Visualizzazione post con etichetta artigianato artistico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta artigianato artistico. Mostra tutti i post

lunedì, maggio 31, 2010

Artigianato: una nuova rivalutazione


di Nazzarena Luchetti

Bisogna ripartire dal “saper fare”, dalle forme di manualità che personalizzano i prodotti rendendoli meno anonimi e omologati, da una maggiore presa di coscienza dell’aspetto ecologico, in altre parole va rivalutata l’importanza delle qualità artigianali dell’oggetto prodotto. Non è un caso che le grandi firme della moda come Vuitton e Gucci nelle campagne pubblicitarie 2010 evocano l’importanza degli artigiani come figure insostituibili per la creazione dei loro prodotti.

Maestri artigiani
Il termine “maestria”, con il suo rimando ai maestri artigiani, indica un impulso umano fondamentale: il desiderio di svolgere bene un lavoro. Può sembrare paradossale ma la globalizzazione non si sta rivelando l’Eldorado che tutti credevano, diventa quindi fondamentale rivolgersi al nostro “particolare”, all’abilità di fabbricare bene le cose, dove le capacità si fondano sulla pratica, e dove la motivazione conta al pari del talento. Le Marche è una delle regioni con la più alta vocazione artigiana. Ma la consapevolezza da sola non basta: dobbiamo ritornare a sostenere la forza della produzione artigianale e a trasmettere quest’arte antica per farla diventare una opportunità occupazionale. Le caratteristiche che oggi si richiedono all’artigiano sono sostanzialmente due:
1- la tradizione e l’uso delle nuove tecnologie devono convivere compatibilmente;
2- le reti artigiane devono sapersi inserire in reti produttive facendo parte di un processo produttivo più ampio, dove l’artigiano personalizza gli oggetti realizzati con sistemi industriali standard.

La Provincia, interlocutore privilegiato
La marcata matrice individualista, il “fare tutto da sé” dell’artigiano, da sola non è più un modello vincente. Occorre un nuovo modus operandi: fare squadra diventa determinante per essere più forti nell’ottenere risorse ed essere più competitivi sul mercato mantenendo comunque salda la propria unicità che caratterizza la produzione di ogni singola azienda artigiana. La Provincia può rappresentare l’interlocutore privilegiato nel facilitare la creazione di una rete che consideri le varie specificità delle produzioni territoriali. Va quindi promossa una concertazione territoriale che si confronti, insieme con le botteghe artigiane, su mercati, posti di lavoro e produzione. Con una premessa: evitare i tempi lunghi della burocrazia che frenano lo sviluppo.

Ricambio generazionale
Si ripete da tempo che il Made in Italy salverà la nostra economia ma per farlo occorre un rilancio delle risorse umane: “E’ necessario infatti risolvere i problemi connessi al ricambio generazionale – precisa Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato – per garantire un futuro competitivo”. Per questo la nuova norma del collegato lavoro 2010 sull’introduzione dell’apprendistato a 15 anni è importante (Art.48, comma 8: sarà possibile assolvere all’ultimo anno di istruzione attraverso contratti di apprendistato).

Visione distorta
I giovani hanno una visione distorta dell’artigiano frutto di una eredità culturale: per diverse generazioni si è cercato di allontanare i figli dai mestieri manuali; lo stesso artigiano negli anni passati ha sottostimato il valore del suo lavoro spingendo i figli verso la laurea per migliorare la loro condizione, con il risultato che un lavoro di pregio come quello dell’artigiano non ha più addetti e ci si ritrova con tanti giovani, magari con laurea, a cui l’attuale realtà occupazionale non riesce a dare una risposta. Secondo i dati Istat, nel 2009 ci sono state figure professionali difficili da reperire sul mercato. Lo scorso anno le aziende artigiane hanno faticato a trovare 23.470 professionisti su tutto il territorio nazionale, che rispondessero alle caratteristiche richieste. A scarseggiare sono gli artigiani specializzati, le figure tecniche e d’alto profilo capaci di fornire valore aggiunto alle aziende.

Forte richiesta di artigiani
C’è molta richiesta di falegnami, come conferma Cesare Latini, titolare della “Val di Chienti”, ma i giovani non accettano questo genere di mestiere perché lo considerano poco attraente. Sono molti i posti disponibili che non si riesce a coprire e sono quelli che richiedono un mestiere, una professionalità frutto di formazione e sacrificio da impostare già in età adolescenziale, una disponibilità che pochi oggi sono disposti a dare. Si preferisce fare la fila per un posto al call center piuttosto che imparare un mestiere più gratificante, che favorisce un reddito magari più elevato. Non si discute che il “fare bottega” può essere faticoso, perché apprendere bene un mestiere è un processo lento ma i dati dicono anche come il 70% dei giovani che svolgono l’apprendistato presso gli artigiani vengano poi assunti a tempo indeterminato. Alla luce di questa analisi, la rivalutazione dell’artigianato passa attraverso la combinazione di diversi fattori.

Valorizzazione della professione
Valorizzare il ruolo professionale di tanti artigiani come classe creativa, attraverso la promozione dei loro prodotti in quanto patrimonio prezioso per il nostro territorio, sia a livello occupazionale che turistico: questo vuol dire favorire workshop formativi per le imprese artigiane che si dedicano alla lavorazione della ceramica, del legno, degli argenti, dei metalli. Nonostante la qualità dei prodotti, le aziende fanno fatica a farsi conoscere, soprattutto a causa degli alti costi della promozione. Spesso infatti le aziende artigiane sono composte da poche persone, il titolare e alcuni dipendenti, e non possono permettersi di partecipare alle fiere, non solo per il costo di allestimento degli stand, ma per mancanza di tempo, in quanto completamente impegnati a soddisfare gli ordini. Problema che potrebbe essere risolto se le Istituzioni mettessero in campo iniziative per facilitare la partecipazione a eventi e fiere. L’Associazione artigiani della Lombardia, a esempio, ha erogato dei “buoni spesa” destinati alle aziende artigiane che si sono distinte per eventuali meriti o particolari progetti innovativi. Molte imprese hanno poi utilizzato questi buoni per la formazione di personale e per innovazioni tecnologiche.

Apertura nuove imprese
L’apertura di nuove imprese passa attraverso la promozione della cultura dei vecchi mestieri che producono cose belle e “ben fatte”, distinte dai prodotti massificati della produzione seriale. Quando si parla di “centralità del laboratorio”, si fa appello alla creatività e al talento dei giovani per promuovere quella bravura che non dipende solo dalla manualità ma da una conoscenza spesso implicita e non facilmente codificabile perché i “trucchi del mestiere” si trasmettono attraverso l’attenta osservazione di chi insegna il mestiere. E poi la scuola che ricopre un ruolo fondamentale nel rilevare il talento negli studenti: la volontà di fare va stimolata e premiata. Se ciò non avvenisse si bloccherebbe non solo la crescita del singolo ma di tutto un sistema.

Innovazione: rapporto banca/impresa
Facilitare l’innovazione delle aziende puntando su l’e-commerce. I giovani con la conoscenza che hanno delle tecnologie sono fondamentali per diffondere dinamiche innovative facendo da ponte tra tradizione e progresso. Va semplificato il rapporto tra le imprese e il settore bancario: la maggior parte delle aziende che si indebitano lo fa proprio per innovare.

Artigianato e centri storici
Lo sviluppo e la rivalutazione delle botteghe dell’artigianato deve essere legato alle risorse del nostro territorio soprattutto con la rivalutazione dei centri storici. La qualità medio-alta dei prodotti delle botteghe artigiane consentirebbe di (ri)animare il centro delle città aggiungendo valore a un patrimonio di tradizione secolare storica e culturale. Ciò si presenterebbe come una alternativa ai centri commerciali delle periferie, che attirano consumatori con prodotti a costi più contenuti. Valorizzando l’artigianato, si contribuisce alla tutela di botteghe che hanno poca visibilità, nonostante l’eccellenza del prodotto, e contemporaneamente si attua una politica di recupero e di valorizzazione dei centri storici. La Carta Internazionale dell’Artigianato Artistico, che è stata sottoscritta il 26 aprile a Firenze, con la firma del presidente di Confartigianato Imprese Natalino Guerrini, va in tale senso con lo scopo di incrementare piani di sviluppo e individuare politiche europee a sostegno del settore.

mercoledì, aprile 28, 2010

Si è svolto il convegno di Confartigianato Imprese Macerata: “Prospettive ed opportunità delle imprese dell’artigianato artistico”

Si è svolto lo scorso 13 marzo presso la Sala Consiliare Guizzardi della Camera di Commercio di Macerata il convegno dal titolo “Prospettive ed opportunità delle imprese dell’Artigianato Artistico”, organizzato da Confartigianato Imprese Macerata. Molti gli artigiani presenti all’evento, che è nato con l’intento di approfondire le prospettive e le opportunità proprie delle imprese di artigianato artistico del nostro territorio, e che ha visto la partecipazione dell’assessore provinciale al lavoro e alla formazione Andrea Blarasin, dell’assessore provinciale alle attività produttive Luigi Gagliardi, della dirigente del settore Industria – Artigianato Politiche Distrettuali e Infrastrutture della Regione Marche Carla Stramignoni, del prof. Luca Lanzaco dell’ente di ricerca Rf Sviluppo, e del Presidente della Camera di Commercio Giuliano Bianchi. Ospite di Confartigianato è stato anche l’Istituto d’Arte di Macerata “Cantalamessa”.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati del progetto di ricerca realizzato dall’ente RF Sviluppo in collaborazione con Confartigianato Imprese Macerata, dal titolo “Dalla formazione “sommersa” alla formazione “in affiancamento”: percorsi formativi per la tutela e la diffusione dell’artigianato artistico”, uno studio imperniato sui processi di formazione sommersa che avvengono nelle “botteghe d’arte” della Provincia di Macerata. Un comparto, quelle delle impese di artigianato artistico, che è risultato dall’indagine come composto da 320 Aziende (dato riferito alle aziende iscritte alla sezione artigianato artistico dell’Albo Provinciale Imprese Artigiane di Macerata) su 11.754 aziende artigiane nella Provincia, con un peso pari al 2.7%.
Gli occupati nel settore sono invece risultati essere 1.046 (inclusi i titolari) sui circa 30.000 occupati nel settore artigiano della Provincia, con un peso pari al 3,5% . A livello dimensionale 236 aziende sono individuali, quindi composte dal solo titolare, 27 hanno da 1 a 3 collaboratori, 43 hanno da 4 a 19 collaboratori, e 14 sono composte da 20 persone in su compreso il titolare.
Sul versante della tipologia di lavorazione, 118 sono le aziende di restauro, 31 tessile e abbigliamento, 23 lavorazione ferro e metalli non ferrosi, 23 orafi e gioiellieri, 22 pelle, 20 legno e falegname, 18 vetro e ceramica, 8 marmo, 6 fotografi, 5 vimini, 4 tappezzeria, 3 calzature, 2 strumenti musicali, 1 legatoria, 16 appartenenti a settori ibridi.
Nel corso della relazione, attraverso dati ed informazioni emerse dalle interviste fatte ad un campione di imprese di artigianato artistico della Provincia di Macerata, sono stati inoltre esposti i canali attraverso cui vengono trasmesse le competenze professionali ed artistiche alle nuove generazioni, i problemi incontrati dalle imprese nello svolgimento di questa attività formativa, e i rapporti esistenti tra la formazione dei giovani e le prospettive di sviluppo dell’artigianato artistico nel territorio maceratese.
Difficoltà nell’accesso al credito e nel reperimento dei fondi, nella ricerca di personale e nel sostegno per l’inserimento di apprendisti che consentano la continuità dei mestieri, ed eccessiva burocrazia, sono risultate essere le problematiche più sentite dal settore. Settore che secondo Confartigianato “dev’essere valorizzato, sostenuto e protetto dal rischio di estinzione attraverso una sensibilizzazione degli Enti Locali finalizzata ad una maggiore concretezza degli interventi, attraverso la programmazione di eventi volti alla promozione di queste aziende, e non ultimo, tramite la valorizzazione della formazione attuata all’interno delle botteghe, che diventando così soggetti di alta formazione professionale, riescono a tramandare le importanti tradizioni che attraverso l’artigianato artistico identificano il nostro territorio”.
La dirigente della Regione marche Carla Stramignoni, ha poi illustrato la normativa della Regione Marche per l’artigianato artistico con particolare riferimento alla qualifica di maestro artigiano ed all’istruzione delle Botteghe scuola e bottega di artigianato d’arte previste dalla Legge Reginale 24 ottobre 2008, n. 29. Norme, ha sottolineato la dirigente – che diverranno operative entro la fine del 2010.
“L’importanza del sostegno alle imprese di artigianato artistico, settore prezioso per il suo valore didattico, storico e culturale – ha affermato l’assessore Blarasin – è legata alla valorizzazione dei centri storici, fondamentale di fronte alla concorrenza dei centri commerciali. Centri storici che devono diventare centri di shopping di qualità, supportati anche da una logica di rete commerciale. Come avvicinare i giovani alle botteghe? In questo l’alternanza scuola – lavoro è un progetto sicuramente valido, è necessario infatti che la scuola incentivi il recupero della storia del nostro territorio e favorisca l’ingresso dei giovani nelle botteghe, affinché conoscano il lavoro degli artigiani del settore ed apprezzino il fascino di questi mestieri ed i valori ad esso connessi.”
Al termine degli interventi si è poi aperto un dibattito che ha visto protagonisti gli artigiani del settore che hanno sollevato quesiti, problematiche ed illustrano le proprie esperienze professionali.
A trarre le conclusioni dell’evento è stato il Presidente della Camera di Commercio Giuliano Bianchi: “In tempi di globalizzazione, il rischio di perdere le radici che ci legano al territorio, ad i suoi saperi ed alle sue bellezze è forte. I mestieri artistici sono invece l’ancora alla nostra storia e cultura. Un’ancora che non va perduta e che è tutt’uno con i prodotti che i nostri artigiani producono e vendono elevando il valore delle nostre eccellenze. In questo senso è fondamentale disegnare un processo di valorizzazione del settore da attuare in rete, e che abbia come obbiettivo primario la conoscenza di questi mestieri da parte dei giovani. Un’azione che implica la sensibilizzazione delle famiglie e la valorizzazione degli artigiani quali attori e protagonisti di un lavoro utile e ricco di significato.”

tratto da "Valore Impresa" n. 3 di Confartigianato Imprese Macerata, notiziario d'informazione e attualità per l'impresa di marzo/aprile 2010

giovedì, marzo 25, 2010

Prospettive e opportunità: l'artigianato artistico offre possibilità di lavoro ai giovani

Presso la Sala consiliare Guizzardi della Camera di Commercio maceratese si è svolto il convegno dal titolo “Prospettive e opportunità delle imprese dell’Artigianato Artistico”, organizzato da Confartigianato Imprese Macerata. Tra gli intervenuti hanno partecipato all’incontro gli Assessori provinciali Andrea Blarasin (Lavoro, Formazione e Politiche giovanili) e Luigi Gagliardi (Attività produttive).
Nel corso della relazione sono stati esposti i canali attraverso cui si trasmettono le competenze professionali e artistiche alle nuove generazioni, i problemi incontrati dalle imprese nello svolgimento dell’attività formativa e i rapporti esistenti tra la formazione dei giovani e le prospettive di sviluppo dell’artigianato artistico nel territorio maceratese. Si sono anche evidenziate difficoltà nell’accesso al credito e nel reperimento di fondi, nella ricerca del personale e nel sostegno per l’inserimento di apprendisti che consentano la continuità dei mestieri, oltre a una eccessiva burocrazia.
Secondo Confartigianato questo settore deve essere valorizzato, sostenuto e protetto dal rischio di estinzione attraverso la sensibilizzazione degli Enti locali, finalizzata a una maggiore concretezza degli interventi, attraverso la programmazione di eventi volti alla promozione di queste aziende e, non ultimo, tramite la valorizzazione della formazione attuata all’interno delle botteghe.
In tale modo, diventando soggetti di alta formazione professionale, le botteghe di artigianato artistico riusciranno a tramandare tutte quelle importanti tradizioni che identificano il nostro territorio.

L'intervento dell'Assessore Andrea Blarasin
L’importanza del sostegno alle imprese di artigianato artistico, settore prezioso per il suo valore didattico, storico e culturale è legata alla valorizzazione dei centri storici, fondamentale di fronte alla concorrenza dei centri commerciali. Centri storici che devono diventare centri di shopping di qualità, supportati anche da una logica di rete commerciale.
Come avvicinare i giovani alle botteghe? In questo l’alternanza scuola-lavoro è un progetto sicuramente valido. E’ infatti necessario che la scuola incentivi il recupero della storia del nostro territorio e favorisca l’ingresso dei giovani nelle botteghe artigiane artistiche, affinché conoscano il lavoro degli artigiani nei vari settori, apprezzino il fascino di questi mestieri e tutti i valori connessi.

La scheda
I dati sono estratti dalla ricerca “Dalla formazione sommersa alla formazione in affiancamento: percorsi formativi per la tutela e la diffusione dell’artigianato artistico”, uno studio imperniato sui processi di formazione sommersa che avvengono nelle botteghe d’arte della provincia di Macerata, realizzato dall’Ente RF Sviluppo in collaborazione con Confartigianato Imprese Macerata.
Su 11.754 aziende artigiane 320 si occupano di artigianato artistico (incidenza del 2,7%);
Su 29.385 lavoratori occupati nell’artigianato sono 1.046, compresi i titolari, quelli del settore artistico (incidenza del 3,5%);
236 sono imprese individuali, 27 hanno da 1 a 3 addetti, 43 hanno da 4 a 19 addetti, 14 sono oltre i 20 collaboratori.

Tipologia di lavorazioni

Restauro 118; tessile e abbigliamento 31; ferro e metalli 23; orafi e gioiellieri 23; pelle 22; legno 20; vetro e ceramica 18; marmo 8; fotografi 6; vimini 5; tappezzeria 4; calzature 3; strumenti musicali 2; legatoria 1; settori ibridi 16.

mercoledì, marzo 24, 2010

Artigianato e territorio: più conoscenza dei vecchi mestieri

Durante il convegno organizzato da Confartigianato Imprese Macerata su Prospettive e opportunità delle Imprese dell’Artigianato Artistico, Giuliano Bianchi, Presidente Cciaa Macerata ha detto: “In tempi di globalizzazione il rischio di perdere le radici che ci legano al territorio, ai suoi saperi e alle sue bellezze, è forte. I mestieri artistici sono l’ancora alla nostra storia e cultura. Un’ancora che non va perduta e che è tutt’uno con i prodotti che i nostri artigiani producono e vendono, elevando il valore delle nostre eccellenze. In questo senso è fondamentale attuare un percorso di valorizzazione del settore, da attuare in rete e che abbia come obbiettivo primario la conoscenza di questi mestieri da parte dei giovani. Un’azione che implica la sensibilizzazione delle famiglie e la valorizzazione degli artigiani quali attori e protagonisti di un lavoro utile e ricco di significato”.

sabato, marzo 20, 2010

Un coro per rivalutare bellezza e tradizione: l'assessore Andrea Blarasin incontra il professore Stefano Zecchi e il giornalista Marcello Veneziani

Il teatro della Filarmonica ha ospitato in date diverse due grandi personaggi del mondo della cultura: il giornalista e scrittore Marcello Veneziani e lo scrittore e professore di Estetica Stefano Zecchi. Viene da chiedersi: cosa hanno a che fare due filosofi come Stefano Zecchi e Marcello Veneziani con il mondo del lavoro? Aristotele affermava che si possono definire “attivi al più alto grado coloro che esercitano una attività di pensiero” e se poi questo pensare costituisce un modo per “ripensare” il lavoro non si può non tenerne conto. Secondo i due maitre à penser, bellezza e tradizione sono gli ideali su cui si devono fondare le azioni umane. La bellezza non è solo l’armonia che contraddistingue l’arte o la natura, ma è l’essenza delle cose, un punto di riferimento della capacità degli italiani di essere creativi che si manifesta in più settori, soprattutto nel lavoro dell’artigianato.
Qui la pratica e la teoria si fondano a vicenda; il sapere della tradizione e l’abilità della mano si uniscono per creare oggetti di ogni genere: una tazza dipinta, un oggetto in ferro battuto, un ricamo. Esiste un legame tra materia e forma, funzione e creatività che solo l’artigiano conosce bene e da cui nasce la bellezza dell’oggetto prodotto. Non si tratta solo di una semplice riproduzione di oggetti ma della capacità di far rivivere la memoria attraverso la manualità, quel sapere artigianale che da forma alle idee, che tende sempre alla perfezione perché riconosce che poteva esser fatto meglio anche ciò che si è fatto bene. Qui parliamo di una bellezza che non è effimera o legata alle tendenze del momento, ma una bellezza che va al di là del tempo.
Soprattutto la nostra Regione è dominata da una cultura umanistica più ricca che altrove, che ha influenzato la nostra capacità manifatturiera con la creazione di oggetti che vanno al di là delle mode. Un esempio su tutti può essere la poltrona Vanity Fair della Poltrona Frau di Tolentino, simbolo dell’eccellenza dell’artigianato italiano nel mondo. La poltrona, dal 1932, anno di nascita della Vanity, è realizzata da veri artigiani con un lavoro che va dalle 4 alle 6 settimane. Un lavoro che si distingue per pazienza, tenacia e disciplina, perché non c’è bellezza senza fatica. Questo dimostra la straordaria manualità nell’arte di lavorare la pelle nella fabbricazione delle poltrone ma anche delle scarpe, altro comparto artigiano dove siamo leader. L’Italia è il “Bel Paese” per definizione, una bellezza che non va solo custodita ma rinnovata: insieme alla tradizione, il bello è uno degli ideali a cui dobbiamo tendere per vincere la competizione globale.
L’assessore Andrea Blarasin afferma che non solo per le grandi industrie, ma l’apporto creativo è fondamentale anche per le piccole imprese, perché solo così riescono a compensare alle dimensioni e a competere sullo scenario mondiale. “L’artigianato d’arte, come la ceramica per esempio, è un’esperienza estetica annientata e spesso ridicolizzata dalla modernità, che l’ha sostituita con la serialità dei prodotti industriali”, spiega il professor Stefano Zecchi. Da queste considerazioni nasce la necessità di preservare uno dei caratteri dominanti della nostra identità: la tradizione. “Oggi la tradizione – afferma Veneziani – è l’unica vera trasgressione e non è solo un legame con il passato ma è il senso della continuità”. La tradizione è una grande fonte di ispirazione e deve suggerirci nuovi modi di pensare, di osservare e fare. Il rapporto tra storia e innovazione passa nel richiamare oggetti del passato, ripensarli e riadattarli con materiali più moderni.
Tradizione e bellezza, qualità e passione, sono questi gli elementi che fanno sentire orgogliose le (piccole) imprese nel momento di imprimere sul proprio prodotto: “Made in Italy”.

Nazzarena Luchetti

sabato, ottobre 10, 2009

"Li vollettà": un merito... inchiodato nella storia


di Fernando Pallocchini

Anche Macerata, fine Ottocento inizi del Novecento, ha avuto il suo “polo industriale”, ubicato per molti anni nella ripida e stretta discesa di Borgo San Giuliano, all’ombra del podium antico e della cattedrale. Assai rinomato era il manufatto prodotto e che da qui partiva per raggiungere tutta l’Italia centrale. Non pensate a grandi capannoni sormontati da alte ciminiere bensì a lillipuziane botteghe artigiane, ricavate al piano terra di modeste abitazioni dal cui comignolo usciva un (pro)fumo, segno certo che la massaia, di sopra, stava cucinando “le foje drendo lu callà”. Di sotto, invece, lavoravano gli uomini. A destra e a sinistra dell’erta, dentro fucine fumigate, i lavoratori erano a torso nudo, occhi brillanti su volti tinti di nerofumo, cotti dal calore continuo e noti come “li vollettà”.
Erano i nostri fabbricanti di chiodi e bollette di ogni misura, dalle impalpabili simicie ai giganteschi “ferri da crocefissione” che venivano rigorosamente (per forza perché non c’erano altre tecnologie) realizzati a mano.
Il borgo risuonava per tutta la giornata di un martellamento incessante e continuo che, a volte, nella forgiatura di grandi chiodi, si faceva alternato: erano in due a dare colpi di martello, ritmicamente, ora uno, dopo l’altro, in modo ossessivo. Ogni tanto una palata di carbone volava nella forgia, ogni tanto il mantice soffiava per ravvivare la fiamma.
L’ultimo fabbricante maceratese di bollette è stato Riginardo che aveva la vuttica, la bottega più che il laboratorio, di fianco alla stalla dove Vincè de Massa teneva la somara. Atmosfera d’altri tempi. Il rituale prevedeva l’apertura della bottega verso le sette, l’accensione del carbone sulla forgia e la posa delle barrette di ferro a infuocarsi.
Quando Riginardo cominciava a battere con il martello sull’incudine dava la sveglia ai ragazzi che andavano a scuola e d’estate era una… rottura di scatole. Sfornava centinaia di chiodi ogni giorno.In inverno produceva “li vruccù” , bollette con la capoccia grossa e squadrata, corte, adatte per gli scarponi, per gli zoccoli e per andare su strade gelate. Durante il periodo della guerra le persone facevano la fila per comperare 20 vollette.