Macerata - Nasce il «Comitato per la promozione della costituzione nelle Marche del Popolo della Libertà». L’iniziativa è stata presentata in conferenza stampa da Andrea Blarasin, consigliere comunale e provinciale, e da Silvano lommi, consigliere comunale. Lo scopo è di gettare sin da questo momento le basi quando confluiranno in un unico soggetto politico Alleanza Nazionale, Forza Italia, e gli altri partiti che hanno aderito al Popolo della Libertà. Il comitato è appoggiato, oltre che da Blarasin e da lommi, anche dai consiglieri regionali Guido Castelli, Franco Capponi, Francesco Massi, Ottavio Brini, Roberto Giannotti; e poi da Umberto Marcucci, vicepresidente del consiglio provinciale; dai consiglieri dei Comuni maceratesi Mirco Braconi, Alberto Pilato, Alessia Pupo, Valeria Ruiti Spurio, Giorgio Pollastrelli, Giuseppe Dezi e da consiglieri di altri Comuni marchigiani. Alla presentazione è stato detto che «occorre evitare di prendere decisioni tra pochi, ed è per questo motivo che è bene promuovere la costituzione del Pdl agevolando la partecipazione. E così le porte del Comitato sono aperte a tutti». domenica, maggio 11, 2008
Conferenza stampa di Blarasin. Si gettano le basi per il Popolo della Libertà nelle Marche.
Macerata - Nasce il «Comitato per la promozione della costituzione nelle Marche del Popolo della Libertà». L’iniziativa è stata presentata in conferenza stampa da Andrea Blarasin, consigliere comunale e provinciale, e da Silvano lommi, consigliere comunale. Lo scopo è di gettare sin da questo momento le basi quando confluiranno in un unico soggetto politico Alleanza Nazionale, Forza Italia, e gli altri partiti che hanno aderito al Popolo della Libertà. Il comitato è appoggiato, oltre che da Blarasin e da lommi, anche dai consiglieri regionali Guido Castelli, Franco Capponi, Francesco Massi, Ottavio Brini, Roberto Giannotti; e poi da Umberto Marcucci, vicepresidente del consiglio provinciale; dai consiglieri dei Comuni maceratesi Mirco Braconi, Alberto Pilato, Alessia Pupo, Valeria Ruiti Spurio, Giorgio Pollastrelli, Giuseppe Dezi e da consiglieri di altri Comuni marchigiani. Alla presentazione è stato detto che «occorre evitare di prendere decisioni tra pochi, ed è per questo motivo che è bene promuovere la costituzione del Pdl agevolando la partecipazione. E così le porte del Comitato sono aperte a tutti». venerdì, maggio 09, 2008
Giorgia Meloni: "aiuterò i veri eroi: i precari che hanno figli"
Roma - È il ministro più giovane della storia d’Italia. Ma lei non vuole enfatizzare, e sospira: «Così dicono gli uffici delle statistiche». Ha battuto per un anno il primato di Enrico Letta nel primo governo Prodi. Il primo abbraccio «a Fabio Rampelli, il dirigente che mi ha buttato in pista a 21 anni, candidata alla Garbatella. Quella sì che era una follia». Arriva alla cerimonia del Quirinale a piedi («sono 300 metri, che dovevo prendere? Il cavallo» ), dopo essersi avvicinata al centro con la sua ormai leggendaria Mini verde. Al ministero qualcuno era un po’ stupito. Lei si tiene ancorata al principio stabilito quando è diventata vicepresidente della Camera: «Se c’è un’esigenza di rappresentanza uso l’auto blu, se no guido da me». Facciamo l’intervista mentre corre da Palazzo Chigi a Saxa Rubra, per il primo programma televisivo del suo mandato. Chiedo speranzoso: «Qui c’è un’esigenza di servizio?». Giorgia Meloni sorride: «No, non mi pare». E così finiamo in quattro nella Mini (guida lei): il neo ministro, la sua portavoce Giovanna, e il suo caposegreteria Giovanbattista.Un minuto prima del giuramento al Quirinale dov’era?
(Sorride) «A brindare nel bar di Alfonso un nostro militante, che ha il locale in via IV novembre».
Sua madre Anna, si è emozionata più questa volta o per l’elezione a Montecitorio?
Sua madre Anna, si è emozionata più questa volta o per l’elezione a Montecitorio?
«Questa volta non se lo aspettava. Se le racconto cos’è successo oggi...».
Cos’è successo?
(Altro sorriso) «Stava facendo la spesa al solito banco del mercato della Garbatella, è arrivato uno della radio e si è messo a chiedere a quelli dei banchi: “Qualcuno conosce la Meloni?”».
E sua madre?
«Il pizzicarolo che in italiano sarebbe quello del banco degli alimentari, le ha lanciato un’occhiata e le ha detto: “Signò me sa che deve parlà lei”».
Sarebbe interessante sapere cosa ha detto la signora Anna.
«Non lo so neanch’io, anche a me farebbe piacere».
Parliamo di cose serie, adesso cambia il numero di telefono?
«Ma che scherza? Non lo cambio da dieci anni...»
Così la chiamano tutti...
«Ecco, approfittiamo dell’intervista, oggi sono riuscita a rispondere a 100 sms. Poi sono andata in tilt. Per i restanti 712 mi impegno a farlo prima della fine della legislatura».
Tutti che le chiedono il primo provvedimento...
«E io li deludo rispondendo: il primo non c’è. Come il secondo e il terzo».
Qui mi aspetto un colpo di scena.
(Sospira) «Vede, i provvedimenti arrivano, li devi varare. Quello che vorrei portare di nuovo è un’idea complessiva. L’idea che si devono cambiare le regole del gioco per la generazione precaria, ovvero quel popolo di persone dai 14 ai 40 anni che oggi devono vivere senza stipendio fisso, senza casa, senza la possibilità di costruirsi una famiglia»
E da dove si comincia?
«In un Paese come questo, che è in mano alle caste e ai privilegi, dalla rivoluzione del merito».
Ovvero?
«Sostituendo l’egualitarismo della sinistra un’idea un po’ chic e un po’ brutale per cui dovremmo essere tutti uguali, con l’uguaglianza».
Qual è la differenza?
«Aspirare all’uguaglianza del punto di partenza ovvero le pari opportunità per tutti piuttosto che l’uguaglianza del punto di arrivo, ovvero il livellamento di tutti».
Ha in mente degli strumenti per farlo?
«I primi due sono il prestito d’onore e la detassazione per le giovani imprese. Il che vuol dire sostenere i giovani, e i loro progetti, indipendentemente dal censo e dal loro patrimonio familiare. Ovvero rompere i privilegi delle rendite che hanno bloccato quelli che in questo Paese avevano delle idee».
Eppure oggi in Italia i giovani fanno notizia solo per delitti e violenze.
«Ed è un altro dei pallini che ho in testa. Passare dal racconto della degenerazione a quello di una generazione. Spostare i riflettori dalle storie di degrado, e provare a raccontare e a far emergere le piccole storie di coraggio quotidiano».
Lei usa la parola coraggio?
«Sì, che cos’altro serve per raccontare ragazzi e ragazze che devono lavorare il triplo per ottenere la metà dei loro padri».
Chi è secondo lei uno di questi eroi quotidiani?
«I precari che fanno figli anche se non sanno come riusciranno a pagargli la scuola. Noi, - intendo i media, la politica, le istituzioni - in questi anni abbiamo guardato solo ai bulli, ai teppisti, ai mostri da stadio. Adesso bisogna provare a voltare pagina».
Lei per anni ha fatto battaglia contro la Melandri, ora prende il suo posto.
«Non condividevo le sue idee, ma ovviamente riconosco che le ha sostenute con serietà e con grande impegno».
Teme la sua opposizione, adesso?
(Grande risata) «So che si era lamentata perché l’avevamo combattuta con un sito ironico politico, melandrina.it. Se riesce a fare meloncina.it mi tolgo il cappello».
sabato, maggio 03, 2008
Blarasin: "con Alemanno premiata la buona politica"
La destra sociale è particolarmente radicata nelle Marche e soprattutto in provincia di Macerata ove conta diverse centinaia di iscritti e molti amministratori locali. Con il suo attivismo e la vicinanza alle esigenze dei cittadini si è guadagnata le simpatie ed il rispetto della gente. Nell’ultima stagione dei congressi di A.N., dove si è presentata con destra protagonista contro la Destra di Storace, è stata determinante per tante vittorie, anche a Macerata.
E’ pertanto con un po’ di stupore che leggo qua e la le dichiarazioni di alcuni politici di lungo corso e di politici in erba su Alemanno, come si trattasse di un fenomeno nuovo e dirompente e che pertanto è necessario cavalcarne l’onda, fare alleanze ed altre cose di questo tipo.
Invece, quello di Roma non è stato un evento casuale, ma la giusta conclusione di un ottimo lavoro politico che Alemanno ha saputo costruire con umiltà, competenza e spirito di servizio nei confronti del centro destra e della gente.
Questo evento sarà ripetibile in altri luoghi solo se si abbandoneranno egoismi ed alchimie numeriche per volgere con attenzione, e non solo a parole, lo sguardo al nostro territorio ed alle sue esigenze oltre che al sociale, all’ordine pubblico, alla sicurezza, alle classi più deboli, alle famiglie e al lavoro.
Quando nei giorni scorsi ho chiamato, senza apparente riscontro, le forze socio-politiche ad iniziare un ragionamento prima sulle regole e sui programmi e poi eventualmente sui candidati a sindaco o a presidente della Provincia mi sono basato su quei capisaldi della buona politica irrinunciabili non solo per vincere le elezioni ma soprattutto per governare bene nell’interesse del territorio.
Senza conoscenza, regole e programmi concreti, neanche Alemanno avrebbe potuto vincere Roma. Pertanto, è su questi concetti che rinnovo l’appello prima che, passati gli entusiasmi, si torni ai soliti ragionamenti effettuati tra pochi nelle segrete stanze totalmente lontani dalla gente: quella gente che come abbiamo visto sa poi punire, anche senza appello.
Un ringraziamento particolare va a Roberta Cecchini, della componente destra sociale della provincia di Macerata, che è stata membro della segreteria organizzativa romana della campagna elettorale per Alemanno Sindaco.
Comunità Montana di Camerino: "Assessori assenteisti e indennità da capogiro"
LA SCELTA DEL GOVERNO Prodi di risparmiare sulla spesa pubblica chiamando in causa anche le Comunità Montane non appare del tutto peregrina, dinanzi alcuni dati che riguardano quella di Camerino: assessori «assenteisti» che percepiscono indennità da migliaia di euro per aver presieduto ad una manciata di sedute durante il 2007.
A SEGNALARE aspetti, a prima vista sconcertanti, è stato un consigliere di minoranza, Dario Morosi di Pievebovigliana. Nel 2007 la Giunta comunitaria camerte ha tenuto 23 sedute con l’adozione di 107 provvedimenti. Tra i sette membri (un organico corposo rispetto alle funzioni che al momento sono attribuite all’ente) dell’esecutivo ci sarebbero degli «assenteisti».
Attualmente la Comunità montana di Camerino è guidata dal presidente Luigi Gentilucci, Fabio Barboni è il vicepresidente e i cinque assessori sono Claudia Stefanelli, Gianfranco Tesei, Pietro Cecoli, Venanzo Ronchetti ed Ennio Ermini.
«L’ASSESSORE ai lavori pubblici Claudia Stefanelli (Ussita) - svela Morosi - ha presenziato soltanto a 6 sedute (73,91% di assenze) e ha partecipato all’approvazione di 29 delibere (27,10%), non assistendo nemmeno a quella in cui è stato deliberato lo schema del programma triennale delle opere pubbliche. L’assessore Stefanelli, avendo percepito 7.529,88 euro è costato alla comunità 1.254,98 euro ogni seduta di Giunta. Un pari disimpegno amministrativo - afferma lo stesso consigliere di minoranza - è stato registrato anche dal vice presidente Fabio Barboni (Muccia), che ha presenziato a 9 giunte (60,87% di assenze) e partecipato all’approvazione di solo 37 delibere (34,58%). Ha percepito 9.203,16 euro, è costato alla comunità 1.022,57 ogni presenza in Giunta Il fenomeno dell’assenteismo è comunque confermato anche per i primi mesi di questo2008».
IL PRESIDENTE della Comunità camerte, Luigi Gentilucci, invece è stato assente soltanto in una seduta, come l’assessore Venanzo Ronchetti. Non presenti a due sedute invece Pietro Cecoli ed Ennio Ermini, quattro ne ha saltate Gianfranco Tesei.
Dario Morosi
Capogruppo “Insieme per la Montagna”
A SEGNALARE aspetti, a prima vista sconcertanti, è stato un consigliere di minoranza, Dario Morosi di Pievebovigliana. Nel 2007 la Giunta comunitaria camerte ha tenuto 23 sedute con l’adozione di 107 provvedimenti. Tra i sette membri (un organico corposo rispetto alle funzioni che al momento sono attribuite all’ente) dell’esecutivo ci sarebbero degli «assenteisti».
Attualmente la Comunità montana di Camerino è guidata dal presidente Luigi Gentilucci, Fabio Barboni è il vicepresidente e i cinque assessori sono Claudia Stefanelli, Gianfranco Tesei, Pietro Cecoli, Venanzo Ronchetti ed Ennio Ermini.
«L’ASSESSORE ai lavori pubblici Claudia Stefanelli (Ussita) - svela Morosi - ha presenziato soltanto a 6 sedute (73,91% di assenze) e ha partecipato all’approvazione di 29 delibere (27,10%), non assistendo nemmeno a quella in cui è stato deliberato lo schema del programma triennale delle opere pubbliche. L’assessore Stefanelli, avendo percepito 7.529,88 euro è costato alla comunità 1.254,98 euro ogni seduta di Giunta. Un pari disimpegno amministrativo - afferma lo stesso consigliere di minoranza - è stato registrato anche dal vice presidente Fabio Barboni (Muccia), che ha presenziato a 9 giunte (60,87% di assenze) e partecipato all’approvazione di solo 37 delibere (34,58%). Ha percepito 9.203,16 euro, è costato alla comunità 1.022,57 ogni presenza in Giunta Il fenomeno dell’assenteismo è comunque confermato anche per i primi mesi di questo2008».
IL PRESIDENTE della Comunità camerte, Luigi Gentilucci, invece è stato assente soltanto in una seduta, come l’assessore Venanzo Ronchetti. Non presenti a due sedute invece Pietro Cecoli ed Ennio Ermini, quattro ne ha saltate Gianfranco Tesei.
Dario Morosi
Capogruppo “Insieme per la Montagna”
mercoledì, aprile 30, 2008
Gianfranco Fini, Presidente della Camera: "per una legislatura costituente"
ROMA - «Sono un uomo di parte, ma mi impegnerò per il rigoroso rispetto della parità dei diritti di tutti i parlamentari». Inizia così la presidenza di Gianfranco Fini a Montecitorio. Nel suo discorso di insediamento, il leader di An (eletto con 335 voti su 611 votanti) ha rivolto un «doveroso e sincero» saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un pensiero al neo eletto presidente del Senato Renato Schifani e un omaggio a Benedetto XVI. Un discorso di undici pagine, lette in 14 minuti, interrotto da sedici applausi e suggellato da una standing ovation finale, durante il quale Fini ha sottolineato soprattuto l'auspicio che «la XVI sia davvero una legislatura Costituente», nella convinzione di «interpretare il pensiero di tutte le forze politiche». Sarebbe «sbagliato», ha affermato Fini, «dire che nulla è stato fatto».
«PACIFICAZIONE» - Dal neo presidente della Camera un elogio del 25 aprile e del primo maggio: «Celebrare la ritrovata libertà dell'Italia e la centralità del lavoro è un dovere cui nessuno deve sottrarsi» ha spiegato Fini. «Si tratta di valori - ha aggiunto - condivisi da tutti gli italiani, specie i più giovani». Per il nuovo numero uno di Montecitorio, nonostante siano «pochi e isolati» quelli che ancora «alzano steccati di odio», bisogna continuare a impegnarsi verso «la ricostruzione di una memoria storica condivisa, una pacificazione nazionale tra vincitori e vinti».
OMAGGIO AL TRICOLORE - Nel suo primo discorso da presidente a Montecitorio , Fini ha voluto inoltre rivolgere un omaggio «alla bandiera tricolore simbolo della nazione», in cui ha detto il leader di An «il nostro popolo si riconosce».
RELATIVISMO - Molto forti le parole espresse da Fini sul «relativismo culturale», definito «un'insidia alla nostra libertà e alla democrazia». «La libertà - spiega il presidente di Montecitorio - è minacciata quando in suo nome si teorizza l'impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato». Secondo Fini, è responsabilità della politica e delle istituzioni rispondere a questa «minaccia», puntando «sull'educazione dei giovani e sulla diffusione del sapere».
LAVORO - Prima di concludere il suo discorso (con «Viva l'Italia, viva la Camera dei deputati») Fini ha anche fatto riferimento al lavoro: «Tutti i deputati e le deputate - ha detto il presidente della Camera - senza distinzione politica sentano l'imperativo morale di dare la massima importanza che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza». «La perdurante tragedia delle morti bianche - ha aggiunto - offende le nostre coscienze e non deve essere più considerata ineluttabile ma deve generare lo sforzo comune a tutte le istituzioni perchè ad essa si ponga rapidamente fine».
APPLAUSI BIPARTISAN - Il leader di An sale allo scranno più alto di Montecitorio dopo 25 anni di presenza in Parlamento. Tutti i deputati della Pdl, ma anche tutti gli esponenti dell'opposizione hanno battuto a lungo le mani non appena il presidente di turno della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha annunciato il raggiungimento del quorum. La figlia di Fini, Giuliana, che segue i lavori dalla tribuna riservata agli ospiti ha sorriso.
«SONO EMOZIONATO» - Cravatta rosa, completo grigio chiaro, abbronzatura vistosa. Così Fini si è presentato a Montecitorio nel giorno della sua elezione. «Sono un po' emozionato - ha confidato prima dello spoglio - ma credo sia normale. Ma sono anche uno freddo di carattere». Fini, che si è trattenuto a chiacchierare con Roberto Calderoli mentre in Aula è in corso la prima chiama, si è poi lasciato andare ai ricordi e, in particolare, alla prima volta a Montecitorio. «Era l’83 - racconta - e c’erano Almirante e Berlinguer...». Poi il leader di via della Scrofa ha atteso lo spoglio pubblico delle schede del quarto scrutinio - quello decisivo - in una delle stanze che affacciano sul corridoio dei ministri al piano Aula.
NAPOLITANO - In serata il presidente Napolitano ha ricevuto i nuovi presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani. Quest'ultimo si è poi recato a Palazzo Grazioli, convocato da Silvio Berlusconi.
martedì, aprile 29, 2008
Alemanno e la destra che ha fatto l'impresa
UN PASSO AVANTI NELLA STORIAGianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Lo ripeto per ben due volte, perché onestamente ancora non ci credo. E quanti altri come me? Una marea. Perché -sappiate- se c’è una cosa che più di altre mi ha colpito della vittoria di Alemanno, è stato il coinvolgimento spontaneo di una miriade di persone neppure residenti nell’Urbe. Molte delle mail che ci arrivavano erano di volenterosi sostenitori che pur non potendo votare (in quanto non residenti nella Capitale) hanno sostenuto -ognuno con i propri mezzi, piccoli o grandi che fossero- l’elezione del candidato del Pdl, a dimostrazione di quanto questa vittoria sia stata voluta, cercata e trovata da tutta Italia e non solo da Roma. Anche grazie a loro, queste elezioni ora hanno un significato storico per la destra italiana: perché nasconderlo? Alemanno è arrivato a toccare una meta che credevamo fosse impossibile da raggiungere. E’ riuscito laddove aveva iniziato Gianfranco Fini nel lontano 1993. Erano altri tempi: tangentopoli stava facendo il suo corso, DC e PSI erano due ricordi, ci fu l'avvento del Cavaliere, il Pdl era utopia, e soprattutto c’era ancora l’MSI. Sono passati quindici anni dal ‘93, e oggi la destra non ha vinto un’elezione, ma ha fatto l’impresa.
BRAVO ALEMANNO, HA VINTO PERCHE’ SE LO MERITA – Domanda: dopo la sconfitta schiacciante subita due anni fa da Veltroni, quanti avrebbero deciso di ricandidarsi alla medesima poltrona di sindaco di Roma? Pochi, forse nessuno, eccezion fatta per uno: Gianni Alemanno. Il quale non solo s’è ricandidato verso una vittoria improbabile (ma non impossibile), ma in questi due anni con umiltà è tornato sul territorio. Come? In due modi: diventando il Presidente Provinciale della Federazione romana di An, ma soprattutto occupandosi della città nella sua veste di Consigliere Comunale. Ripeto: quanti avrebbero fatto come lui? Alemanno è un gran lavoratore, instancabile, operativo, che pretende tantissimo, ma soprattutto che ama mettersi di continuo alla prova. E questa vittoria è la dimostrazione che c’è un modo di far politica che paga. Paga essere umili, paga fare un passo indietro se pur rischioso rispetto alle posizioni precedentemente acquisite, paga soprattutto darsi da fare anche quando i sondaggi ti sono contro. Proprio per questo Alemanno è un esempio da seguire: un uomo che non si è arreso, che umilmente si è rimesso a lavorare e che alla fine -come in una favola- ha vinto. Bravo Alemanno, questa vittoria se la merita tutta quanta, perché questo risultato premia sì il Pdl, ma premia soprattutto l’uomo politico. Che sia d’esempio.
BREVE ANALISI DI UNA VITTORIA INCREDIBILE – Molti sono i motivi della vittoria del Pdl e di Alemanno a sindaco di Roma. Oltre ai meriti del nuovo sindaco, ci sono i demeriti del suo sfidante, Francesco Rutelli, senatore del Pd. A Rutelli è mancato l’appoggio della sinistra “extraparlamentare”, dei “compagni” insomma. Lui giustamente dice “mi hanno lasciato solo”. Ma perché? Perché proprio Rutelli rappresentava per la sinistra uno “non di sinistra”. Uno che andava votato per non far eleggere Alemanno, di certo non per la sua “vision”. Del resto, “diciamocelo”, come biasimare la sinistra più estrema? La parte di quel biblico programma del Governo Prodi, voluto dalla sinistra radicale, si dice che non sia stato attuato proprio per via delle resistenze del partito di Rutelli, ormai confluito nel soggetto unico (ma non unitario). E questo, con buona pace di Rutelli, basta e avanza per aver contro una bella fetta di elettorato “amico”. A dimostrazione che lo slogan del 2006 dell’Unione “Uniti si vince” era un’opera incompleta: mancava “..ma non si governa”. Alemanno ha rappresentato (e rappresenta) il nuovo, e come tale è riuscito a portare l’opinione pubblica (e anche il suo avversario) sui suoi temi: temi realistici, mica quelli di “Alice nel paese delle meraviglie”. Per molto, troppo tempo, la sinistra ha gestito Roma in modo privatistico (e non pubblico) arrivando a farci credere che i problemi della Capitale non erano poi tanti, e i pochi che c’erano si potevano risolvere dall’oggi al domani. Balle. Roma -dopo 15 anni di malgoverno- è visibilmente un passo indietro rispetto ad ognuna delle principali capitali europee su temi come la sicurezza, il decoro urbano, la vivibilità, le prospettive future di famiglia e impresa, i servizi al cittadino e chi più ne ha più ne metta. Eppure pareva che fra inaugurazioni (fatte e rifatte) ed eventi mediatici, a Roma non ci si poteva lamentare. Eccome no: così facendo, perdendo quindi il senso della realtà, il centrosinistra ha perso la cosa più importante: il contatto non con gli elettori, ma bensì con i cittadini. E questo si paga, si paga sempre, e il prezzo è altissimo. Perché il governante che cede alla supponenza, all’arroganza e alla prepotenza, prima o poi paga dazio. Di qualunque colore esso sia.
UN PICCOLO CONSIGLIO AL SINDACO DI TUTTI – Ad Alemanno rivolgo qualche piccolo consiglio, certo che non ne avrà bisogno, ma si sa, meglio ripetere piuttosto che tacere. Perché chi tace, non sempre acconsente e spesso si pente. Il consiglio è quello di avvalersi delle persone migliori, non solo per qualifica, ma soprattutto per qualità morali e virtù. Non è l'invettiva del bacchettone, ma l’affettuoso consiglio di chi conosce la dinamica dei ruffiani, della “cortigianeria” e soprattutto dei cicisbei. Occhio Gianni. Perché a destra abbiamo molta gente valida, capace, assennata, preparata e soprattutto che è stata al tuo fianco tanto nei giorni migliori quanto in quelli peggiori. Gente che c’è stata sia prima che dopo il "codazzo". Gente che possiede quelle virtù fondamentali che prendono il nome di integrità, onestà, altruismo, sacrificio e responsabilità. Questa gente c’è. Lo sappiamo benissimo tutti quanti. Non sono né dilettanti né improvvisati. E' gente che ha probabilmente la tua stessa visione del futuro. Persone che non hanno ceduto alla tentazione dell’abbandono neppure nel momento peggiore della storia politica di tutti noi. A queste persone, quelle che sempre sono state con te e sempre lo saranno, ti consiglio di rivolgerti, perché i volti nuovi saranno quelli vecchi, gente onesta.
Da http://www.destrasociale.org/ O.K.
lunedì, aprile 28, 2008
Alemanno conquista il Campidoglio, per Rutelli sconfitta pesante.
GIANNI ALEMANNO E' SINDACO ...
ROMA CAMBIA!!!
ROMA. Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Il candidato del Pdl ha ottenuto il 53% dei consensi contro il 47% del già due volte sindaco Francesco Rutelli.
Queste le prime parole del neo sindaco di Roma: “Abbiamo vinto una lunga battaglia. Quando si vince bisogna essere generosi, ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche e i veleni di questa campagna elettorale. sarò il sindaco di tutti, senza distinzioni. Oggi non ha una vinto una parte, ha vinto tutta Roma”. Euforico anche il leader di An Gianfranco Fini: “La vittoria più bella del centrodestra, e una pagina storica per Alleanza Nazionale. Una gioia enorme una delle pagine più belle in assoluto per il centro destra e per Alleanza Nazionale. Per An questa è una vittoria storica”. Con questa vittoria il centrodestra stronca la 15ennale esperienza del centrosinistra alla guida della capitale. Intanto, sono arrivati i complimenti di Rutelli al neosindaco Alemanno.
Queste le prime parole del neo sindaco di Roma: “Abbiamo vinto una lunga battaglia. Quando si vince bisogna essere generosi, ci lasciamo alle spalle tutte le polemiche e i veleni di questa campagna elettorale. sarò il sindaco di tutti, senza distinzioni. Oggi non ha una vinto una parte, ha vinto tutta Roma”. Euforico anche il leader di An Gianfranco Fini: “La vittoria più bella del centrodestra, e una pagina storica per Alleanza Nazionale. Una gioia enorme una delle pagine più belle in assoluto per il centro destra e per Alleanza Nazionale. Per An questa è una vittoria storica”. Con questa vittoria il centrodestra stronca la 15ennale esperienza del centrosinistra alla guida della capitale. Intanto, sono arrivati i complimenti di Rutelli al neosindaco Alemanno.
mercoledì, aprile 23, 2008
Andrea Blarasin sulle prossime elezioni: "Prima i progetti, poi i nomi"
La battaglia elettorale è finita senza infuriare, quasi che molti non se ne sono accorti, eppure ha cambiato il volto ad un intero sistema. A cominciare dai tanti politici che sono “morti” senza essere uccisi, dai vari feriti e dai numerosi dispersi. Ci sono anche le macerie delle vecchie “casate” sulle quali però è bene far crescere il verde dell’erba ed iniziare con le proprie forze, con volontà e sacrifici nuove costruzioni al servizio della gente.
Sulla base di tutto questo è bene che cessino anche alcune vecchie logiche di conduzione della politica per le quali gli esclusi o i perdenti, usciti a forza dalle prime file, cambiano corrente (per esempio a destra: da Fini a Storace, da Fini ad Alemanno) e cercano di riposizionarsi personalmente o tramite amici e parenti nelle seconde file possibili (per intenderci: sindaci, assessori, presidenti di provincia, di enti, di comitati o di associazioni).
Il popolo si è espresso senza appello: ha deciso chi mandare a casa, ha mostrato di volere vedere risolti i propri problemi, di detestare la “casta” di quei politici che tanto onore hanno avuto e tanto poco hanno dato.
E’ su questa chiara istanza popolare che bisogna impostare il nuovo lavoro politico: tutto il resto è già visto, giudicato e passato.
Pertanto, in vista dei nuovi appuntamenti elettorali che questa volta saranno locali, colgo l’occasione, come ho fatto tante volte in passato, per richiamare l’attenzione di tutte le forze socio-politiche sulla necessità di elaborare per tempo un progetto per l’intero territorio basato su regole e programmi certi, coerenti, necessari e condivisi.
Per quanto riguarda i candidati, essi verranno dopo e non prima come si è avvezzi a fare nell’esercizio di quel potere che tanti danni ha creato a questa comunità.
I candidati sindaci, presidenti ed altro dovranno essere identificati tra le persone che avranno dato prova di possedere i requisiti necessari a presiedere una Istituzione per storia personale e politica, professionalità, capacità amministrativa, moralità e soprattutto spirito di servizio alla gente.
Andrea Blarasin
Consigliere Provinciale e Comunale
Sulla base di tutto questo è bene che cessino anche alcune vecchie logiche di conduzione della politica per le quali gli esclusi o i perdenti, usciti a forza dalle prime file, cambiano corrente (per esempio a destra: da Fini a Storace, da Fini ad Alemanno) e cercano di riposizionarsi personalmente o tramite amici e parenti nelle seconde file possibili (per intenderci: sindaci, assessori, presidenti di provincia, di enti, di comitati o di associazioni).
Il popolo si è espresso senza appello: ha deciso chi mandare a casa, ha mostrato di volere vedere risolti i propri problemi, di detestare la “casta” di quei politici che tanto onore hanno avuto e tanto poco hanno dato.
E’ su questa chiara istanza popolare che bisogna impostare il nuovo lavoro politico: tutto il resto è già visto, giudicato e passato.
Pertanto, in vista dei nuovi appuntamenti elettorali che questa volta saranno locali, colgo l’occasione, come ho fatto tante volte in passato, per richiamare l’attenzione di tutte le forze socio-politiche sulla necessità di elaborare per tempo un progetto per l’intero territorio basato su regole e programmi certi, coerenti, necessari e condivisi.
Per quanto riguarda i candidati, essi verranno dopo e non prima come si è avvezzi a fare nell’esercizio di quel potere che tanti danni ha creato a questa comunità.
I candidati sindaci, presidenti ed altro dovranno essere identificati tra le persone che avranno dato prova di possedere i requisiti necessari a presiedere una Istituzione per storia personale e politica, professionalità, capacità amministrativa, moralità e soprattutto spirito di servizio alla gente.
Andrea Blarasin
Consigliere Provinciale e Comunale
mercoledì, aprile 09, 2008
Come si vota
Pievebovigliana, protesta dell'opposizione
I gruppi consiliari “Pieve Rinasce” e “Apriamo la porta ad un Comune migliore”, in segno di protesta, diserteranno la seduta del Consiglio Comunale di Pievebovigliana convocata per venerdì 11 aprile p.v..
Mentre le famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese, il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio del Governo Prodi, ha recentemente erogato 200.000 euro al Comune di Pievebovigliana per finanziare la sistemazione del percorso che collega la frazione di S. Maroto alla chiesa di S. Maria Maddalena.
L’intervento avrebbe dovuto, nelle previsioni degli esperti, garantire un flusso turistico su Pievebovigliana di almeno 5.000 persone l’anno …
Nel progetto sono stati utilizzati prezzi da capogiro.
Più di un quarto del costo dell’opera, circa 60.000 euro, è stato utilizzato per le spese di progettazione, direzione lavori e consulenza; incarico affidato con procedura irregolare, fatto già segnalato all’Autorità Giudiziaria e alla Corte dei Conti da parte della minoranza.
Nonostante ciò … ad oggi nessuna risposta!
Un’opera assolutamente inutile, comunque realizzabile in economia con ampia riduzione dei costi, che ha permesso di alimentare le tradizionali clientele locali, in barba alle difficoltà economiche dei cittadini.
E’ ora di finirla con lo sperpero dei soldi pubblici, utilizzati per lavori inutili e finalizzati esclusivamente a soddisfare le clientele locali!
Basta con i bilanci comunali artificiosamente costruiti per finanziare iniziative inutili e di facciata che non producono ricchezza per il paese!
I Consiglieri di minoranza
Dario Morosi
Emanuele Carradori
Roberto Stefani
Alessandro Cupidi
Mentre le famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese, il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio del Governo Prodi, ha recentemente erogato 200.000 euro al Comune di Pievebovigliana per finanziare la sistemazione del percorso che collega la frazione di S. Maroto alla chiesa di S. Maria Maddalena.
L’intervento avrebbe dovuto, nelle previsioni degli esperti, garantire un flusso turistico su Pievebovigliana di almeno 5.000 persone l’anno …
Nel progetto sono stati utilizzati prezzi da capogiro.
Più di un quarto del costo dell’opera, circa 60.000 euro, è stato utilizzato per le spese di progettazione, direzione lavori e consulenza; incarico affidato con procedura irregolare, fatto già segnalato all’Autorità Giudiziaria e alla Corte dei Conti da parte della minoranza.
Nonostante ciò … ad oggi nessuna risposta!
Un’opera assolutamente inutile, comunque realizzabile in economia con ampia riduzione dei costi, che ha permesso di alimentare le tradizionali clientele locali, in barba alle difficoltà economiche dei cittadini.
E’ ora di finirla con lo sperpero dei soldi pubblici, utilizzati per lavori inutili e finalizzati esclusivamente a soddisfare le clientele locali!
Basta con i bilanci comunali artificiosamente costruiti per finanziare iniziative inutili e di facciata che non producono ricchezza per il paese!
I Consiglieri di minoranza
Dario Morosi
Emanuele Carradori
Roberto Stefani
Alessandro Cupidi
martedì, aprile 08, 2008
Libri: "Congiura" di Davide Mosca
Nessuno può indovinare
di chi è il sangue mescolato al vino.
L’uomo leva la coppa
e la svuota in un solo sorso.
I congiurati lo imitano.
Ora sono legati gli uni agli altri.
Per Roma.
La congiura più famosa di tutti i tempi rivive attraverso la voce ironica e tagliente di Mamerco Mamilio, in un romanzo che unisce una rigorosa ricostruzione della Roma repubblicana a seducenti e moderne atmosfere noir.
Sentimentale e cinico, strumento inconsapevole di maneggi oscuri, il giovane Mamerco è una sfortunata canaglia che spende tutti i suoi soldi in donne e libri e si aggira in una Roma buia, marcia, fra bordelli, palestre e taverne.
Come un segugio, perlustra i bassifondi dell’Urbe su mandato di Cicerone, che lo richiama dall’esilio per far luce sulle voci di congiura che circolano nel Foro. Con lui la giovane Marzia, ribelle e misteriosa, e loschi figuri dal passato torbido e dal futuro incerto.
L’indagine, infine, bussa alle ville dei senatori: Pompeo, Cesare, Crasso, Catilina. Chi è l’Uomo che si nasconde dietro la congiura? E soprattutto, ne è la mente o la vittima?
L'Autore
Davide Mosca, nato a Savona nel 1979, è laureato in Storia antica e vive a Milano. Si occupa di cavalli, guantoni e palloni; nel tempo libero collabora con giornali e case editrici. Ha esordito nella narrativa nel 2001 con Le parole che cadono nel vuoto non fanno rumore. Con Mursia ha pubblicato Silla. Il figlio della fortuna (2003) e Silla Imperator (2006).
Davide Mosca, nato a Savona nel 1979, è laureato in Storia antica e vive a Milano. Si occupa di cavalli, guantoni e palloni; nel tempo libero collabora con giornali e case editrici. Ha esordito nella narrativa nel 2001 con Le parole che cadono nel vuoto non fanno rumore. Con Mursia ha pubblicato Silla. Il figlio della fortuna (2003) e Silla Imperator (2006).
sabato, aprile 05, 2008
Una lezione particolare a scuola
A parlare ai ragazzi è stato l’istruttore del’unità cinofila del Comando Regionale della Guardia di Finanza che ha spiegato quali siano gli effetti devastanti del consumo di alcol e droga, in costante e preoccupante crescita anche nella nostra provincia e con una diffusione sempre più frequente fra i giovani dai 13 anni in su.
“Ringrazio il Preside dell’Istituto Comprensivo Enrico Fermi - dichiara il consigliere provinciale Andrea Blarasin - per la disponibilità e la sensibilità dimostrata su questi temi. Per combattere la droga occorre soprattutto attuare programmi di sostegno alle famiglie, interventi nelle scuole e sul territorio favorendo politiche integrate tra le Istituzioni locali, informando i giovani attraverso strumenti di prevenzione sull’uso delle sostanze stupefacenti.”
“Per questo - continua Blarasin - a breve partirà una capillare campagna di informazione in tutte le scuole superiori, promossa dal sottoscritto in collaborazione con la Guardia di Finanza e approvata dalla Provincia di Macerata. Crediamo che questa esperienza possa aiutare i giovani a comprendere quali siano le reali conseguenze, individuali e sociali, ed i danni derivanti dal consumo di qualunque tipo di sostanza stupefacente. Riteniamo, inoltre, che questo sia un significativo esempio di una importante presenza delle Istituzioni sul territorio e della loro vicinanza alle esigenze delle famiglie e delle giovani generazioni.”
mercoledì, aprile 02, 2008
sabato, marzo 29, 2008
Udc in frantumi anche nella nostra provincia.
Da Dario Morosi e Mauro Falcucci
riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:
La linea politica assunta dall’UDC, di presentarsi autonomamente alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, vanificando così i tanti anni di alleanza con le forze politiche del centrodestra, ha generato il più grande sconcerto tra i sostenitori e simpatizzanti dell’U.D.C..
Era necessario accettare la sfida di Berlusconi, evitando posizioni ambigue, contribuendo così alla costruzione del futuro Partito Popolare Europeo, che è, per formazione e cultura, il nostro naturale e futuro approdo politico.
In questa ottica, ci è sembrato irragionevole derubricare, con troppa fretta, la proposta di Francesco Massi per una desistenza al Senato nelle Marche, che avrebbe consentito, oltre al conseguimento del premio di maggioranza da parte del centro destra, il consolidamento del senatore U.D.C. duramente conquistato nelle elezioni politiche 2006. Fatto, quest’ultimo, che ad oggi appare molto improbabile.
Per questi motivi abbiamo deciso, con enorme rammarico ed amarezza, di uscire dall’U.D.C., rimettendo di conseguenza i nostri incarichi, rispettivamente di membri della Direzione Provinciale di Pesaro e Macerata, nonché di segretario della sezione di Pievebovigliana-Fiastra-Fiordimonte-Acquacanina-Bolognola.
Sosterremo con impegno e determinazione la candidatura al Senato dell’amico Francesco Massi, sicuri di dare un contributo decisivo alla vittoria del Popolo della Libertà e di proseguire il percorso che ha visto Francesco Massi candidato nel 2005 alla Presidenza della Regione in rappresentanza dell’allora Casa delle Libertà.
Mauro Falcucci
Dario Morosi
riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato:
La linea politica assunta dall’UDC, di presentarsi autonomamente alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, vanificando così i tanti anni di alleanza con le forze politiche del centrodestra, ha generato il più grande sconcerto tra i sostenitori e simpatizzanti dell’U.D.C..
Era necessario accettare la sfida di Berlusconi, evitando posizioni ambigue, contribuendo così alla costruzione del futuro Partito Popolare Europeo, che è, per formazione e cultura, il nostro naturale e futuro approdo politico.
In questa ottica, ci è sembrato irragionevole derubricare, con troppa fretta, la proposta di Francesco Massi per una desistenza al Senato nelle Marche, che avrebbe consentito, oltre al conseguimento del premio di maggioranza da parte del centro destra, il consolidamento del senatore U.D.C. duramente conquistato nelle elezioni politiche 2006. Fatto, quest’ultimo, che ad oggi appare molto improbabile.
Per questi motivi abbiamo deciso, con enorme rammarico ed amarezza, di uscire dall’U.D.C., rimettendo di conseguenza i nostri incarichi, rispettivamente di membri della Direzione Provinciale di Pesaro e Macerata, nonché di segretario della sezione di Pievebovigliana-Fiastra-Fiordimonte-Acquacanina-Bolognola.
Sosterremo con impegno e determinazione la candidatura al Senato dell’amico Francesco Massi, sicuri di dare un contributo decisivo alla vittoria del Popolo della Libertà e di proseguire il percorso che ha visto Francesco Massi candidato nel 2005 alla Presidenza della Regione in rappresentanza dell’allora Casa delle Libertà.
Mauro Falcucci
Dario Morosi
giovedì, marzo 27, 2008
L'On. Giulio Tremonti a Macerata
Macerata, giovedì 27 marzo 2008
Se dovessi monitorare io le dichiarazioni che si fanno... Giulio Tremonti ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’avvio dei controlli da parte della Consob sulla vicenda Alitalia, oggi a margine di una manifestazione elettorale del Pdl a Macerata.
A proposito di monitoraggi, ha detto di “capire il mercato e di rispettare i risparmiatori”, di essere stato lui “quello che ha osato mettersi contro Fazio per la Parmalat”.
Quanto all’Alitalia, Tremonti ha ricordato di avere seguito nel 2005 come Ministro dell’Economia “l’ultimo grande aumento di capitale'' di un miliardo, “tutti soldi sul mercato. Poi abbiamo perso le elezioni, il capitale è stato bruciato, il piano industriale non è stato attuato”.
Nel corso della stessa manifestazione, Tremonti ha lanciato la proposta di creare centrali nucleari italiane nei Balcani, spiegando la politica energetica delineata nel programma del Pd “una roba da Mulino Bianco”.
Sul leader del Partito Democratico, Walter Veltroni: “È stato lui e non Mastella il killer di Prodi; poi ha cercato di allontanarsi dal luogo del delitto. Il paragone che viene in mente è con una persona che uccide i genitori e poi chiede le attenuanti durante il processo, perché orfana”.
“I discorsi di Veltroni sono come Truman Show, dove tutto è falso. C’è dentro di tutto: Kennedy, Mandela, Procol Harum, De Gasperi. È la conclusione del ‘68, alla fine se non credi più a niente credi a tutto”.
“Veltroni disegna un’immagine dell’Italia beautiful, di plastica, mentre la realtà è molto più difficile. Il leader del Pd parla di discontinuità, unità, novità?
La sua discontinuità è un effetto speciale ottenuto con tante dosi di bianchetto sul governo Prodi.
Quanto all’unità, nel Pd ora sono in tre, con Pannella che accusa Veltroni di non aver rispettato i patti e Di Pietro che già con il governo Prodi aveva minacciato le dimissioni e raccolto firme contro iniziative del governo per 52 volte.
Infine la novità: Veltroni ha dichiarato di non essere mai stato comunista e si à definito il nuovo. In realtà ha cominciato la sua carriera alla Fgci, è stato direttore dell’Unità, deputato del Pci, segretario dei Ds. In definitiva, Veltroni è convinto di avere avuto un indulto, rispetto al suo passato politico, ma chi si vergogna del suo passato non merita il proprio futuro”.
La differenza tra Berlusconi e Veltroni? “Berlusconi non fa promesse perché sa che la situazione è difficile”. Per il vice presidente di Forza Italia Giulio Tremonti, “Veltroni può invece permettersi di fare promesse, perché è convinto di perdere. Berlusconi invece sa che vincerà e quindi non può fare troppe promesse che poi non potrà mantenere”.
Poi un cenno alla campagna elettorale. Nonostante l’escalation di toni di queste ultime ore, per Tremonti la campagna elettorale “è ancora una campagna civile, di tipo europeo, non è violenta, tanto che alcuni la definiscono noiosa. “Basta vedere quello che succede in Usa all’interno dello stesso partito”.
Quanto al faccia a faccia tv tra i candidati premier, “non è essenziale, serve piuttosto un faccia a faccia dei candidati con gli elettori”.
Se dovessi monitorare io le dichiarazioni che si fanno... Giulio Tremonti ha risposto così ai giornalisti che gli chiedevano un commento sull’avvio dei controlli da parte della Consob sulla vicenda Alitalia, oggi a margine di una manifestazione elettorale del Pdl a Macerata.
A proposito di monitoraggi, ha detto di “capire il mercato e di rispettare i risparmiatori”, di essere stato lui “quello che ha osato mettersi contro Fazio per la Parmalat”.
Quanto all’Alitalia, Tremonti ha ricordato di avere seguito nel 2005 come Ministro dell’Economia “l’ultimo grande aumento di capitale'' di un miliardo, “tutti soldi sul mercato. Poi abbiamo perso le elezioni, il capitale è stato bruciato, il piano industriale non è stato attuato”.
Nel corso della stessa manifestazione, Tremonti ha lanciato la proposta di creare centrali nucleari italiane nei Balcani, spiegando la politica energetica delineata nel programma del Pd “una roba da Mulino Bianco”.
Sul leader del Partito Democratico, Walter Veltroni: “È stato lui e non Mastella il killer di Prodi; poi ha cercato di allontanarsi dal luogo del delitto. Il paragone che viene in mente è con una persona che uccide i genitori e poi chiede le attenuanti durante il processo, perché orfana”.
“I discorsi di Veltroni sono come Truman Show, dove tutto è falso. C’è dentro di tutto: Kennedy, Mandela, Procol Harum, De Gasperi. È la conclusione del ‘68, alla fine se non credi più a niente credi a tutto”.
“Veltroni disegna un’immagine dell’Italia beautiful, di plastica, mentre la realtà è molto più difficile. Il leader del Pd parla di discontinuità, unità, novità?
La sua discontinuità è un effetto speciale ottenuto con tante dosi di bianchetto sul governo Prodi.
Quanto all’unità, nel Pd ora sono in tre, con Pannella che accusa Veltroni di non aver rispettato i patti e Di Pietro che già con il governo Prodi aveva minacciato le dimissioni e raccolto firme contro iniziative del governo per 52 volte.
Infine la novità: Veltroni ha dichiarato di non essere mai stato comunista e si à definito il nuovo. In realtà ha cominciato la sua carriera alla Fgci, è stato direttore dell’Unità, deputato del Pci, segretario dei Ds. In definitiva, Veltroni è convinto di avere avuto un indulto, rispetto al suo passato politico, ma chi si vergogna del suo passato non merita il proprio futuro”.
La differenza tra Berlusconi e Veltroni? “Berlusconi non fa promesse perché sa che la situazione è difficile”. Per il vice presidente di Forza Italia Giulio Tremonti, “Veltroni può invece permettersi di fare promesse, perché è convinto di perdere. Berlusconi invece sa che vincerà e quindi non può fare troppe promesse che poi non potrà mantenere”.
Poi un cenno alla campagna elettorale. Nonostante l’escalation di toni di queste ultime ore, per Tremonti la campagna elettorale “è ancora una campagna civile, di tipo europeo, non è violenta, tanto che alcuni la definiscono noiosa. “Basta vedere quello che succede in Usa all’interno dello stesso partito”.
Quanto al faccia a faccia tv tra i candidati premier, “non è essenziale, serve piuttosto un faccia a faccia dei candidati con gli elettori”.
giovedì, marzo 20, 2008
lunedì, marzo 17, 2008
Tibet: Alemanno, contro repressione cinese mettere in discussione anche olimpiade
Sapevamo che l'identità del Tibet era come un fuoco che covava sotto le ceneri, oggi questa identità sta divampando come un fuoco, nonostante la repressione e la strategia del silenzio attuata dal regime cinese". E' quanto dichiara in una nota il deputato di An, Gianni Alemanno.
"Anche quando il Dalai Lama è venuto un Italia, le Istituzioni italiane, governate dal centrosinistra, hanno ceduto al ricatto del regime cinese per non dare rilevanza all'evento. Adesso l'occidente sia solidale senza omissioni e se la repressione continua si abbia il coraggio di mettere in discussione anche le Olimpiadi a Pechino".
mercoledì, febbraio 27, 2008
"La pillola abortiva è pericolosa"
“Neanche le sedici donne morte a causa dell’aborto chimico hanno indotto l’Agenzia italiana del farmaco ad adottare un criterio di precauzione. Il suo via libera alla Ru486 - secondo il principio del mutuo riconoscimento - è la vittoria delle burocrazie e la sconfitta di un governo democratico degno di questo nome”. Così l’Associazione Scienza & Vita, che tutela la vita umana dal concepimento alla morte naturale, giudica la decisione assunta dall’Aifa che presenta ulteriori punti di crisi. “A partire – sottolinea l’Associazione – dalla banalizzazione del dramma dell’aborto, ridotto ad una pillolina da mandar giù. Per non parlare della sostanziale deresponsabilizzazione da parte dei medici che potranno così addossare l’intera responsabilità dell’atto sulla donna. Una donna che si ritroverà ancor più sola dinanzi al proprio dramma, contando sulla parola di chi le promette un aborto facile”. “Ma ancor più sorprende – sottolinea Scienza & Vita – il disinvolto e irresponsabile oscuramento dei dati scientifici che, purtroppo, parlano chiaro: la letteratura medico-scientifica ci dice che la pillola RU486 causa la morte della donna dieci volte in più rispetto all’aborto chirurgico. Dunque, un rischio altissimo che non spaventa e non ferma il moloch farmaceutico né un sistema sanitario che preferisce lavarsene le mani”. “A questo punto - conclude Scienza & Vita – non potremo stare con le mani in mano e intensificheremo la nostra azione di sensibilizzazione e di pressione culturale. Inoltre metteremo a disposizione il nostro centralino per eventuali denunce di cattiva pratica medica e per la segnalazione di eventi avversi che vedano vittime le donne. In tal caso, non trascureremo la possibilità di affiancare le donne e i loro familiari nel rivalersi in tutte le sedi, civili e penali”. Associazione Scienza&Vita
lunedì, febbraio 25, 2008
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