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mercoledì, marzo 31, 2010

Nasce la fondazione ITS. Integrare istruzione, formazione e lavoro per lo sviluppo del "Made in Italy"

E’ stata costituita il 22 marzo a Civitanova Marche la “Fondazione Istituto tecnico superiore”(ITS) per le nuove tecnologie e per il “Made in Italy” che opererà nel campo della formazione post-superiore. L’atto è stato sottoscritto dai rappresentanti dei 35 Enti pubblici, scuole, associazioni e imprese.
Per la provincia di Macerata, una tra le Amministrazioni locali promotrici, è intervenuto il presidente Franco Capponi il quale, sottolineando i vantaggi che un ITS sul territorio può portare sia per il settore scolastico, sia per quello imprenditoriale, ha detto: “Tanti giovani potranno acquisire una formazione tecnico-superiore di forte valenza scientifica, in grado di essere spesa con maggiore successo nel mondo del lavoro. Inoltre l’ITS, formando tecnici altamente qualificati per le imprese del territorio, permetterà anche lo sviluppo di tecnologie innovative utili ai processi produttivi e ai prodotti”.

Gli Enti
Tra i soci fondatori, oltre alle Provincie di Macerata, Fermo e Ancona, figurano le associazioni degli industriali di Fermo, Macerata e Ascoli Piceno, l’Anci (Associazione nazionale calzaturieri), ben 13 calzaturifici del distretto, due note aziende di Recanati che operano nell’illuminotecnica e nei termosanitari, la “Scam-Laboratorio tecnologico” di Civitanova Marche. Tra le Amministrazioni pubbliche ha aderito come socio fondatore anche il Comune di Porto Sant’Elpidio, dove la fondazione avrà la sua sede legale. Per il settore accademico e scolastico sono soci fondatori, oltre all’Itis Montani, l’Ipia “Ricci” di Fermo, l’Itcg “Corridoni”, l’Ipsia “Corridoni” di Civitanova Marche, l’Itis “Volterra” di Ancona, l’Itis “Mattei” di Recanati, l’Università Politecnica delle Marche e le Università degli studi di Camerino e Macerata.
Le attività della fondazione coinvolgeranno prevalentemente il territorio maceratese, dove è prevista la realizzazione di due corsi di alta formazione che vedranno la collaborazione fra imprese e scuole, avviata da diversi anni nel settore calzaturiero grazie anche all’attenzione che Confindustria Macerata ha dedicato alla formazione. Nell’ultimo anno 2.200 studenti sono stati coinvolti in attività di orientamento e negli stage; invece 2.800 lavoratori occupati hanno partecipato a iniziative di riqualificazione e formazione finanziate in parte tramite Fondimpresa, in parte dal Fondo sociale europeo (erogato da Provincia e Regione).

L’obiettivo
Secondo l’Assessore Andrea Blarasin è necessario investire sulle persone per rilanciare la competitività, con l’obiettivo fissato sull’innovazione, incentivando le misure per innovare e trasferire tecnologie alle imprese ed evitando di attivare corsi inutili e infruttuosi. “ I percorsi formativi – puntualizza Blarasin – devono essere mirati da un lato a riqualificare la professionalità, dall’altro a creare reale occupazione per chi cerca un lavoro e per chi l’ha perso”. Dello stesso parere è anche Lucia Dignani, presidente del gruppo giovani imprenditori di Confindustria, che afferma: “La formazione favorisce lo sviluppo migliorando le performance delle imprese e salvaguardando anche i lavoratori ‘deboli’, spesso a rischio emarginazione, a causa di competenze inadeguate e senza percorsi di aggiornamento professionale”.
Le iniziative, che devono tener conto delle esigenze del territorio, devono integrare il sistema dell’istruzione con quello della formazione e del lavoro. Considerate tali esigenze, la “Fondazione ITS per il Made in Italy” ha indicato tra i propri obiettivi quello di assicurare l’offerta di tecnici superiori a livello post-secondario, cioè formare figure che rispondano alla domanda proveniente dal mondo del lavoro pubblico e privato in base al settore di riferimento.
Gli studi tecnici superiori sono stati previsti nelle linee guida di riorganizzazione del sistema di istruzione superiore. Questo per contribuire alla diffusione della cultura tecnica e scientifica e a sostegno delle misure per lo sviluppo economico e la competitività del sistema produttivo”.
A questo proposito, l’Assessore all’istruzione Nazareno Agostini afferma: “E’ fondamentale offrire agli insegnanti e agli studenti opportunità di conoscenze per far fronte ai cambiamenti del mondo del lavoro”.

sabato, marzo 20, 2010

Un coro per rivalutare bellezza e tradizione: l'assessore Andrea Blarasin incontra il professore Stefano Zecchi e il giornalista Marcello Veneziani

Il teatro della Filarmonica ha ospitato in date diverse due grandi personaggi del mondo della cultura: il giornalista e scrittore Marcello Veneziani e lo scrittore e professore di Estetica Stefano Zecchi. Viene da chiedersi: cosa hanno a che fare due filosofi come Stefano Zecchi e Marcello Veneziani con il mondo del lavoro? Aristotele affermava che si possono definire “attivi al più alto grado coloro che esercitano una attività di pensiero” e se poi questo pensare costituisce un modo per “ripensare” il lavoro non si può non tenerne conto. Secondo i due maitre à penser, bellezza e tradizione sono gli ideali su cui si devono fondare le azioni umane. La bellezza non è solo l’armonia che contraddistingue l’arte o la natura, ma è l’essenza delle cose, un punto di riferimento della capacità degli italiani di essere creativi che si manifesta in più settori, soprattutto nel lavoro dell’artigianato.
Qui la pratica e la teoria si fondano a vicenda; il sapere della tradizione e l’abilità della mano si uniscono per creare oggetti di ogni genere: una tazza dipinta, un oggetto in ferro battuto, un ricamo. Esiste un legame tra materia e forma, funzione e creatività che solo l’artigiano conosce bene e da cui nasce la bellezza dell’oggetto prodotto. Non si tratta solo di una semplice riproduzione di oggetti ma della capacità di far rivivere la memoria attraverso la manualità, quel sapere artigianale che da forma alle idee, che tende sempre alla perfezione perché riconosce che poteva esser fatto meglio anche ciò che si è fatto bene. Qui parliamo di una bellezza che non è effimera o legata alle tendenze del momento, ma una bellezza che va al di là del tempo.
Soprattutto la nostra Regione è dominata da una cultura umanistica più ricca che altrove, che ha influenzato la nostra capacità manifatturiera con la creazione di oggetti che vanno al di là delle mode. Un esempio su tutti può essere la poltrona Vanity Fair della Poltrona Frau di Tolentino, simbolo dell’eccellenza dell’artigianato italiano nel mondo. La poltrona, dal 1932, anno di nascita della Vanity, è realizzata da veri artigiani con un lavoro che va dalle 4 alle 6 settimane. Un lavoro che si distingue per pazienza, tenacia e disciplina, perché non c’è bellezza senza fatica. Questo dimostra la straordaria manualità nell’arte di lavorare la pelle nella fabbricazione delle poltrone ma anche delle scarpe, altro comparto artigiano dove siamo leader. L’Italia è il “Bel Paese” per definizione, una bellezza che non va solo custodita ma rinnovata: insieme alla tradizione, il bello è uno degli ideali a cui dobbiamo tendere per vincere la competizione globale.
L’assessore Andrea Blarasin afferma che non solo per le grandi industrie, ma l’apporto creativo è fondamentale anche per le piccole imprese, perché solo così riescono a compensare alle dimensioni e a competere sullo scenario mondiale. “L’artigianato d’arte, come la ceramica per esempio, è un’esperienza estetica annientata e spesso ridicolizzata dalla modernità, che l’ha sostituita con la serialità dei prodotti industriali”, spiega il professor Stefano Zecchi. Da queste considerazioni nasce la necessità di preservare uno dei caratteri dominanti della nostra identità: la tradizione. “Oggi la tradizione – afferma Veneziani – è l’unica vera trasgressione e non è solo un legame con il passato ma è il senso della continuità”. La tradizione è una grande fonte di ispirazione e deve suggerirci nuovi modi di pensare, di osservare e fare. Il rapporto tra storia e innovazione passa nel richiamare oggetti del passato, ripensarli e riadattarli con materiali più moderni.
Tradizione e bellezza, qualità e passione, sono questi gli elementi che fanno sentire orgogliose le (piccole) imprese nel momento di imprimere sul proprio prodotto: “Made in Italy”.

Nazzarena Luchetti