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martedì, maggio 25, 2010

Il contesto della Provincia di Macerata: Analisi Swot

Dai dati dell’Analisi Swot risulta che, allo stato attuale, nel territorio maceratese non ci sono gravi tensioni occupazionali, anche se la situazione risulta sicuramente preoccupante. Alcuni parametri, comunque, sono lontani dai limiti fissati a livello europeo.

Opportunità
1 – forte possibilità di crescita nei settori alternativi al manifatturiero, quali turismo, energia, terziario, tutela ambientale;
2 – numero dei laureati in sensibile aumento;
3 – elevato livello di scolarizzazione della popolazione;
4 – costante crescita dell’utilizzo degli stage ai fini della conoscenza e della successiva assunzione;

Minacce
1 – elevata specializzazione produttiva dell’industria manifatturiera in settori esposti alla concorrenza;
2 – flessione del 27,6% della richiesta di laureati a fronte di un aumento del dato nazionale;
3 – tassi di mortalità delle piccole e medie industrie locali potenzialmente elevati, legati nel prossimo futuro a problemi connessi con il ricambio generazionale;
4 – aumento delle assunzioni a tempo determinato;
5 – ruolo dei Ciof marginale nelle modalità di assunzione;

Punti di forza
1 – tasso di occupazione complessiva superiore al dato nazionale;
2 – tasso di disoccupazione femminile al minimo storico, inferiore sia al dato nazionale che europeo;
3 – tasso di disoccupazione maschile inferiore sia al dato nazionale che europeo;
4 – previsione di assunzione delle imprese maceratesi più elevata rispetto al dato regionale e nazionale;

Punti di debolezza
1 – tasso complessivo di occupazione inferiore rispetto al dato europeo;
2 – tasso di occupazione maschile in calo;
3 – saldo occupazionale negativo con aumento della mobilità e riduzione delle assunzioni;
4 – indebolimento del sistema produttivo: saldo negativo per l’aumento delle cessazioni e per le riduzioni delle iscrizioni di nuove imprese.

venerdì, maggio 21, 2010

Piano provinciale del Lavoro: la soddisfazione di Blarasin

Varato il nuovo Piano Provinciale per la Formazione Professionale e per le Politiche del Lavoro per il quale sono state messe a disposizione anticipazioni per oltre 17 milioni di euro, derivanti dal Fondo Sociale Europeo (Fse) e da suddividere tra le iniziative previste per i sei Assi di sviluppo finalizzate al superamento delle criticità del territorio.
“E’ motivo di soddisfazione e politicamente rilevante – fa presente l’Assessore Andrea Blarasin – che il nuovo Piano sia stato approvato all’unanimità, con una sola astensione e con l’apprezzamento dell’opposizione. Abbiamo agito con un metodo partecipato, predisponendo tutta una serie d’incontri per conoscere, analizzare e venire incontro alle esigenze del territorio”.
Il Piano Strategico biennale guarda al futuro, in una ottica di rilancio a medio-lungo termine, con un potenziamento del concetto di rete e di sistema da attuare tra tutti gli attori istituzionali, datoriali, sociali, i Ciof, le Agenzie per il lavoro, gli Enti formatori, le Università. La provincia maceratese presenta diverse opportunità da sfruttare tra cui una forte possibilità di crescita in settori quali turismo, energia, terziario e tutela ambientale; un numero di laureati in sensibile aumento e un elevato livello di scolarizzazione della popolazione; c’è anche una crescita costante dell’uso degli stage ai fini della conoscenza e della successiva assunzione.
Tra i punti di forza del nostro territorio abbiamo un tasso di occupazione complessiva superiore al dato nazionale, un tasso di disoccupazione femminile al minimo storico, inferiore sia alla media italiana che a quella europea, un tasso di disoccupazione maschile più basso sia del nazionale che dell’europeo. Entrando nel dettaglio il Piano prevede tra l’altro azioni formative, incentivi per la creazione di nuove imprese, voucher formativi, progetti integrati a sostegno della conciliazione vita/lavoro, consulenze e analisi aziendali per l’innovazione, azioni di politiche attive per gli ammortizzatori sociali in deroga, azioni riguardanti i Ciof per migliorare l’accesso al mercato del lavoro, inclusione sociale delle persone svantaggiate e azioni contro le discriminazioni nel mercato del lavoro, innalzamento della qualità delle risorse umane. Il Piano è stato concepito anticipando quelle che saranno le strategie dell’Unione Europea dopo il 2013, che prevedono la istituzione di macro aree, dove verranno riconosciuti i progetti di qualità, capaci di interagire con gli altri territori.

tratto dal sito di Cronache Maceratesi il 21/05/2010

martedì, aprile 27, 2010

La crisi ha colpito il lavoro al femminile


di Andrea Blarasin*

Dal confronto dei numeri del 2008 con quelli del 2009 si può osservare come la crisi economica abbia influito sul mondo del lavoro al femminile. Prima di tutto un dato essenziale, le assunzioni di donne nel 2008 erano oltre 32mila, nel 2009 sono scese a 27mila, per cui vanno a difendere anche le donne al lavoro i due recenti bandi provinciali contenenti agevolazioni finanziarie per la creazione di nuovi posti di lavoro (un intervento di 140mila euro) e per la loro stabilizzazione (altri 188mila euro). La crisi ha colpito duro e questo si evince anche dall’incidenza percentuale fra tutti i contratti stipulati: il 53% riguardante le donne nel 2008 è sceso al 51% nel 2009, segno che il lavoro femminile è stato più penalizzato di quello maschile. Le donne sono più richieste nelle collaborazioni (56%), nella formazione (69%) e nel lavoro domestico (86%) in cui incidono considerevolmente le cosiddette “badanti”; il gentil sesso è meno richiesto nel rapporto di apprendistato (41%), in quello flessibile (35%) e nei lavori a tempo indeterminato (46%). Un dato curioso è quello riguardante la provenienza delle lavoratrici, quelle di nazionalità italiana sono, naturalmente, la maggioranza (75,5% anche se in calo rispetto al 2008 quando erano il 78,5%), seguite da romene (8,5%), cinesi (2,1%), albanesi (1,6%), polacche (1,4%), ucraine (1,4%) e marocchine (0,9%).

* Assessore provinciale alla formazione e al lavoro

Tratto dal sito di Cronache Maceratesi il 27/04/2010

venerdì, aprile 02, 2010

Eures point nelle università: infolavoro negli atenei di Macerata e Camerino

E’ ormai avviato il percorso comune delle nostre due Università, l’ateneo di Macerata e quello di Camerino, e la recente delibera della Giunta provinciale conferma l’intesa delle due università. La Provincia ha infatti approvato approvato una convenzione, in sinergia con gli atenei, per attivare un un Eures point in entrambe le sedi universitarie. Il progetto vede le firme del presidente della Provincia Franco Capponi e dell’assessore alle politiche del lavoro Andrea Blarasin.
Lo sportello Eures Europa favorisce la mobilità geografica e l’esercizio del diritto alla libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea, aiutando le persone in cerca di occupazione a prendere informazioni; gli sportelli Eures sono già presenti sul territorio dal 2006 presso i Centri per l’Impiego, Orientamento e Formazione (Ciof) di Macerata, Civitanova Marche e Tolentino.
La proposta di attivazione degli “Eures point” è partita dai due atenei e sarà finalizzata all’assistenza e alla fornitura di consulenze e informazioni orientative per studenti e neolaureati sulle possibilità di lavoro all’estero, sul Servizio Volontario Europeo (Sve), sui tirocini formativi in istituzioni dell’Unione Europea e in altre organizzazioni internazionali. Le Università metteranno a disposizione locali appositamente attrezzati e di facile accesso agli studenti oltre a una fattiva collaborazione con il servizio Eures provinciale.
Il progetto non ha costi per la Provincia che avrà il compito di promuovere l’iniziativa attivando seminari e incontri specifici e progettando strategie di comunicazione e informazione per studenti e datori di lavoro, con le attività coordinate dal Consulente Eures della Provincia di Macerata.

Cos’è Eures


Lo sportello Eures Europa offre un’ampia gamma di servizi, in particolare:
  1. accoglienza e informazione sulle opportunità e i servizi offerti, sulle condizioni di lavoro nei paesi comunitari;
  2. individuazione dei bisogni dell’utente e valutazione dei percorsi professionali attraverso colloqui individuali;
  3. supporto all’utente per la definizione e la pianificazione del proprio progetto formativo e lavorativo all’estero;
  4. presentazione delle tecniche di ricerca attiva del lavoro;
  5. consulenza, assistenza e risposta a domande sulle Istituzioni, sulla legislazione, sulle politiche, i programmi e la possibilità di finanziamento dell’Unione Europea;
  6. inserimento e consultazione delle richieste di lavoro attraverso la banca dati “Trovare lavoro” del servizio Eures;
  7. consulenza per la elaborazione e la stesura del curriculum vitae e per la registrazione nel portale europeo della mobilità professionale.

    Fernando Pallocchini

    giovedì, febbraio 18, 2010

    Incentivi provinciali all'occupazione

    La Provincia ha emanato due bandi - entrambi in pubblicazione da questa settimana sul sito http://www.lavoro.mc.it/ - finalizzati ad incentivare le imprese nella creazione di nuovi posti di lavoro e nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici in atto. Per questi due scopi la Provincia erogherà alle aziende che assumeranno nuovo personale (a tempo pieno o part-time) o che trasformeranno in contratti di lavoro i rapporti attualmente non di dipendenza, contributi per complessivi 328 mila euro. Si tratta dei due nuovi interventi - già annunciati a dicembre in occasione del primo incontro del Presidente Capponi e dell'Assessore Blarasin con le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali - messi in atto dalla Provincia in aggiunta a quelli già avviati per far fronte alla crisi economica, attraverso aiuti alle imprese e sostegno ai livelli occupazionali. Per ogni nuova occupazione di persona inoccupata o disoccupata iscritta al Centro per l'impiego il contributo varia da un minimo di duemila euro (se a tempo determinato per un anno) ad un massimo di settantamila, se l'assunzione è a tempo indeterminato e a tempo pieno. Per la trasformazione di contratti di collaborazione o "a progetto" o "intermittenti" e simili in contratti di lavoro a tempo indeterminato, il contributo p fissato in 5.600 euro, ridotto proporzionalmente se il contratto che si instaura è a tempo parziale.
    Entrambi i bandi prevedono che i contributi possono essere aumentati del 10 o del 30% qualora l'assunzione sia relativa a donne o lavoratori di età superiore ai 45 anni oppure a lavoratori disabili, in aggiunta alla quota di collocamento obbligatorio.
    Le domande da parte di imprese e società cooperative con sede o unità operativa nel territorio della provincia di Macerata dovranno pervenire entro il 30 giugno 2010. Non saranno formulate graduatorie e la priorità verrà data dall'ordine di arrivo delle richieste, che debbono essere presentate preventivamente all'instaurazione del rapporto di lavoro o alla trasformazione del rapporto di lavoro atipico.

    tratto da "Geronimo" del 18/02/2010

    mercoledì, febbraio 10, 2010

    Web 2.0: una rete di affari e di nuove figure lavorative


    di Nazzarena Luchetti

    “I dieci lavori più richiesti negli Stati Uniti solo cinque anni fa non esistevano, è la dimostrazione tangibile di come il mondo sia in continua evoluzione”, esordisce così Guido Grandinetti, Amministratore Delegato della “GG Company”, società di consulenza per lo sviluppo del business attraverso la rete, nel convegno che si è tenuto il 25 febbraio all’Abbadia di Fiastra. Tema del convegno: la comprensione delle possibilità del Web 2.0 e l’utilizzo mirato dei molti strumenti che la rete offre. Il dott. Grandinetti ha spiegato, con chiarezza e senza tecnicismo da addetti ai lavori, di quali e quante opportunità ci sono per fari affari con la rete nell’epoca del Web 2.0 utilizzando i vari processi di comunicazione che possono scaturire con l’uso mirato della rete e dei suoi sistemi di relazione.
    Il fine è quello di mostrare come la rete sia diventata imprescindibile per il lavoro, perché è vero che i sogni e le idee muovono il mondo ma il vero motore sono i mezzi di comunicazione e Internet costituisce la strada più veloce e competitiva per arrivare all’obiettivo. E l’aspetto fondamentale è che è davvero alla portata di tutti.

    L’utente come consuma(t)tore
    Web 2.0 non è altro che una evoluzione di Internet; rispetto al Web 1.0 degli anni ‘90, molto più statico, siamo passati a un Web caratterizzato da una comunicazione “attiva” poiché l’utente non è più semplice fruitore di un servizio ma contribuisce alla creazione del servizio stesso; come afferma Guido Grandinetti, il consumatore, nell’evoluzione del web, è diventato “consumattore”.
    Il Web 2.0 si configura come una piattaforma di molteplici concetti e servizi, una nuova frontiera per la conoscenza e per le attività: se si potesse definire con un’unica parola questa sarebbe “partecipazione”, perché la comunicazione, l’interazione e la condivisione tra le persone è la ragione dell’esistenza di questa piattaforma. In altre parole, il Web 2.0 si può paragonare a un centro gravitazionale, un insieme di principi e di procedure che collegano un autentico sistema solare di siti, blog, forum. Un vero sistema di interazione e comunicazione, dove ciò che conta non è solo il centro, ma la “lunga coda”, ovvero le persone, le aziende con le loro idee, i loro gusti, le loro scelte, le loro opinioni che influiscono sulla nascita e sviluppo di un marchio, sulla sua trasformazione ed evoluzione. Anche se ovviamente è necessaria una competenza centrale, sono gli utenti che aggiungono valore al web e in questo senso si può dire che il web è democratico per eccellenza.
    Tutti possono contribuire alla conoscenza (vedi a esempio Wikipedia o Citizen journalism): si possono confutare opinioni, scrivere recensioni, si può dire nel bene o nel male ciò che si vuole.

    Misurabilità dei risultati
    Attraverso i social media l’utente condivide, filtra e commenta. Se gli utenti dimostrano di non apprezzare alcune funzioni queste vengono tolte, altrimenti vengono estese maggiormente. Una delle caratteristiche del web è infatti la misurabilità dei risultati che porta a trovare le soluzioni più efficaci. Da queste interazioni scaturiscono infinite idee, si anticipano le esigenze degli utenti e si promuovono studi di mercato su ciò che emerge dalla rete. Il Web 2.0 infatti ottiene il rendimento maggiore con l’intelligenza collettiva che è anche il filtro che ne seleziona il valore.
    Le applicazioni di questo cervello globale si evolvono continuamente creando un asset strategico in cui si producono e condividono idee facendo comunità e facendo impresa. Tutto in tempo reale. Il successo del web infatti è la capacità di sfruttare l’intelligenza collettiva hic et nunc . E non è solo l’immediatezza a caratterizzare il web ma anche la velocità con cui avviene l’aggiornamento; il capo sviluppatore di Flickr ha dichiarato che il loro personale pubblica nuovi contenuti ogni mezz’ora.

    Valore al merito
    Per essere un mezzo che crei risorse, il web va comunque usato nel modo giusto. Le aziende che decidono di affidarsi alla rete (non farlo vuole dire in un futuro non lontano essere fuori dal mercato) devono avere ben chiara la strategia da seguire: non basta conoscere i vari tags, avere un blog, o essere iscritti a Facebook o Twitter, per fare affari è necessaria prima una pianificazione e una strategia di marketing. La semplice presenza in rete da sola non è sufficiente a generare profitto; solo una costante e corretta attività può portare a risultati, in questo senso la rete è uno dei pochi strumenti alla portata di tutti che valorizzi il merito perché premia chi produce contenuti e prodotti di qualità.
    C’è da dire comunque che la resistenza maggiore delle persone al web è dovuta alla presunta difficoltà a capire un linguaggio troppo complesso; i sistemi oggi si sono estremamente semplificati ma è importante, a proposito, che le istituzioni locali si facciano promotrici per una maggiore diffusione dell’utilizzo della rete per il mondo del lavoro facilitando un accesso più semplice alle tecnologie attivando ad esempio dei corsi di formazione per comprendere l’utilizzo e l’enormi potenzialità che il Web ha sul mondo del lavoro.
    La comprensione e l’uso di Internet e delle tecnologie correlate ha portato negli ultimi anni alla nascita di nuove figure professionali: il web marketer, il blogger (cura e gestisce il blog), il community manager (gestisce forum, crea contenuti…), il web engineer (progetta servizi e applicazioni basati sul web per aziende) e molte altre ancora. Già adesso inoltre c’è concorrenza tra fornitori di dati, venditori di applicazioni e per la proprietà di determinate classi di dati centrali: indirizzi, identità,codici di identificazione di prodotti.
    Guido Grandinetti suggerisce che il regalo più lungimirante (e poi neanche tanto) che si può fare ai propri figli è la registrazione del dominio del nome in rete: vista la velocità con cui si evolve la rete avere un sito registrato con il proprio nome è un modo per investire sul futuro.
    In sintesi, la vera opportunità del Web 2.0 è quella di generare contatti umani e i contatti, se ben gestiti, generano rapporti di lavoro. Capire questo vuol dire capire dove sta andando il mondo.

    Wikipedia: enciclopedia online e collaborativa
    Twitter: sms globali
    Youtube: condivisione video
    Facebook: social network, la più grande forma di dialogo del mondo
    Ebay e Amazon: e-commerce per la compravendita di oggetti
    Google AdSense: pubblica annunci pubblicitari
    Plaxo: rubrica online e social network
    Gmail: Posta elettronica con varietà di opzioni
    Google Maps: ricerca e visualizza gli indirizzi
    LinkedIn: social network per trovare lavoro
    Viadeo: social network finanziario
    WordPress: permette la creazione e la gestione dei blog
    Flickr: consente la condivisione di fotografie personali
    Xing: business social network professionale
    Citizien Journalism: giornalismo partecipativo
    MySpace: social network di musica e intrattenimento

    mercoledì, gennaio 27, 2010

    Provincia in campo a sostegno delle imprese

    Macerata - Presentati ieri dall’amministrazione provinciale due bandi per il sostegno al lavoro. “Si tratta di misure tampone, che certamente non risolvono il problema della precarietà del lavoro e della perdita dei posti di lavoro in questo periodo di incertezza nel quale stanno anche chiudendosi molte casse integrazione”, ha spiegato il presidente Franco Capponi, “ma sono misure che certamente aiutano le imprese del territorio a mantenere e ad incrementare i posti di lavoro”, ha aggiunto l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Andrea Blarasin.
    Gli avvisi pubblici riguardano infatti l’erogazione di contributi per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro atipici e per favorire le nuove assunzioni. Si tratta di un impegno di spesa dell’ente di circa 330 mila euro, ripartito in modo che, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per prevenire fenomeni di precarietà e di discontinuità lavorativa, siano stanziati 188 mila euro, mentre per lo sviluppo di percorsi di integrazione e per il re-inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati vengono stanziati 140 mila euro, al fine di incentivare assunzioni a tempo determinato o indeterminato part-time e full-time. “In un momento certamente non facile per l’economia, misure come queste possono dare respiro alle imprese del nostro territorio che per un certo periodo di tempo possono usufruire di un benefit pubblico per mantenere il lavoratore al suo posto di lavoro, o per assumere nuovo personale da inserire nella struttura produttiva”, ha detto il presidente Capponi, sottolineando tuttavia il ritardo delle linee guida giunte dalla regione Marche sulle misure a sostegno del mercato del lavoro, che avevano bisogn di un’urgenza particolare. Regione Marche che secondo Capponi si appropria di misure non sue, “in quanto questi fondi provengono sempre da Roma o dai fondi europei”, poi sta all’ente territoriale gestirli, per sostenere l’economia del territorio.
    A questo proposito, prosegue il presidente della provincia di Macerata, “va dato atto alla Provincia di Macerata di aver risparmiato un milione di euro da destinare a misure a sostegno del lavoro, perché non sempre la Cassa integrazione si risolve in modo facile e felice”.
    La stessa esperienza di sostegno al mercato del lavoro è stata fatta già nel 2009 con ottimi risultati, ha affermato l’assessore Andrea Blarasin, mettendo in luce come dai settantasette tirocini attivati grazie al fondo provinciale, quarantuno si siano trasformati in assunzioni.
    I bandi sono disponibili al sito internet della provincia http://www.provincia.mc.it/ e www.lavoro.mc.it/

    tratto da "Corriere Adriatico" del 26/01/2010

    venerdì, gennaio 15, 2010

    Validation of Prior Learning: dall'Olanda una innovazione nel mondo del lavoro

    Recentemente l’Unione Europea ha deciso di fare della conoscenza la base della competitività dei territori membri. Oggi le trasformazioni del mercato del lavoro e l’occupazione poco stabile e in costante mutamento, rendono ormai obbligatorie per gli individui la dimostrazione delle competenze acquisite e la loro “capitalizzazione”.
    Il valore del singolo individuo deve interagire con il ruolo dell’impresa. Per questo è importante, finalizzato all’integrazione dei due sistemi, un modello di validazione che valorizzi le competenze individuali.

    Cos’è il VPL
    Il VPL (Validation of Prior Learning) è un processo che analizza, valuta, valida e assicura il riconoscimento delle competenze del lavoratore nell’azienda in funzione delle sue reali competenze.
    Il sistema ha lo scopo di migliorare il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze comunque e ovunque acquisite, vale a dire l’intero capitale umano. Il risultato è una certificazione che, in Olanda, permette ai lavoratori di ottenere titoli fino al diploma con validità nazionale.
    Il modello, nato in Olanda, costituisce uno strumento di promozione globale della persona e, visto che è collegato all’azienda, è contestualmente uno strumento di sviluppo aziendale. Esso è costruito sui principi europei per l’apprendimento non formale e informale e in coerenza con il quadro europeo per le qualificazioni.

    Chi lo gestisce
    L’Olanda è il paese europeo che ha avvertito l’esigenza di valorizzare le competenze trasformando, già nei primi anni ‘90, i propri sistemi educativi e formativi verso l’apprendimento permanente, arrivando a includere nell’ambito della validazione gli apprendimenti non formali e informali. Successivamente il Governo centrale ha lasciato la gestione del sistema di validazione a strutture decentrate di ricerca e sperimentazione, con un ruolo attivo delle parti sociali, e sostenuto l’implementazione diretta del sistema all’interno delle organizzazioni del lavoro.

    Gli effetti
    L’azione ha portato gli effetti sperati. Già nel 2002 si stimavano circa 6.000 persone inserite in procedure di validazione all’interno di 500 organizzazioni. Attualmente il modello di VPL, in costante evoluzione e crescita, è largamente utilizzato da aziende pubbliche e private, oltre che da associazioni, verso categorie svantaggiate, quali i lavoratori disabili.
    In Olanda la procedura di VPL è a sistema; permette quindi agli individui di ottenere una certificazione delle competenze che può corrispondere formalmente a un diploma valido a livello nazionale. Inoltre la legge obbliga le aziende che licenziano a validare le competenze dei lavoratori.

    Come funziona il modello VPL
    L’operatore che applica la procedura del modello, propone un percorso che si realizza all’interno dell’azienda e si basa sulla sua realtà specifica. Nell’azienda l’operatore osserva e analizza l’organizzazione dell’azienda stessa, ne fa un’analisi e formula il profilo, gli aspetti chiave, le relative competenze e, per ognuna di queste, gli indicatori: questi rappresentano il metro di valutazione delle competenze dei lavoratori. Successivamente, la stessa analisi viene rivolta ai lavoratori a cui è richiesta la compilazione di un portfolio che riporti tutte le esperienze del soggetto (educativo-formative, professionali, hobby) per le quali viene richiesto di documentare le competenze acquisite. Tali competenze dichiarate dal lavoratore vengono poi valutate rispetto agli indicatori definiti in precedenza. Questa valutazione mette in luce tutte le competenze che la persona possiede, spesso sconosciute all’azienda e allo stesso lavoratore. Le competenze del lavoratore rispondenti agli indicatori saranno quindi validabili. Per quelle che non soddisfano tali indicatori, il lavoratore potrà accedere a percorsi formativi progettati appositamente e la formazione, se svolta in azienda, riduce i periodi di assenza del personale. La validazione delle competenze acquisite è spendibile, quindi, all’interno dell’azienda ma anche come scambio verso l’esterno.
    In sintesi, azienda e lavoratore vengono guidati in un percorso che mira alla consapevolezza del proprio potenziale (riferito al lavoratore) e dei propri bisogni (riferiti all’azienda), alla rielaborazione dell’approccio e alla successiva definizione degli obiettivi di sviluppo.

    Quattro figure chiave

    Per la realizzazione pratica del modello VPL si prevede il coinvolgimento di quattro figure professionali: un supervisore, che deve avere conoscenze pregresse, è la figura principale in quanto gestisce tutte le fasi della procedura; un tutor dei lavoratori, che è un dipendente dell’azienda e assiste i lavoratori nella stesura delle competenze, e due assessor, uno interno all’azienda e uno esterno, con lo scopo di garantire l’obiettività nella valutazione delle competenze tenendo in conto sia la prospettiva dell’azienda che una realtà più generale di inserimento.

    Due soggetti centrali
    Il modello VPL è reale e concreto, in grado di produrre effetti economici, integrando nei fatti sistema produttivo, mercato del lavoro e formazione. Il modello centra la propria attenzione sull’individuo e sul suo processo di apprendimento, dimostrando che si apprende da ogni ambito di vita e come gli apprendimenti stessi possano essere impiegati per la crescita professionale e personale. A questo viene affiancato il ruolo dell’impresa quale soggetto di sviluppo economico e sociale dei territori che mira all’investimento ottimale delle risorse.

    Sperimentazione a Macerata
    La sperimentazione del modello VPL, sull’esempio dell’esperienza olandese, è stata condotta in provincia di Macerata nell’ambito del progetto Equal “Investing in People” da parte della Provincia con diversi partner territoriali.
    Il modello, ricordando che può essere sviluppato su qualsiasi tipo di azienda, lavoratori, associazioni, ha preso in considerazione due target di lavoratori, quelli più a rischio di espulsione dal mercato del lavoro, gli over 45 e le persone disabili e che in genere hanno più difficoltà a valutare pienamente le competenze possedute e le proprie potenzialità.
    La sperimentazione del modello operata dalla Provincia ha portato apprezzamenti a livello nazionale ed europeo. Riconoscere le competenze potrebbe portare in futuro a gestire meglio anche i lavoratori immigrati: sapere cosa sanno fare permet-te di inserirli meglio nel paese ospitante ma anche di gestire meglio il ritorno al paese d’origine facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

    giovedì, dicembre 17, 2009

    Il valore etico dell'impresa


    di Nazzarena Luchetti

    La questione etica è diventata rilevante negli ultimi anni a causa della crescente globalizzazione e della deregolamentazione dell’economia. La crisi economica mondiale inoltre ha ribadito l’importanza dell’etica nel lavoro come valore dell’agire responsabile.
    Alle aziende non si chiede di stare sul mercato facendo solo profitti ma di rispondere a un ruolo con maggiori implicazioni sociali attraverso comportamenti etici. L’impresa non è soltanto macchine, risorse materiali, strutture ma, soprattutto, uomini, donne, qualità personali, iniziativa, coraggio.
    Freud diceva che l’amore e il lavoro fanno grande l’uomo; il lavoro visto quindi come espressione della creatività e del valore umano. Etica e profitto sono in disaccordo? Benessere economico e bene comune coincidono?
    Spesso l’etica è usata come parola noiosa, che comporta inutili responsabilità ma la sua negazione porta a scelte irresponsabili, da parte di persone impegnate solo ad aumentare le proprie ricchezze personali. Vendere prodotti alimentari scaduti alle persone più bisognose spacciando il gesto per solidarietà, sostenere una qualità di prodotto che non c’è, immettere sostanze inquinanti nell’ambiente… tutto è permesso: l’importante è il profitto a ogni costo.
    Bisogna entrare in una ottica dove etica, equità e rispetto non siano contrapposti a guadagno e successo, occorre considerare lo sviluppo sostenibile come una scelta strategica, un investimento che genera valore anche se a lungo termine. Essere etici non è un costo da sopportare ma un investimento durevole.
    D’altronde la domanda e il comportamento del consumatore stanno cambiando, quindi bisogna rivolgere maggiore attenzione ai prodotti di qualità, che provengono da un ciclo produttivo e distributivo rispettoso dell’ambiente e dei diritti fondamentali della persona. Anche per questo è importante parlare di Responsabilità Sociale delle Imprese, per la quale esistono anche normative (facoltative) di riferimento (esempio la SA 8000, norma europea).
    L’azienda deve assumere un comportamento socialmente responsabile ed etico, attraverso una serie di strategie e decisioni che riflettono un codice pianificato dall’organizzazione stessa dell’impresa. L’osservanza di queste norme costituisce non solo il rispetto formale della legge ma riconosce valore a tutti gli stakeholder (portatori di interesse dell’impresa: fornitori, clienti…) e non solo agli share holder (azionisti e proprietari).
    Come favorire una cultura etica nelle aziende? Investendo nella formazione, rivolta a imprenditori, manager e dipendenti, che riguardi gli aspetti qualificanti ed etici di una profes-sione, promuovendo incentivi fiscali ad aziende eticamente impegnate; favorendo premi e riconoscimenti alle imprese che rispettano l’ambiente, la sicurezza e formazione dei lavoratori, tenendo presente che il sapere rinvia non solo a fare bene ma anche a fare il bene, perché guida gli uomini all’azione. La reputazione delle aziende si baserà sempre più su questi fattori.
    L’industriale americano Buffet diceva che ci vogliono vent’anni per costruirsi una reputazione e solo cinque minuti per perderla. Cultura, passione, etica sono elementi importanti per produrre meglio e con rinnovate condizioni d’animo. Condividere gli obiettivi con i dipendenti genera più motivazione quindi migliora la performance dei lavoratori generando maggior profitto. Un ambiente con condizioni di lavoro ottimali aiuta a gestire meglio anche problemi sociali come licenziamenti e cassa integrazione. Regole fondate sull’onestà, sulla trasparenza, sulla fiducia, sulla sana concorrenza costituiscono indicatori di agire etico e conducono all’attivazione di pratiche basate sul rispetto diritti umani.
    Il mondo è governato da molte variabili che non possiamo controllare ma vogliamo comunque sperare che onestà e correttezza, a lungo andare, paghino. Sempre.

    venerdì, dicembre 11, 2009

    Politica della formazione: intervista all'Assessore Andrea Blarasin


    di Fernando Pallocchini

    La crisi sta avendo pesanti conseguenze sul sistema industriale delle Marche e di riflesso sull’occupazione.
    Fortunatamente nella provincia di Macerata il numero complessivo di chi cerca lavoro è stabile, anche se cambia in maniera netta la distribuzione tra uomini e donne; infatti nel corso del 2008 si è ridotta la quota femminile mentre è salita quella maschile.
    Il dato grave che emerge è l’aumento delle ore di cassa integrazione e dei licenziamenti, con il ricorso all’indennità di mobilità e di disoccupazione.. Anche per questi motivi la programmazione degli interventi in materia di formazione deve tener conto del quadro economico-finanziario.

    Ci sono risorse economiche per la Formazione?
    “Sì, pur in un contesto generale sempre più povero di fondi pubblici, il settore della formazione, sostenuto dalle risorse europee, non manca di fondi ma questi vanno usati bene, in maniera utile, mirata ed efficace. Per risolvere il problema della attendibilità dei fabbisogni formativi occorre mettere in campo strumenti di controllo sull’operato dei soggetti che hanno il compito di analizzare i fabbisogni stessi, confrontando analisi svolte a più livelli: Regionale, Provinciale, della Cciaa, con, infine, una comparazione reale con le imprese”.

    A chi deve essere utile la formazione?
    “Una domanda che tocca un problema. E’ diffusamente assente l’opportunità di percorsi di continuo apprendimento a causa delle caratteristiche autoreterenziali dell’offerta formativa e della insufficiente valorizzazione dell’impresa quale luogo più idoneo all’aggiornamento delle competenze. Deve essere sempre più evidente e controllato che la formazione va effettuata per le esigenze dei beneficiari e non per logiche legate alla specializzazione e ad esigenze degli Enti formativi: formazione non fatta per gli Enti formativi ma per creare professionalità”.

    Cosa c’è da cambiare? Perché?
    Il tradizionale sistema di formazione consolidato in provincia va cambiato e rinnovato, affinché migliori l’effettiva capacità di incremento delle competenze, l’utilità per il territorio e l’impresa, l’efficacia, il rapporto tra spesa e resa. Il sistema di istruzione e formazione deve adattarsi ai bisogni individuali e ai fabbisogni formativi e occupazionali espressi dal territorio, e rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro. E’ necessario pensare a specifici piani di ricollocazione mirati per dipendenti che godono degli ammortizzatori sociali, progetti mirati di incrocio domanda/offerta a occupazione garantita (progetti pilota nei Ciof) per un nuovo approccio pro-attivo al mercato del lavoro e non più di attesa”.

    Quale ruolo per la Provincia?
    “E’ bene partire da un presupposto, e cioè che oggi flessibilità non deve significare precarietà. Il lavoro va creato e cercato anche inventando nuove frontiere e nuove strategie per incentivare oltre che la creazione di ditte, società e cooperative, anche momenti di cooperazione non solo tra aziende, tra aziende ed Enti pubblici, ma anche tra lavoratori e disoccupati e tra disoccupati che possano mettersi insieme e pensare insieme alla creazione di opportunità di lavoro, anche innovativo e fuori dai soliti schemi prefissati. La Provincia deve, oltre che finanziare il possibile e quello che merita di essere finanziato, anche incentivare questi momenti di correlazione sperimentando interventi nuovi e alternativi”.

    Quali sono, infine, le linee politiche di sviluppo?
    “Si possono indicare tre linee di sviluppo (in conformità con gli indirizzi europei e nazionali).
    Nella prima il lavoro deve essere considerato come parte essenziale di tutto il percorso educativo rivolto alla persona.
    Nella seconda l’impresa e l’ambiente produttivo sono da considerare il contesto più idoneo per lo sviluppo della professionalità.
    Nella terza la certificazione formale (attestato) deve interessare la reale verifica di conoscenze competenze ed esperienze, a prescindere da corsi, ore e materie frequentate. Piuttosto che concentrarsi sui fattori burocratici dei percorsi formativi (durata, procedure..) l’attenzione deve essere diretta alle conoscenze, competenze e abilità acquisite che si è in grado di dimostrare”.

    giovedì, dicembre 10, 2009

    Piano provinciale: abbiamo fatto, stiamo facendo, faremo

    Iniziata una serie d’incontri
    E’ in avanzata fase di preparazione il Piano provinciale per la formazione professionale e le politiche attive del lavoro per il 2010.
    E’ stata predisposta una scheda di massima del Piano esaminata dall’Assessore Andrea Blarasin insieme con i dirigenti dei settori, Simone Ciattaglia e Mauro Giustozzi, i responsabili dei servizi e i direttori dei Ciof.
    Nei giorni 25, 26 e 27 novembre l’Assessore ha tenuto incontri di concertazione con le parti sociali sia sindacali che datoriali, con i dirigenti degli Enti locali, con le Università e gli Enti formativi e, in linea di massima, i commenti sono stati positivi.

    Principi guida del Fse
    Con la programmazione 2007-2013 il Fse si riconferma come lo strumento che sostiene le politiche e le priorità tese a conseguire la piena occupazione, a migliorare la qualità e la produttività del lavoro, a promuovere l’integrazione sociale, la coesione e la valorizzazione delle risorse umane.
    Le priorità d’intervento, quindi, sono: adattabilità dei lavoratori, delle imprese e degli imprenditori; miglioramento dell’accesso all’occupazione, inserimento sostenibile nel mercato del lavoro; inclusione sociale delle persone svantaggiate e lotta alla discriminazione nel mondo del lavoro; potenziare il capitale umano; partenariati e patti per la promozione delle riforme.

    Finalità
    L’obiettivo è di garantire, sul fronte delle risorse umane, interventi per incrementare la capacità di competere del sistema produttivo e di aumentare il tasso di attività.
    Tutti gl’interventi saranno programmati in stretto accordo con le diverse espressioni organizzate della società, per verificare esigenze, aspettative, proposte che, compatibilmente con le possibili linee di attività potranno risultare essere rispondenti alle necessità di crescita del territorio.

    Cosa ha fatto e sta facendo la Provincia
    Il settore Formazione ha avviato numerose attività, molte delle quali ancora in esecuzione; tra i maggiori interventi troviamo: borse di studio; corsi multimisura per la realizzazione e il finanziamento di attività formative; progetti integrati a sostegno della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro; sostegno alla creazione di nuove imprese; aiuti alle imprese relativamente all’innovazione tecnologica e organizzativa; il Progetto Ulisse; corsi per assistenti familiari; corsi per riqualificazione Oss; corsi di lingua e cultura italiana per extracomunitari.

    Attuale disponibilità economica
    Le risorse del Fse 2007/2013 assegnate dalla Regione Marche alla Provincia di Macerata per il 2010 sono pari a € 4.019.006,50.
    Tenuto conto dei fondi assegnati nelle precedenti annualità, e già impegnate per l’attuazione delle attività in essere, risultano ancora disponibili circa 9milioni di euro.

    Cosa farà la Provincia
    Riorganizzazione dei Ciof
    Il principale obiettivo dell’Amministrazione provinciale, nell’ambito delle Politiche attive del lavoro è la riorganizzazione dei Ciof, attraverso l’attuazione d’interventi e iniziative per migliorare sia l’efficacia che l’efficienza dei risultati perseguiti dai Centri per l’occupazione.

    Interventi formativi
    Tra i maggiori interventi formativi che s’intendono realizzare sono da citare i corsi multimisura, il sostegno alla creazione d’impresa, i voucher aziendali e formativi, le azioni e gli interventi per la formazione.

    Borse lavoro
    Oltre a questo, visto l’impatto socio-economico e l’efficacia rivelata, l’Amministrazione ha intenzione di reinvestire in quello strumento operativo che sono le borse lavoro per diplomati e laureati.

    Fiera del lavoro
    La Provincia di Macerata intende organizzare una “Fiera del Lavoro” con l’obiettivo di sperimentare un modello di rete capace di collegare orientamento, formazione e lavoro con la finalità di migliorare l’accesso al mercato del lavoro.

    Ammortizzatori sociali
    Ultimo, ma non ultimo per importanza, è il capitolo dedicato agli accantonamenti per gli ammortizzatori sociali previsti dalla Commissione Europea. Lo Stato, le Regioni e le Province autonome hanno stipulato un accordo-quadro per tutelare attivamente l’occupazione, passando attraverso l’attuazione d’interventi di politica attiva del lavoro e di sostegno al reddito incentrati sugli individui. Per fare questo andranno integrate risorse nazionali e comunitarie, in particolare riferite al Fse. L’assegnazione delle risorse del Piano Operativo Regionale alla Provincia di Macerata è stato quantificato in 13milioni di euro.

    mercoledì, novembre 18, 2009

    Flessibilità : il lavoro mobilita l'uomo


    di Nazzarena Luchetti

    In un mondo che cambia velocemente, il concetto di flessibilità diventa fondamentale per il rafforzamento del mercato del lavoro. Nella maggioranza dei casi, però, dal punto di vista dei lavoratori, questa equivale a un orizzonte senza prospettive, con mobilità, rischio e incertezza. Per cui, molti lavoratori considerano la flessibilità come un’infrazione all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, perché viene meno uno dei suoi aspetti più importanti, quello di un lavoro stabile.
    L’articolo, oltre a contenere l’illegittimità del licenziamento senza giusta causa, afferma il diritto del lavoratore a una stabilità reale (diritto ad avere un orario di lavoro, una mansione in una sede di lavoro stabile…).
    Sebbene, nel nostro Paese, il lavoro a tempo determinato, le prestazioni occasionali e le collaborazioni siano nella media europea, persiste un condizionamento culturale che ha portato alla mitizzazione del posto fisso: il lavoro a tempo indeterminato rimane, per molti lavoratori, il contratto privilegiato.
    Che il posto fisso sia un valore, lo ha affermato ultimamente anche il Ministro Tremonti attirando la replica del presidente di Confindustria, Mercegaglia, che non ritiene possibile un ritorno al passato. Sicuramente c’è più bisogno di “entrate fisse” o perlomeno stabili, piuttosto che di un posto fisso. E’ comunque importante sviluppare una cultura positiva del concetto di flessibilità, che non vuol dire precarietà. Essere flessibili è sinonimo di autonomia, capacità di adattarsi alla domanda (ricoprendo anche mansioni lontane dal proprio tipo di formazione), di aumento delle competenze: non più il posto fisso per tutta la vita ma un cambiamento di occupazione e datori di lavoro. Purtroppo, però, non è garantito sempre lo stesso reddito. Ed è questo l’aspetto più condizionante: la mancanza di un reddito continuativo, con il quale pianificare la propria vita.
    Il periodo che intercorre tra un impiego e l’altro dovrebbe essere coperto da supporti per garantire quella continuità di risorse di cui normalmente si necessita per vivere. Ciò che preoccupa, quindi, non è la flessibilità in sé ma la sua ingovernabilità, la capacità di costruire un sistema di regole certe e condivise, ma soprattutto rispettate.
    Sarebbe auspicabile adottare il modello danese della Flexicurity, o flessisicurezza, anche se non è ancora chiaro il legame tra flessibilità e sicurezza, tutelando non il posto fisso ma la persona. Nella flexicurity convivono flessibilità del mercato del lavoro e un sistema di protezione sociale ben funzionante. Gli ammortizzatori sociali sono mirati a sostenere chi temporaneamente è rimasto senza reddito e se la flessibilità è necessaria anche alle imprese, perché permette loro di essere più competitive, non vanno comunque tollerate quelle aziende che considerano il lavoratore come un prodotto “usa e getta”. Perché rappresenti davvero una grande opportunità, la flessibilità va inserita in un contesto di correttezza, di garanzie e di formazione, con chiare responsabilità ripartite tra istituzioni, aziende e lavoratori.

    domenica, novembre 15, 2009

    Modello di ricerca: fabbisogni professionali e lavorativi

    Le politiche nazionali del lavoro da anni vedono le Province in prima fila in quanto Enti che programmano strategie per l’occupazione in ambito locale.
    L’analisi dei fabbisogni professionali e formativi costituisce un’attività importante per la Provincia di Macerata in quanto consente di rilevare, tenendo conto dell’andamento economico a livello nazionale, quali sono, a livello locale, gli scenari evolutivi del settore del lavoro. In questo quadro le Istituzioni locali (Università, centri di ricerca e per l’impiego, imprese) ricoprono un ruolo fondamentale per comprendere la realtà del nostro territorio.
    L’obiettivo principale di questa ricerca è quello di rilevare le esigenze e le problematiche, la quantità, e la qualità, della domanda e dell’offerta di lavoro per poi adeguare tecnologie, organizzazione e formazione, alla flessibilità del mercato del lavoro territoriale permettendo migliori condizioni occupazionali.
    Le soluzioni proposte rispondono a una serie di domande che caratterizzano il mercato del lavoro.
    Di quali figure professionali c’è più bisogno? Quali sono le competenze professionali che occorre formare per ciascuna figura professionale? Quali sono le figure emergenti necessarie per rilanciare lo sviluppo del territorio? Dove si registrano le difficoltà maggiori nel reperire le figure professionali che servono? Cosa condiziona lo sviluppo del tessuto economico locale? Di quali servizi in outsourcing necessitano le piccole e medie imprese per rimanere competitive? Quali azioni servono per contribuire a un effcace ricambio generazionale? Come garantire una formazione sempre più di qualità e innovativa per migliorare le prestazioni del sistema socio-economico?
    Il quadro complessivo che emerge dall’indagine mostra per la provincia di Macerata una situazione in evoluzione e trasformazione.
    Tra i diversi dati che emergono si rileva un livello culturale mediamente alto, mentre l’offerta di lavoro si orienta su bassi livelli di qualificazione.
    Facilitare l’incontro domanda-offerta vuol dire, dunque, permettere che l’offerta di lavoro si avvicini alle necessità “reali” e non “ideali” delle imprese; tale è la condizione per supportare lo sviluppo e la crescita socio-economica del territorio. Specializzazione, integrazione, rete, flessibilità, rappresentano quindi soluzioni strategiche. Per le imprese invece occorre maggiore capacità relazionale promuovendo l’innovazione, l’internazionalità e la comunicazione come requisiti fondamentali delle strategie gestionali. Comunicare è importante almeno quanto il saper fare. I risultati di questa indagine sono importanti anche per orientare le scelte dell’offerta formativa realizzata con il contributo del FSE.
    Va rilevato, comunque, che la formazione non è mai un costo se ciò che produce ha un valore, cioè genera competenze dotate di un valore d’uso e di un valore di scambio sul mercato del lavoro. L’analisi dei fabbisogni parte infatti dal presupposto che l’evoluzione economica è strettamente legata alla formazione del capitale umano: non c’è crescita per un paese se non cresce il suo capitale umano e sociale.

    domenica, novembre 01, 2009

    Lavoro, la Provincia in campo. L'impegno per attenuare i contraccolpi della crisi di Pelletterie 1907 e Poltrana Frau


    di Roberto Scorcella

    Tolentino - Della situazione occupazionale a Tolentino, con particolare riferimento alle vicende che hanno recentemente interessato Poltrona Frau e Pelletterie 1907, si è discusso l'altro giorno in consiglio provinciale. In merito, infatti, il gruppo del Pd aveva presentato una interrogazione alla quale ha risposto l'assessore provinciale al Lavoro, Andrea Blarasin.
    "Muoversi intorno ad un mercato come quello attuale - sostiene Blarasin - è complesso e con diverse variabili. Cade anche il principio, molto in voga negli anni scorsi, seconso il quale resistono meglio il prodotto di qualità e la grande impresa. Poltrona Frau, Pelletterie 1907 (49 dipendenti in mobilità), Guzzini Illuminazione (100 lavoratori in mobilità), Tombolini (78 lavoratori in mobilità) sono aziende della nostra provincia che producono prodotti di qualità e sono grandi imprese. La contrattualistica del lavoro è cambiata in ogni settore e prova ne è che gli unici contratti di assunzione in aumento sono quelli intermittenti. Come prima cosa, è necessario che tutti, e dico davvero tutti" sottolinea Blarasin "si assumano la responsabilità di fare significative azioni per fronteggiare questa crisi: pretendere che l'esempio venga dall'alto è giusto e noi, come Provincia, ci assumiamo il nostro impegno, ma occorre che ci sia la collaborazione di tutte le parti per attuare reali sinergie per fronteggiare questa crisi occupazionale. Conoscere quali siano gli strumenti che la legge mette a disposizione è senz'altro utile per renderli da subito operativi, quindi efficaci, al servizio delle imprese e dei lavoratori del nostro territorio provinciale, e quindi per Tolentino. Su Poltrona Frau ci siamo impegnati a realizzare interventi di formazione per il personale in mobilità interna e per rafforzare strategie sulla qualità e sulla sicurezza dell'azienda. Inoltre metteremo a disposizione risorse del Fondo Sociale Europeo per quei lavoratori in cassa integrazione che vogliano cimentarsi nella creazione di nuove imprese. L'interesse mostrato per Pelletterie 1907 e per la Frau s'intende esteso anche alle piccole e medie aziende del nostro territorio che, pur non essendo salite alla ribalta delle cronache, saranno sostenute con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione. La difficoltà maggiore delle ditte" conclude l'assessore Blarasin "è quella di ottenere finanziamenti e questo costituisce il maggior ostacolo alla crescita delle piccole e medie imprese".

    Collaborazione con la Bcc
    Tolentino - Per i lavoratori in difficoltà, la Provincia ha istituito il Microcredito in collaborazione con le Bcc mettendo a disposizione un fondo di garanzia di 100mila euro. Questo agevolerà l'accesso al credito per fronteggiare situazioni momentanee di difficoltà economica, che potrebbero essere superate con un prestito di modesta entità. L'importo massimo richiedibile è di 3mila euro, rimborsabile con rate entro i 36 mesi.

    Tratto da "Corriere Adriatico" il 01/011/2009

    martedì, ottobre 20, 2009

    Crisi occupazionale : come opera la Provincia

    L’Amministrazione provinciale e questo assessorato si sono trovati a operare in un quadro economico e sociale locale complesso, con licenziamenti consistenti che hanno interessato tutti i comparti produttivi, con assunzioni scese del 25% rispetto al 2008, con export, produzione e fatturati in calo.
    L’indebitamento di piccole e medie imprese è aumentato mentre è caduto il principio per cui resistono meglio i prodotti di qualità e le grandi imprese: Poltrona Frau, Pelletterie 1907 (49 dipendenti in mobilità), Guzzini Illuminazione (100 lavoratori in mobilità), Tombolini (78 lavoratori in mobilità) sono grandi imprese che producono qualità e sono in crisi.
    Per fronteggiare questo stato di cose la Provincia non si può sostituire all’imprenditore né alle Organizzazioni sindacali ma deve agire in base a quanto previsto dalla Legge Regionale 2/2005.
    Riguardo alla crisi del distretto di Tolentino e alle problematiche relative alla Frau e a Pelletterie 1907 questa Amministrazione e questo Assessorato hanno svolto le seguenti azioni:
    Martedì 7 luglio, ore 15:00: in Provincia, presso la Sala Giunta, incontro tra Sindacati, Regione, Sindaco di Tolentino, proprietà della ditta Pelletterie 1907 e Presidente Franco Capponi in merito alla situazio-ne aziendale della stessa ditta.
    Lunedì 20 luglio in assessorato ho incontrato i Sindacati in merito alla crisi del mercato del lavoro;
    Mercoledì 22 luglio incontro presso il Comune di Tolentino su “Monitoraggio sulla situazione econo-mica a Tolentino” dove abbiamo fornito tutti i dati in nostro possesso.
    Lunedì 3 agosto, ore 21:00 a Tolentino c’è stato il Consiglio comunale aperto per discutere della crisi delle aziende tolentinati;
    Giovedì 27 agosto la Commissione provinciale per il lavoro ha inserito nelle liste di mobilità i dipendenti di Pelletterie 1907 (49 persone);
    Lunedì 7 settembre, ore 17:30 presso l’assessorato, riunione con Cgil e proprietà (Ferazzoli per conto di Badile, A.D.) delle Pelletterie 1907. Qui il ruolo dell’assessorato è stato di primaria importanza perché il Sindacato non avrebbe inteso avere un nuovo confronto senza il mio personale interessamento.
    Giovedì 24 settembre, ore 11:00 a Tolentino, presso la Poltrona Frau, tavolo istituzionale convocato dalla Regione, con Sindacati, Provincia di Macerata, Confindustria e Regione per un esame congiunto della situazione aziendale di Poltrona Frau;
    Giovedì 8 ottobre, ore 15:00 presso la Regione Marche verifica della situazione aziendale della Poltrona Frau con i Sindacati. Proprietà, Confindustria, Provincia di Macerata, Sindaco di Tolentino e Direzione provinciale del Lavoro;
    Venerdì 16 ottobre, ore 14:00 si ripete l’incontro di Giovedì 8 ottobre, incontro che dopo 17 ore di trattative fa raggiungere un accordo tra Azienda e Sindacati, scongiura i licenziamenti e sottolinea la centralità e l’unicità dello stabilimento di Tolentino, quale fondamentale polo strategico aziendale. Oltre tutto questo ci siamo impegnati a realizzare interventi di formazione per il personale in mobilità interna e per rafforzare strategie sulla qualità e sulla sicurezza dell’azienda. Inoltre metteremo a disposizione risorse FSE per quei lavoratori in cassa integrazione che intendono creare nuove imprese. L’interesse mostrato per le Pelletterie 1907 e per la Frau s’intende esteso anche alle piccole e medie aziende del nostro territorio che, pur non essendo salite alla ribalta delle cronache, saranno sostenute con tutti gli strumenti che la legge ci consente. Per aiutare e sostenere i lavoratori in difficoltà, e non solo loro, la Provincia ha messo in campo il Progetto Microcredito in collaborazione con le Banche di Credito Cooperativo, mettendo a loro disposizione un fondo di garanzia di 100mila euro. Il prestito può essere richiesto dai residenti nella provincia di Macerata, anche non italiani purché in possesso del permesso di soggiorno/lavoro nel territorio da almeno 36 mesi. Deve servire per sostenere spese relative a: inserimento abitativo (anticipi, cauzioni, registrazioni, mobilia…), attivazione utenze, spese sanitarie, spese scolastiche, acquisto auto per recarsi al lavoro, altre spese straordinarie della famiglia.

    La considerazione dell'Assessore Andrea Blarasin
    “E’ necessario che tutti, e dico davvero tutti!, si assumano la responsabilità di fare significative azioni per fronteggiare questa crisi: pretendere che l’esempio venga dall’alto è giusto e noi, come Provincia, ci assumiamo il nostro impegno, ma occorre che ci sia la collaborazione di tutte le parti per attuare reali sinergie atte a fronteggiare questa crisi occupazionale”.

    venerdì, ottobre 02, 2009

    Un accordo per colf e badanti. Siglato un protocollo d'intesa per agevolare la regolarizzazione


    di Giorgia Giannetti


    Si sono incontrati ieri, nella sala conciliare della Prefettura, il prefetto Vittorio Piscitelli, il presidente della Provincia Franco Capponi, il direttore della Dpl Pierluigi Rausei e il dott. Settimio Ciani, per la firma del Protocollo d'intesa per la gestione della procedura di emersione di colf e badanti. A due giorni dalla scadenza per la regolarizzazione delle collaboratrici domestiche "in nero" (come previsto dalla legge 102 del 3 agosto 2009), Macerata è la prima in Italia a stipulare un'importante intesa da cui nasce l'intuizione delle Sportello unico per l'immigrazione, operativo del 5 ottobre a Piediripa presso il Centro per l'impiego. La firma della convenzione, infatti, segna l'inizio di un lavoro di squadra tra la Prefettura di Macerata - Ufficio territoriale del Governo, la Direzione provinciale del lavoro, la Provincia e l'Inps che, grazie all'apertura della sede temporanea, consentirà ai cittadini e alle famiglie di raggiungere più comodamente l'ufficio per la tratazione delle istanze e la sottoscrizione del contratto di soggiorno. Per giungere ad un rapido e sereno svolgimento delle procedure di regolarizzazione, allo sportello opereranno i dipendenti della Prefettura, della DPL e dell'Inps, in merito alla regolarizzazione degli extracomunitari irregolari e clandestini. Degli italiani comunitari ed extra UE regolari, invece, se ne occuperà autonomamente l'Inps. Già dalla settimana prossima partirà l'istruttoria da parte della Prefettura di Macerata, non prima però della verifica dell'ammissibilità della dichiarazione, acquisendo il previsto parere della Questura. "Nonostante ci siano state meno domande del previsto - afferma l'assessore provinciale Andrea Blarasin - la sottoscrizione dell'accordo rappresenta un vero passo avanti della nostra amministrazione provinciale, in un momento di grave crisi economica". Dal 5 ottobre, dunque, presso lo Sportello Unico avrà luogo la verifica della veridicità delle dichiarazioni, mediante l'esibizione dei documenti di riconoscimento di entrambi le parti, del modello F24 di pagamento, e dell'eventuale certificazione sanitaria di non autosufficienza se si tratta di badante. Si procederà, inoltre, alla verifica della correttezza degli elementi relativi al rapporto di lavoro. La mancata presentazione delle parti presso lo Sportello comporterà l'archiviazione del procedimento. A partire da ieri, il Protocollo d'intesa è valido per nove mesi, entro un mese dalla scadenza le parti valuteranno il compimento delle attività oggetto del protocollo e, se necessario, si deciderà per un'eventuale proroga.

    Tratto dal "Corriere Adriatico" del 02/10/2009

    domenica, settembre 27, 2009

    Disabili, 760 mila euro per assunzioni e telelavoro


    di Gianluca Ginella

    Settecentosessantamila euro, erogati dalla Regione Marche con il sostegno tecnico degli enti Provincia, per incentivare l'assunzione di lavoratori diversamente abili, la rimozione delle barriere architettoniche nelle aziende e il telelavoro. Una iniziativa, spiega Andrea Blarasin, assessore provinciale alle politiche del lavoro, che si rivolge a "imprese sul territorio in regola con la legge 68 (che promuove l'inserimento di disabili nel mondo del lavoro, ndr). E' un intervento sia a sostegno dell'assunzione dei soggetti diversamente abili, che per l'abbattimento delle barriere architettoniche, ambientali e strumentali che impediscono al'assunzione". L'iniziativa si articolerà con tirocini promossi dai centri per l'impiego (Ciof) tramite convenzioni con le aziende interessate (si ha tempo per presentare domanda sino al 15 ottobre, il bando si trova all'indirizzo: www.istruzioneformazionelavoro.marche.it). "I destinatari - continua Blarasin - sono piccole e medie imprese private che realizzano progetti finalizzati all'integrazione lavorativa". Per i tirocinanti, che verranno inseriti nell'azienda da 6 a dodici mesi, sono previsti 300 euro mensili (in pratica un rimborso spese), ma la verà finalità del progetto è l'assunzione a tempo indeterminato, nel qual caso all'azienda che assume andrebbero 5mila euro. Un secondo risvolto occupazionale del progetto è l'assunzione di tutor per il monitoraggio dei tirocini che percepiranno 700 euro mensili se la durata sarà di sei mesi, mille se superiore.
    Il contributo della Regione verrà cosi suddiviso: 370 mila euro per azioni di sostegno all'assunzione di soggetti diversamente abili, 300 mila a sostegno di percorsi di formazione all'interno delle cooperative sociali di tipo B (che operano ai fini di inserire persone svantaggiate), 50 mila per la rimozione delle barriere architettoniche all'interno delle aziende e 40 mila destinati all'acquisto di beni strumentali per il telelavoro.

    Tratto da "Il Messaggero" del 27/09/2009

    martedì, agosto 11, 2009

    Contro la crisi 700 mila euro per creare nuove imprese


    di Simone Palucci


    Settecentomila euro per la creazione di nuove imprese nel maceratese. Questo è quanto annunciato da Andrea Blarasin, neo assessore provinciale alle politiche del lavoro. "Questo finanziamento, già disponibile - dice Blarasin - si inserisce tra le misure da mettere subito in campo per la risoluzione dei gravi problemi che questa crisi ha portato, ma incoraggiando nuove idee, piuttosto che proseguendo una linea logica di tipo assistenziale. Un fondo che si è reso necessario perchè incrociando i dati di disoccupazione e mobilità del giugno 2008 con quelli del giugno di quest'anno abbiamo constatato un raddoppio di queste situazioni. Un raddoppio che ci dice, tra l'altro, che la crisi non è finita, anzi, probabilmente a settembre si verificherà un ulteriore aumento di cassa integrazione e mobilità". I settecentomila euro sono stati finanziati con fondi europei e saranno destinati a soggetti in seria difficoltà lavorativa, come i licenziati, o i dipendenti in cassa integrazione, mobilità, lavoratori atipici e svantaggiati, disoccupati. Ai richiedenti verrrà riconosciuto un contributo che può andare dal 40% al 100%, considerato un tetto massimo di venticinquemila euro, estendibile a trentamila euro solo per disabili e lavoratori licenziati. "Come accade sempre in queste situazioni - prosegue Blarasin - chi otterrà il fondo per avviare la propria attività dovrà considerare solo in parte a fondo perduto, perchè una percentuale, a rate, dovrà poi restituirla una volta avviata l'impresa".
    Altre soluzioni per risollevare il mercato del lavoro? "La prossima mossa - continua Blarasin - sarà riformare il centro per l'impiego, riorganizzarlo, creare nuovi database e collegamenti con privati e realtà che si occupano attivamente di lavoro. In tutto ciò il concetto di rete è fondamentale". La domanda per il sostegno alla creazione di nuove attività, scaricabile dal sito della Provincia, deve essere presentata entro il 15 ottobre.

    Microcredito
    Un altro strumento di lotta alla crisi, messo in campo dalla Provincia da qualche mese, è il microcredito a disposizione delle famiglie in momentanea difficoltà. Tremila euro di prestito, in accordo con le banche di credito cooperativo, per sostenere chi, a causa della crisi, non riesce più ad arrivare alla fine del mese.

    Tratto dal "Messaggero" del 11/08/2009