martedì, giugno 01, 2010

Formazione Professionale: l'analisi dell'assessore Andrea Blarasin

E’ motivo di soddisfazione e politicamente rilevante che il nuovo Piano sia stato approvato all’unanimità, con una sola astensione e con l’apprezzamento dell’opposizione. Abbiamo agito con un metodo partecipato, predisponendo tutta una serie d’incontri per conoscere, analizzare e venire incontro alle esigenze del territorio. E’ un Piano strategico biennale che guarda al futuro, in una ottica di rilancio a medio-lungo termine, concepito anticipando quelle che saranno le strategie dell’Unione Europea dopo il 2013, che prevedono la istituzione di macro territori, dove avranno valore la qualità propositiva e progettuale, e la capacità di interagire con gli altri territori.

Nuova strategia
Relativamente alla Formazione Professionale la Provincia, da gestore ed erogatore unico dei servizi formativi, deve diventare (attraverso confronto, programmazione, autorizzazione, finanziamento e controllo dell’efficacia) il soggetto che favorisce, regola ed orienta la crescita e lo sviluppo sul territorio dei servizi formativi stessi, in una ottica di sussidiarietà e di aumento delle opportunità per tutta la collettività. La intenzione è di contribuire a diffondere ed estendere il concetto di “rete” dei servizi formativi che coinvolga, integri e raccordi, le Università, i Centri Formativi pubblici e privati accreditati, le scuole e tutti gli altri soggetti coinvolti nel settore.

“Percorso di lavoro”
L’effettivo accesso all’apprendimento e alle opportunità di formazione ha una rilevanza strategica per le persone, il cui continuo aggiornamento è indispensabile per fronteggiare i rapidi mutamenti dell’economia, in un mondo del lavoro che, inevitabilmente, passerà sempre più dal “lavoro fisso” al “percorso di lavoro”, che può svolgersi in settori diversi e con mansioni e tipologie contrattuali anche molto differenziate. Nei momenti di transizione le persone devono poter essere accompagnate da un sistema di servizi di riqualificazione, ricollocazione e sostegno al reddito con una formazione che sia mirata e per gli obiettivi di positivo incrocio tra domanda e offerta. Una formazione che sia continua non solo per i disoccupati, gli inoccupati, gli svantaggiati ma anche per le aziende e per i loro collaboratori e dipendenti.

Corretto uso dei fondi
Per affrontare le sfide del domani in una ottica di dinamismo, diversificazione, semplificazione, sburocratizzazione e informatizzazione, occorre preparare le persone anche per affrontare il corrispondente cambiamento culturale. In un contesto generale sempre più povero di risorse pubbliche, il settore della formazione, sostenuto dalle risorse europee, non manca di fondi: vanno usati bene, in maniera utile, mirata ed efficace.

Opera di controllo
Per risolvere il problema della attendibilità dei fabbisogni formativi occorre mettere in campo strumenti di controllo sull’operato dei soggetti che hanno il compito di analizzare i fabbisogni stessi, confrontando analisi svolte a più livelli: regionale, provinciale e camerale. Deve risultare sempre più evidente e controllato che la formazione venga attuata per le effettive esigenze dei beneficiari e non per logiche legate alla specializzazione e ad esigenze degli Enti formativi. Formazione non per gli Enti formativi ma per creare professionalità.

Cambiare in provincia
Il tradizionale sistema di formazione consolidato in provincia va cambiato e rinnovato affinché migliori l’effettiva capacità di incremento delle competenze, l’utilità per il territorio e per l’impresa, l’efficacia, il rapporto tra spesa e resa. Il sistema di istruzione e formazione deve adattarsi ai bisogni individuali e ai fabbisogni formativi e occupazionali espressi dal territorio, e rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro. Vanno pensati piani di ricollocazione per i cassaintegrati, progetti mirati di incrocio domanda/offerta a occupazione garantita, per un nuovo approccio al mercato del lavoro, non più di attesa.

Flessibilità non è precarietà
Oggi flessibilità non deve significare precarietà. Il lavoro va creato e cercato anche inventando nuove frontiere e nuove strategie per incentivare la creazione di ditte, società e cooperative, momenti di cooperazione tra aziende, tra Enti e aziende ma anche tra lavoratori, tra disoccupati che possano mettersi insieme e pensare alla creazione di opportunità di lavoro. La Provincia deve finanziare il possibile e ciò che merita di essere finanziato, incentivando correlazioni, sperimentando interventi nuovi e alternativi.

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