sarà inaugurata dal Senatore Filippo SALTAMARTINI in occasione dell’incontro “La cittadinanza sociale nel pensiero di Don Luigi Sturzo e dei cattolici liberali” che si svolgerà sabato 6 febbraio 2009, alle ore 18.00, presso la Sala Nerpiti del palazzo Sangallo di Tolentino.
All’incontro interverrano altresì Francesco VALLI, presidente della Fondazione Magna Carta, Giulio ARGALIA, presidente della Fondazione Magna Carta Marche, Consuelo ZAMPONI, presidente del Circolo Politico Culturale Luigi Sturzo di Tolentino, Lucia QUINTABA', presidente del Circolo Montolmo di Corridonia, Alessandro MASSI e Riccardo GARBUGLIA responsabili della Scuola di Formazione Politica.
“La conoscenza determina il tuo futuro”, è questo il motto ed il significato intrinseco che gli organizzatori vogliono diffondere. Non una Scuola partitica, bensì una Scuola di politica intesa come “strumento per regolare gli ingranaggi della macchina sociale”, quindi di interessarsi dei problemi della gente, delle necessità delle comunità e del territorio. Un’iniziativa rivolta a tutti quei cittadini, giovani e meno giovani, che hanno voglia di comprendere ed approfondire la coscienza sociale, di individuarne i problemi, crearsi delle opinioni, discuterne con chi ne ha diverse e dare vita a iniziative per risolverli.
Da febbraio a giugno si parlerà quindi delle risorse umane e dei servizi comunali (Dott. Francesco MASSI), dell’assetto regionale dello stato (Prof. DI COSIMO), delle linee guida del bilancio degli enti locali (Dott. Aldo SALCICCIA - Dott. Gilberto CHIODI), della formazione, europa, provincia (Dott. Andrea BLARASIN), delle linee guida di una finanziaria (Sen. Mario BALDASSARRI), del credito e finanza (Dott. Paolo PICCARDONI), della protezione e prevenzione del territorio (Dott. Guido BERTOLASO), del saper comunicare in politica (Dott. Pietro DE LEO), della tutela della famiglia (On. Luisa SANTOLINI), del workfare e del welfare (On. Giuliano CAZZOLA), della politica estera (On. Gianni DE MICHELIS) ed infine delle politiche giovanili con il Ministro Giorgia MELONI.

Microcredito, un progetto dal successo preannunciato

Senza dubbio avrà un notevo successo, dati i presupposti, il Progetto Microcredito Etico Sociale pomosso dalla Provincia di Macerata in collaborazione con le BCC del territorio. "Il Microcredito è uno strumento finanziario nuovo - spiega l'Assessore provinciale alle Politiche del Lavoro, Andrea Blarasin - pensato per le necessità del nostro tempo, per rispondere a circostanze in cui una disponibilità finanziaria immediata aiuta a superare una situazione critica. Questo progetto è una risposta per bisogni caratterizzata da: straordinarietà, il fabbisogno finanziario del richiedente dovrà essere temporaneo, inaspettato e non affrontabile con la propria disponibilità economica; essenzialità, cioè dovrà essere legato ad un bisogno primario del soggetto; sostenibilità, il soggetto dovrà avere una qualche fonte reddituale che gli consenta di restituire il prestito; progettualità, la richiesta di microcredito dovrà essere legata ad un investimento finalizzato al miglioramento della propria condizione di vita".
A disposizione del progetto, la Provincia ha inserito ben 100.000 euro, mentre i piccoli prestiti garantiti prevedono un tetto massimo di 3.000 euro da restituire entro 36 mesi secondo le effettive capacità reddituali del debitore. Per tutti i dettagli, basta rivolgersi alle filiali locali delle varie BCC di Matelica, Castelraimondo, San Severino, Camerino, oppure presso le sedi Caritas della Diocesi di Fabriano - Matelica (presso la Vicaria di Matelica in via Parrocchia, 3 - referente Remo Tavolini; 333-7790573) e della Diocesi di Camerino - San Severino (in via Roma, 2 a Camerino, tel. 0737-630283).

tratto da "Geronimo" del 04/02/2010

mercoledì, gennaio 27, 2010

Provincia in campo a sostegno delle imprese

Macerata - Presentati ieri dall’amministrazione provinciale due bandi per il sostegno al lavoro. “Si tratta di misure tampone, che certamente non risolvono il problema della precarietà del lavoro e della perdita dei posti di lavoro in questo periodo di incertezza nel quale stanno anche chiudendosi molte casse integrazione”, ha spiegato il presidente Franco Capponi, “ma sono misure che certamente aiutano le imprese del territorio a mantenere e ad incrementare i posti di lavoro”, ha aggiunto l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Andrea Blarasin.
Gli avvisi pubblici riguardano infatti l’erogazione di contributi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici e per favorire le nuove assunzioni. Si tratta di un impegno di spesa dell’ente di circa 330 mila euro, ripartito in modo che, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per prevenire fenomeni di precarietà e di discontinuità lavorativa, siano stanziati 188 mila euro, mentre per lo sviluppo di percorsi di integrazione e per il re-inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati vengono stanziati 140 mila euro, al fine di incentivare assunzioni a tempo determinato o indeterminato part-time e full-time. “In un momento certamente non facile per l’economia, misure come queste possono dare respiro alle imprese del nostro territorio che per un certo periodo di tempo possono usufruire di un benefit pubblico per mantenere il lavoratore al suo posto di lavoro, o per assumere nuovo personale da inserire nella struttura produttiva”, ha detto il presidente Capponi, sottolineando tuttavia il ritardo delle linee guida giunte dalla regione Marche sulle misure a sostegno del mercato del lavoro, che avevano bisogn di un’urgenza particolare. Regione Marche che secondo Capponi si appropria di misure non sue, “in quanto questi fondi provengono sempre da Roma o dai fondi europei”, poi sta all’ente territoriale gestirli, per sostenere l’economia del territorio.
A questo proposito, prosegue il presidente della provincia di Macerata, “va dato atto alla Provincia di Macerata di aver risparmiato un milione di euro da destinare a misure a sostegno del lavoro, perché non sempre la Cassa integrazione si risolve in modo facile e felice”.
La stessa esperienza di sostegno al mercato del lavoro è stata fatta già nel 2009 con ottimi risultati, ha affermato l’assessore Andrea Blarasin, mettendo in luce come dai settantasette tirocini attivati grazie al fondo provinciale, quarantuno si siano trasformati in assunzioni.
I bandi sono disponibili al sito internet della provincia http://www.provincia.mc.it/ e www.lavoro.mc.it/

tratto da "Corriere Adriatico" del 26/01/2010

sabato, gennaio 16, 2010

Dimar: nessuna crisi per un'azienda che non licenzia ma assume

Una scultura monumentale in marmo e cristallo, opera di Sandro Piermarini, si erge davanti allo stabilimento della Dimar (Distribuzione ittica marchigiana), azienda di Corridonia più nota come “Sapore di mare”: è evidente che qui non c’è solo commercio ma anche cultura.
La Dimar è stata fondata nel 1992 grazie a una intuizione di Giorgio Longhi, che si avvale della fattiva collaborazione di tre soci, Andreina Mucci, Massimo Mucci e Giovanni Cuoghi. Ognuno dei quattro soci ha una sua competenza e in azienda segue il proprio settore; attualmente hanno 90 dipendenti, 65 punti vendita sparsi in tutta Italia, tra negozi di proprietà e affiliati, e il giro di affari ruota intorno ai 50 milioni di euro l’anno.
“Sapore di mare” commercia il pesce surgelato, prodotto che arriva in azienda da tutto il mondo: l’80% è importato (la gran parte viene congelata a bordo dei pescherecci) e il resto è prodotto nazionale (merluzzetti, panocchie e busbane) che viene direttamente lavorato in ditta.
Fa da guida all’Assessore Andrea Blarasin la responsabile delle risorse umane Cristina Traini che spiega: “Il 50% del prodotto viene venduto direttamente tramite i nostri punti vendita, un altro 50% è destinato ai rivenditori all’ingrosso mentre un quantitativo minimo è destinato alla piccola distribuzione”.
Nello stabilimento il magazzino occupa uno spazio importante: è in pratica un congelatore di dimensioni spropositate, dove la temperatura è -20° e i pesci vengono collocati in interminabili scaffalature; va da sé che il personale addetto indossa un abbigliamento polare. In questo settore merceologico si può pensare che l’innovazione sia una cosa relativa, da ridurre alla presentazione di diverse tipologie ittiche ma alla Dimar non è così, infatti un logo anticipa la novità della Dimar: “Dorati di mare”.
“Stiamo sperimentando in due città del nord – afferma Cristina Traini – a Orzinuovi, in provincia di Brescia, e a Vicenza, delle friggitorie molto particolari. La cottura avviene all’istante e il cibo si può asportare o può essere consumato sul posto durante una pausa-lavoro o con tutta la famiglia. Il test sta dando ottimi risultati”. Alcune specialità? Lenticchia con il pesce, gnocchi alla cambusa e polpo all’isolana!
In altri termini la Dimar è una realtà imprenditoriale del territorio maceratese che sta passando indenne la crisi, non ha effettuato licenziamenti anzi ha operato diverse assunzioni.
Durante la sua visita l’Assessore Blarasin ha potuto anche constatare l’efficienza delle cinque persone disabili assunte, come siano perfettamente integrate nell’ambiente lavorativo e, soprattutto, come svolgano al meglio i compiti loro affidati che, spesso, sono anche di responsabilità. Un altro esempio di come l’etica inserita nel lavoro porti un valore aggiunto alla crescita sociale.

Fernando Pallocchini

Soverchia Marmi: l'Assessore Blarasin visita un'azienda a gestione familiare giunta alla terza generazione

E’ un segno d’arte quello che accoglie l’Assessore Andrea Blarasin: una moto ricavata da un blocco unico di marmo e lavorata con il laser, un insieme di forme dal marcato dinamismo futurista.
E’ il simbolo di un’azienda in movimento nata nel 1945 da una idea di “nonno Giovanni” che, stanco di fare il trasportatore in Africa, torna a casa e con il gruzzoletto risparmiato rileva un’azienda di manufatti in cemento. “La ditta è progredita fino a ora – racconta un altro Giovanni Soverchia – e, sempre a gestione familiare, siamo giunti alla terza generazione”.
Oggi in azienda ci sono 40 addetti, la crisi non ha portato licenziamenti né cassa integrazione, causando solo la mancanza di straordinari e regalando ai dipendenti ferie tranquille: una ditta solida. All’aperto sono depositati impressionanti blocchi di marmo provenienti da ogni parte del mondo: Brasile, India, Sud Africa. Il marmo, oltre 300 tipi, lo importano direttamente e sono anche esclusivisti della produzione di una cava del Montenegro dalla quale si estrae il “maljat”, un bel prodotto di cui è stata registrato anche il nome.
“Operiamo costanti investimenti – precisa Giovanni – acquistiamo nuovi macchinari che ci permettono nuove lavorazioni con cui ampliamo l’offerta dei nostri prodotti alla clientela”. La “Soverchia Marmi” è l’unica ditta al mondo a realizzare pannelli in onice decorati a intarsio con una retroilluminazione autoportante dall’effetto spettacolare.
La produzione di questa azienda sanseverinate, che vede nell’intarsio il suo punto forte, viene assorbita sia dal mercato nazionale che da quello estero, in particolare da Asia ed Africa con i semilavorati e da Giappone e Israele che preferiscono i lavori finiti.


L’Assessore Andrea Blarasin, durante la visita a questa impresa che è stata insignita del “Premio Etico”, ha chiesto notizie delle persone disabili che lavorano in azienda. “Siamo davvero soddisfatti – ha spiegato Giovanni Soverchia – sia per come si sono integrate presso di noi che per l’efficienza dimostrata: una signora è alla reception e un ragazzo è un ottimo ragioniere nel reparto commerciale”.
Blarasin domanda anche del Ciof. “Il rapporto con il Centro per l’Impiego di Tolentino – non ha esitazioni Giovanni nel rispondere – è buono e collaborativo”. Illustrando il nuovo bando emanato dalla Provincia a sostegno delle aziende e finalizzato a nuove assunzioni, l’Assessore stimola l’interesse dell’imprenditore: un segno positivo a testimonianza che la strada intrapresa dall’Amministrazione provinciale, guidata dal Presidente Franco Capponi, è quella giusta per dare nuovi stimoli al mondo del lavoro.

venerdì, gennaio 15, 2010

Validation of Prior Learning: dall'Olanda una innovazione nel mondo del lavoro

Recentemente l’Unione Europea ha deciso di fare della conoscenza la base della competitività dei territori membri. Oggi le trasformazioni del mercato del lavoro e l’occupazione poco stabile e in costante mutamento, rendono ormai obbligatorie per gli individui la dimostrazione delle competenze acquisite e la loro “capitalizzazione”.
Il valore del singolo individuo deve interagire con il ruolo dell’impresa. Per questo è importante, finalizzato all’integrazione dei due sistemi, un modello di validazione che valorizzi le competenze individuali.

Cos’è il VPL
Il VPL (Validation of Prior Learning) è un processo che analizza, valuta, valida e assicura il riconoscimento delle competenze del lavoratore nell’azienda in funzione delle sue reali competenze.
Il sistema ha lo scopo di migliorare il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze comunque e ovunque acquisite, vale a dire l’intero capitale umano. Il risultato è una certificazione che, in Olanda, permette ai lavoratori di ottenere titoli fino al diploma con validità nazionale.
Il modello, nato in Olanda, costituisce uno strumento di promozione globale della persona e, visto che è collegato all’azienda, è contestualmente uno strumento di sviluppo aziendale. Esso è costruito sui principi europei per l’apprendimento non formale e informale e in coerenza con il quadro europeo per le qualificazioni.

Chi lo gestisce
L’Olanda è il paese europeo che ha avvertito l’esigenza di valorizzare le competenze trasformando, già nei primi anni ‘90, i propri sistemi educativi e formativi verso l’apprendimento permanente, arrivando a includere nell’ambito della validazione gli apprendimenti non formali e informali. Successivamente il Governo centrale ha lasciato la gestione del sistema di validazione a strutture decentrate di ricerca e sperimentazione, con un ruolo attivo delle parti sociali, e sostenuto l’implementazione diretta del sistema all’interno delle organizzazioni del lavoro.

Gli effetti
L’azione ha portato gli effetti sperati. Già nel 2002 si stimavano circa 6.000 persone inserite in procedure di validazione all’interno di 500 organizzazioni. Attualmente il modello di VPL, in costante evoluzione e crescita, è largamente utilizzato da aziende pubbliche e private, oltre che da associazioni, verso categorie svantaggiate, quali i lavoratori disabili.
In Olanda la procedura di VPL è a sistema; permette quindi agli individui di ottenere una certificazione delle competenze che può corrispondere formalmente a un diploma valido a livello nazionale. Inoltre la legge obbliga le aziende che licenziano a validare le competenze dei lavoratori.

Come funziona il modello VPL
L’operatore che applica la procedura del modello, propone un percorso che si realizza all’interno dell’azienda e si basa sulla sua realtà specifica. Nell’azienda l’operatore osserva e analizza l’organizzazione dell’azienda stessa, ne fa un’analisi e formula il profilo, gli aspetti chiave, le relative competenze e, per ognuna di queste, gli indicatori: questi rappresentano il metro di valutazione delle competenze dei lavoratori. Successivamente, la stessa analisi viene rivolta ai lavoratori a cui è richiesta la compilazione di un portfolio che riporti tutte le esperienze del soggetto (educativo-formative, professionali, hobby) per le quali viene richiesto di documentare le competenze acquisite. Tali competenze dichiarate dal lavoratore vengono poi valutate rispetto agli indicatori definiti in precedenza. Questa valutazione mette in luce tutte le competenze che la persona possiede, spesso sconosciute all’azienda e allo stesso lavoratore. Le competenze del lavoratore rispondenti agli indicatori saranno quindi validabili. Per quelle che non soddisfano tali indicatori, il lavoratore potrà accedere a percorsi formativi progettati appositamente e la formazione, se svolta in azienda, riduce i periodi di assenza del personale. La validazione delle competenze acquisite è spendibile, quindi, all’interno dell’azienda ma anche come scambio verso l’esterno.
In sintesi, azienda e lavoratore vengono guidati in un percorso che mira alla consapevolezza del proprio potenziale (riferito al lavoratore) e dei propri bisogni (riferiti all’azienda), alla rielaborazione dell’approccio e alla successiva definizione degli obiettivi di sviluppo.

Quattro figure chiave

Per la realizzazione pratica del modello VPL si prevede il coinvolgimento di quattro figure professionali: un supervisore, che deve avere conoscenze pregresse, è la figura principale in quanto gestisce tutte le fasi della procedura; un tutor dei lavoratori, che è un dipendente dell’azienda e assiste i lavoratori nella stesura delle competenze, e due assessor, uno interno all’azienda e uno esterno, con lo scopo di garantire l’obiettività nella valutazione delle competenze tenendo in conto sia la prospettiva dell’azienda che una realtà più generale di inserimento.

Due soggetti centrali
Il modello VPL è reale e concreto, in grado di produrre effetti economici, integrando nei fatti sistema produttivo, mercato del lavoro e formazione. Il modello centra la propria attenzione sull’individuo e sul suo processo di apprendimento, dimostrando che si apprende da ogni ambito di vita e come gli apprendimenti stessi possano essere impiegati per la crescita professionale e personale. A questo viene affiancato il ruolo dell’impresa quale soggetto di sviluppo economico e sociale dei territori che mira all’investimento ottimale delle risorse.

Sperimentazione a Macerata
La sperimentazione del modello VPL, sull’esempio dell’esperienza olandese, è stata condotta in provincia di Macerata nell’ambito del progetto Equal “Investing in People” da parte della Provincia con diversi partner territoriali.
Il modello, ricordando che può essere sviluppato su qualsiasi tipo di azienda, lavoratori, associazioni, ha preso in considerazione due target di lavoratori, quelli più a rischio di espulsione dal mercato del lavoro, gli over 45 e le persone disabili e che in genere hanno più difficoltà a valutare pienamente le competenze possedute e le proprie potenzialità.
La sperimentazione del modello operata dalla Provincia ha portato apprezzamenti a livello nazionale ed europeo. Riconoscere le competenze potrebbe portare in futuro a gestire meglio anche i lavoratori immigrati: sapere cosa sanno fare permet-te di inserirli meglio nel paese ospitante ma anche di gestire meglio il ritorno al paese d’origine facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Tre giovani imprenditrici: un bell'esempio di coraggio e capacità

Nella foto Giorgia, Cristina e Monica, tre giovani ragazze che non hanno esitato ad affrontare il lavoro in modo autonomo senza ingrossare le file del collocamento. attendere un lavoro che scenda dall’alto e questa loro scelta nel tempo si è rivelata quella giusta: l’iniziativa paga. Tanto che la loro attività, l’asilo nido “Bimbo mania” a Sforzacosta, si è trasferito nei locali più ampi di via Tano in modo da poter soddisfare le crescenti richieste e offrire un servizio migliore.
Oggi possono accogliere fino a 23 bimbi da 0 a 3 anni, sono aiutate da due assistenti e insieme si prendono cura dei piccoli ospiti, cucinando per loro, svolgendo attività ludiche ed educative e, all’occorrenza, mettendoli a nanna.

Politiche giovanili: intervista all'Assessore Andrea Blarasin

Quale futuro per i giovani?
“La formazione dei giovani è una delle principali criticità – esordisce l’Assessore Andrea Blarasin – i giovani entrano troppo tardi nel mondo del lavoro e con conoscenze poco spendibili, per cui ne restano ai margini per mansioni e stipendi. Il loro futuro occupazionale dipende dall’integrazione tra i percorsi d’istruzione e di formazione da rinnovare e il mercato del lavoro”.

Per agire in tale direzione quali sono i percorsi da intraprendere?
“Credo sia necessario facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, evitando i tempi lunghi che alimentano una allarmante disoccupazione intellettuale di lunga durata. E’ necessario un potenziamento dell’alternanza scuola/lavoro, dei servizi di orientamento nelle scuole, università, Ciof e privati, le borse lavoro e i tirocini, verificandone opportunamente l’effettività e la valenza formativa oltre alle garanzie o opportunità occupazionali finali”.

Come colmare il gap tra scuola e mondo del lavoro che richiede tecnici di valenza superiore?
“Occorre rilanciare l’istruzione tecnico professionale – risponde l’Assessore – colmando la lacuna di tecnici e professionali intermedi e superiori: è una opportunità sia per i giovani che per le imprese. La ripresa non può prescindere dalla rinascita del manifatturiero e del made in italy storicamente collegati agli istituti tecnici.

Dal punto di vista operativo quali sono le azioni da avviare?
“Oltre alla riforma degli Istituti tecnici e professionali – continua Blarasin – e a una adeguata attività di informazione e orientamento, sarà essenziale il lavoro su Its, Ifts e su corsi di formazione e aggiornamento nelle professioni tecniche svolti nei luoghi di lavoro e in ambiente lavorativo”.

Ci sono altri settori strategici per la formazione?
“In questa fase è particolarmente strategico il settore sanitario con la grande partita della riqualificazione degli Oss ma è anche importante la sicurezza sul posto di lavoro, che non si affronta alla radice senza una continua attività di formazione e informazione. Altre figure vanno individuate ascoltando gli attori del territorio e svolgendo serie e professionali ricerche sui fabbisogni formativi e occupazionali che indirizzino la programmazione”.

Quali interventi necessitano per le fasce sociali più deboli?
“Si avverte il bisogno – tiene a precisare l’Assessore Andrea Blarasin – di porre maggiore attenzione, anche attraverso la realizzazione di interventi specifici e mirati, verso quelle categorie particolarmente deboli come le donne, per ridurre le disparità di genere, gli immigrati, per favorire il processo di integrazione sociale, gli svantaggiati in generale per consentire loro il raggiungimento di titoli e, nel contempo, il miglioramento delle loro competenze attraverso azioni formative anche personalizzate”.

Per l’attuale periodo di crisi le nuove tecnologie sono di aiuto?
“Certamente le nuove tecnologie applicate alla formazione potranno dare un valido contributo, con la creazione, il potenziamento e l’utilizzo di Fad e tecnologie e-learning. Una crisi senza precedenti presuppone risposte senza precedenti, non basate sulla gestione dell’ordinario con strumenti ordinari, c’è bisogno di risposte straordinarie e di un impiego di risorse, non solo economiche ma soprattutto dell’ingegno e della creatività, che devono avere carattere di straordinarietà”.

giovedì, gennaio 14, 2010

Formazione: il capitale su cui investire


di Nazzarena Luchetti

La formazione e l’istruzione, oltre a costituire elementi di innovazione per competere nel mercato, rappresentano una grande forza economica.
L’espressione “capitale” per molti indica un conto bancario, azioni, beni materiali; la formazione è un patrimonio intangibile, capitale umano che si costituisce tramite la famiglia, l’ambiente sociale, l’istruzione, le esperienze di lavoro.
Nel periodo della rivoluzione industriale e nei primi anni del capitalismo, nell’era delle catene di montaggio fino all’era del boom tecnologico degli anni ‘60, sembravano di gran lunga più importanti le macchine e le materie prime. Poi il boom demografico, il benessere economico, l’aumento della scolarizzazione ha portato come conseguenza una maggiore valutazione delle risorse umane. Ma, pur essendosi sviluppato in Europa prima che altrove, lo sviluppo economico moderno ha investito sul capitale umano con un forte ritardo, cosa che invece non è accaduta negli Stati Uniti dove l’investimento sulle capacità umane è stato determinante per la crescita economica del paese.
Nei paesi europei c’è sempre un approccio più elitario di quello americano nei confronti della formazione. Ciò è più grave in Italia perché non sfrutta le grandi potenzialità tipiche della sua economia e società. Il nostro è un paese fatto di piccole medie imprese, privo di materie prime o di grandi fonti di energia, deve quindi il suo sviluppo e la sua crescita produttiva all’ingegno di tanti.
L’Italia è il paese creativo per eccellenza, a volte però manca la cultura per gestire le idee, per trasformare un progetto in un asset economico. Prendiamo l’esempio di uno stato come l’India, che è diventata una potenza economica in campo mondiale soprattutto perché ha saputo investire sulle capacità e sulla formazione, anche se di pochi (la maggior parte degli abitanti vive ancora in povertà e nell’analfabetizzazione).
Oggi il mercato del lavoro è cambiato e sarà sempre più caratterizzato dalla ricerca di competenze, professionalità e specializzazioni, ricerca della persona ideale per ricoprire un determinato incarico, nella valutazione della sua effettiva capacità. E la formazione farà la differenza. E’ un valore da far proprio e da accrescere nell’arco della vita, per questo si parla di apprendimento continuo.
Occorre entrare in una ottica che il lavoratore cambierà più volte professione nel corso della sua esistenza. Certo, non è un’esperienza facile ricominciare e rimettersi in gioco ma bisogna vedere sotto un’altra luce queste esperienza. Senza nulla togliere al disagio portato dal dover ricominciare, il senso va cercato sul fatto che svolgere una nuova professione porta a sviluppare risorse interiori che a volte neanche si sa di avere. In fondo c’è sempre da imparare e dai momenti di crisi si esce anche acquisendo cose nuove, anche se spesso non corrispondono alla nostra vocazione.
Pensare alla formazione tenendo conto di due valori, la persona e il lavoro, vuol dire realizzare un’offerta formativa finalizzata all’occupabilità del singolo che può contare su un bagaglio di competenze con cui accedere al mercato del lavoro e restarvi, adattandosi ai continui cambiamenti sulla base di rinnovate conoscenze, abilità, competenze che portino anche a una maturazione sempre più articolata e profonda della personalità di ciascuno.
Ciò permette anche di giocare d’anticipo sulla domanda e offerta di professionalità secondo il principio di sussidiarietà che unisce Governo, Province, parti sociali per ancorare la formazione ai bisogni dei diversi territori. A tale scopo non serve creare nuove strutture quanto valorizzare e potenziare quelle esistenti puntando su un sistema integrato di servizi che vanno dal finanziamento dei piani formativi fino all’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Una formazione sempre più aperta grazie alla rete digitale che permette la creazione e condivisione di risorse didattiche a livello globale. Si suppone che entro il 2010 la riqualificazione interesserà il 13% della popolazione adulta (25-64 anni), una media comunque bassa; secondo l’Unione Europea sono ancora poche le persone ad avvalersi di attività formative.
In una economia basata sempre più sulla conoscenza, l’apprendimento continuo è fondamentale ai processi di cambiamento e di sviluppo anche perchè la formazione ha come obiettivo ultimo lo sviluppo e il benessere sociale.

domenica, gennaio 10, 2010

Lavoro e disabilità: dati di un decennio

Sono 2.034 le persone disabili che hanno trovato lavoro nel decennio 2000-2009 in provincia di Macerata, favorite in questo dalle procedure di collocamento mirato svolte dai Ciof di Macerata, Civitanova Marche e Tolentino che, così, hanno assolto la loro funzione di “mediatore” tra lavoratori e aziende.
Per il 68% di costoro, pari a 1.325 persone, si è trattato di assunzione a tempo indeterminato; una percentuale che varia nei tre comprensori, maggiore (76%) in quello civitanovese rispetto a Tolentino (60%) e a Macerata (58%).
L’impiego di persone disabili è prevalente nelle tipologie di lavoro manuale rispetto a quello intellettuale. Infatti su 1.325 assunzioni ben 926 hanno riguardato mansioni operaie e 399 incarichi impiegatizi.
Per quanto concerne le patologie delle persone disabili occupate, in 1.125 casi si è trattato di lavoratori affetti da disabilità fisica e in 200 casi disabilità psichica.
Nei Centri per l’ impiego – puntualizza l’Assessore al lavoro Andrea Blarasin – il collocamento mirato realizza l’incrocio domanda- offerta di lavoro con le aziende del territorio, tenendo conto sia delle esigenze aziendali che delle capacità lavorative della persona disabile, come dire la persona giusta al posto giusto”. L’intento è quello di promuovere percorsi formativi e progetti in conformità ai nuovi indirizzi in materia di welfare, favorendo un autentico lavoro di rete con i servizi pubblici e privati, il tutto finalizzato ad accrescere l’autonomia e la professionalità della persona disabile.

lunedì, gennaio 04, 2010

Convegno in Provincia su disabilità e lavoro. Blarasin: “Puntiamo sull’integrazione”

Macerata “Lavoro e Disabilità”, è stato questo il tema del convegno che si è tenuto a Piediripa, presso la sala convegni della Provincia. A dieci anni dalla legge 68/99, istituzioni e imprese si sono incontrate per discuterne: non più una legge vista come un’obbligo ma come un’opportunità. Le persone disabili non devono essere considerate inabili al lavoro, ma soggetti con capacità lavorative differenti, in grado di fornire il loro apporto al mercato del lavoro.
“La legge, abbandonata l’impostazione assistenzialista delle norme precedenti – ha commentato l’assessore provinciale Andrea Blarasin – ha gettato le basi per una politica attiva che lega occupazione e formazione con modalità negoziali poste in essere tra disabili, imprese e sistema di servizi. Tale legge pone un obbligo di assunzione delle persone con disabilità, disoccupate e regolarmente iscritte nelle liste di collocamento obbligatorio, alle aziende pubbliche e private”.Anche la Provincia di Macerata rientra in quest’obbligo per un numero di 8 unità e ha assolto il compito seguendo le modalità indicate dalla legge per gli enti pubblici e secondo un preciso ordine di priorità. Blarasin, sottolineando l’importanza di una cultura di integrazione, ha specificato in sintesi le tappe più significative che hanno caratterizzato il lavoro della Provincia sull’inserimento della persona disabile nel mondo del lavoro.

tratto da "Corriere Adriatico" del 04/01/2010

martedì, dicembre 22, 2009

Il Presidente della Provincia ha incontrato le forze produttive e sociali per dare vita al "Comitato provinciale sviluppo economico"

Primo incontro ufficiale del presidente della Provincia, Franco Capponi, con le forze economiche e sociali del territorio. Si è svolto nella sala consiliare della Provincia con la partecipazione dei rappresentanti della Confindustria, delle associazioni dell’artigianato, del commercio, dell’agricoltura, delle organizzazioni sindacali e della cooperazione, nonché della Camera di Commercio.
Per la Provincia erano presenti anche gli assessori Blarasin e Giorgi con i dirigenti dei settori Attività produttive, Lavoro, Formazione professionale. “E’ questo l’avvio di un tavolo di confronto – ha detto Capponi nell’introdurre i lavori – che l’Amministrazione provinciale intende tenere aperto per dialogare su singoli obiettivi, ma anche e soprattutto portare avanti nel quinquennio una strategia di sviluppo condivisa su area vasta e recuperare una visione unitaria del territorio”.
Il primo passo sarà la costituzione del Comitato provinciale per lo sviluppo economico, così come previsto nel documento programmatico 2009-2014 delle nuova Amministrazione, approvato il primo dicembre scorso dal Consiglio provinciale.
L’iniziativa assunta dal presidente della Provincia è stata accolta con favore da tutti gli intervenuti ed ognuno, parlando a nome delle rispettive organizzazioni, ha assicurato un apporto costruttivo al confronto. Entrando nel merito dei temi di maggiore attualità, il dibattito si è concentrato su fattori contingenti, a partire dalla crisi economica in atto ed i risvolti sul territorio maceratese. L’assessore al Lavoro, Andrea Blarasin ha ricordato le varie azioni messe in atto dalla Provincia, sia a favore della imprese, sia dei lavoratori e, riferendo di un progetto di riorganizzazione dei Centri per l’impiego al fine di potenziare la loro funzione centrale, cioè quella dell’incrocio tra domanda ed offerta di lavoro, ha lamentato il “fermo” in Regione di due bandi che la Provincia di Macerata, per prima nella Marche, ha presentato nei mesi scorsi: uno per agevolazioni finanziarie alle imprese che creano nuovi posti di lavoro ed uno per la stabilizzazione dei rapporti di lavori precari. Il presidente Capponi, nel chiedere alle organizzazioni sindacali e di categoria che fanno parte dei vari organismi regionali preposti di appoggiare in quelle sedi i due bandi della Provincia ha sottolineato pure, in senso negativo, la riduzione da parte della Regione dei trasferimenti alla Provincia (circa 10% in meno) dei finanziamenti derivanti dal Fondo sociale europeo.

tratto dal sito di "Cronache maceratesi" il 22/12/2009